Il mondo non aspetta chi corre

