Il mondo non aspetta chi corre

Giornata splendida oggi, sole caldo, mare quasi piatto, poco vento, andatura spedita.

Percorriamo circa 250 miglia al giorno e siamo a 550 miglia da Gibilterra, quindi mantenendo questa velocità la raggiungeremo in poco più di 48 ore. In cucina sto arrivando agli sgoccioli con diversi ingredienti, alcuni essenziali come l’olio d’oliva e il burro. Avevo iniziato a scrivere una mini lista della spesa sulla lavagna che ho in cucina, appesa al frigorifero. Ho smesso di scrivere quando Raymond mi ha detto che non ci fermeremo più. Ce l’ho davanti agli occhi tutto il tempo e se dovessi scrivere tutto ciò di cui avrei bisogno, finirei per scrivere anche sul muro. Amen, sono gli ultimi 4 giorni quindi ce la farò, ce la faremo, di sicuro.

Stamattina ho iniziato con un bel brownies formato famiglia che è stato aggredito quando era ancora caldo, sia da Ben che da Lorenzo. Poi ho cominciato ad occuparmi di una coscia di maiale iberico. Solo a guardarla viene l’acquolina in bocca. Inizio dal rub, poi un po’ di miele, poi erbe fresche e verdure che faranno da cornice durante la cottura. Preparare gli arrosti mi dà soddisfazione e oltretutto è un’attività che mi rilassa. Imposto il forno a 160°, sonda inserita, 68° al cuore…in due ore e mezza dovrebbe essere pronto.

Dopo aver setacciato il frigo ospiti sono saltati fuori dei funghi Cardoncelli, un magnifico regalo. Tortellini panna prosciutto e funghi. Per Sophie un filetto di salmone, per Tom solo tortellini, niente funghi perché li detesta, così solo il pesce, così come le melanzane, così come il granchio, il salmone…..una lista infinita. C’è da dire che però si arrangia sempre in un modo o nell’altro e non si lamenta mai.

Pranziamo quasi tutti assieme, per una volta, per via del fatto che ho servito tutto verso le 13.45, un po’ in ritardo rispetto al solito, volevo far riposare un po’ la carne prima di tagliarla. A tavola si parla un po’ di tutto ma ad un certo punto si inizia a parlare di cucina, di chef e di pasta. Per gli inglesi mangiare la pasta ogni giorno è quasi una condanna, tranne per Ben che inizia il discorso dicendo che se gli dovessero chiedere qual è l’alimento di cui non potrebbe mai fare a meno, risponderebbe proprio: la pasta. Gli altri lo prendono un po’ in giro e gli dicono anche di non fare certe affermazioni di fronte a me, altrimenti per i prossimi 4 giorni dovranno mangiare pasta mezzogiorno e sera. Sanno benissimo che non sarà così, anche perché ho cercato di farla il meno possibile ed è solo negli ultimi giorni che ne sto facendo un po’ di più per via del fatto che mi mancano ingredienti per fare zuppe o altre ricette.

La conversazione evolve e questa volta sono io ad introdurre un argomento, imbeccato da Lorenzo che mi chiede qualcosa a proposito degli chef stellati. Racconto la storia di Ferran Adrià, l’inventore della cucina molecolare e proprietario de El Bulli, uno dei migliori ristoranti che il genere umano abbia mai conosciuto. Basti pensare che molti dei migliori chef del mondo, tra cui lo stesso Bottura, hanno lavorato e si sono “fatti le ossa” proprio in quella cucina. Il ristorante è diventato un museo nazionale e sulla sua storia è stata realizzata anche una serie TV Amazon che vi consiglio di guardare anche se non siete appassionati di cucina perché è un esempio lampante di come la passione, l’entusiasmo e il lavoro di squadra possano raggiungere traguardi apparentemente impossibili.

Il discorso è nato dal fatto che nella cucina di questa barca c’è un attrezzo che non avevo mai visto dal vivo e che è piuttosto singolare trovare in una barca. Si tratta di un apparecchio svizzero che è stato ampiamente utilizzato da Ferran Adrià e che si chiama Paco Jet. Serve a fare cose molto sofisticate partendo da ingredienti semplici. Si potrebbe ridurre al massimo della semplicità descrivendolo come un attrezzo con cui fare sorbetti e gelati ma in realtà se usato da mani sapienti può fare cose davvero sensazionali. La storia de El Bulli è una delle cose più affascinanti e coinvolgenti di cui sono venuto a conoscenza nel mondo della cucina. Dopo aver visto e letto di ciò che facevano e che hanno fatto nell’arco di un decennio, ti viene voglia di cucinare anche se lo detesti.

Finiamo di pranzare e resto da solo con Raymond che a fine pasto taglia una fetta di Brownies e subito fa anche il bis. Il comandante è goloso di cioccolato, lo avevo già capito, abbiamo qualcosa in comune. Riordino la cucina che assomiglia molto ad un pollaio nel quale è stata lanciata una bomba. Giretto a poppa e poi in cabina per il riposino pomeridiano. Anzi, aspetta che mentre sto scrivendo mi viene in mente che devo scongelare il tonno per stasera. Corro dentro la cella frigo e con l’occasione mi bevo anche il caffè che non ho bevuto prima così mi fumo la sigaretta al sole.

La consapevolezza di essere vicini alla costa e di essere a soli 4 giorni dall’arrivo mi fa sentire come l’ultimo mese da militare, quando si diceva che i “nonni” erano ormai fantasmi. Riporto però i piedi per terra e mi avvio per tornare in coperta ma appena mi alzo in piedi arriva Tom che ha appena concluso il suo turno di guardia. Si siede a fianco a me ed esordisce dicendo: “it’s a glorious weather Enrico!” Iniziamo a parl

are un po’ del viaggio e del tempo che stiamo avendo, grazie al quale manteniamo 11 nodi di velocità costante. Parlare con Tom mi piace un sacco perché mi dà sempre una miriade di informazioni tecniche che lui conosce come le sue tasche. Mi parla dell’albero e del problema che abbiamo avuto. La notte prima della rottura della sartia siamo arrivati ad affrontare raffiche di 54 nodi. Glielo chiedo due volte per essere sicuro di aver capito bene. Non so se avete mai avuto occasione di stare in piedi con un vento che soffiava a 50 nodi ma se lo avete fatto sapete che si tratta di una forza che non si può contrastare senza un appiglio. Poche barche possono resistere a sollecitazioni di questo tipo in mare aperto e questa è una di quelle. Mi dice che l’albero per la sua altezza e per il suo peso di 28 tonnellate ha sopportato una forza pari a 48 tonnellate durante la tempesta. È stato realizzato in alluminio anziché in carbonio, come era stato previsto da Perini Navi, perché il primo proprietario della barca ha scelto così. È un albero che è costato 8 milioni di euro, solo l’albero, e ha richiesto un anno intero per essere progettato e realizzato. È il materiale sbagliato per un albero di queste dimensioni e rotture come questa, che finora non si erano mai verificate, sono da mettere in preventivo quando non si seguono i dettami della progettazione del cantiere. Ma i proprietari di barche, per quanto ho potuto constatare di persona fino a questo momento, sono fatti così. Vogliono mettere il becco anche su cose che non conoscono e sulle quali dovrebbero essere interdetti. Purtroppo anche nella nautica vale la legge del quinto e quindi chi ha i soldi in mano ha vinto.

Saluto Tom e rientro in cabina. Riemergo alle 18 e mi sveglio con l’ispirazione da panettiere. Ho trovato un kg di farina integrale, l’unica decente che ho a bordo tra l’altro. Impasto al 70% di idratazione, 24 ore di maturazione in frigo e domani vediamo cosa esce. In queste due settimane ho messo sotto stress la planetaria. A volte ho la sensazione che stia per mandarmi a quel paese. Un po’ perché è una kitchen aid datata e il braccio principale è palesemente molto lasco, un po’ perché il movimento della barca la costringe a lavorare in sospensione per delle frazioni di secondo. In ogni caso fino ad ora si è sempre comportata bene. Stasera si mangia bistecca di tonno all’arancia, peperoni al forno, selezione di formaggi misti e insalata, come da prassi. Serata molto rilassata per tutti, d’altronde con questo mare andiamo proprio sul velluto. Raymond consuma la sua cena, molto assonnato, e poi sale di guardia sul Fly. John e Matteo subito dopo aver mangiato accendono la Playstation e l’amplificatore dolby digital che è collegato alla TV per giocare a GTA. Risultato: sembra di essere sul set di un film poliziesco. I brownies che ho sfornato stamattina sono quasi agli sgoccioli. Soliti compiti di routine, metto a marinare la pancetta di maiale che cucinerò per il pranzo di domani, pulisco la cucina e anche per oggi, abbiamo fatto tutti il nostro dovere. Buonanotte a tutti, a domani.

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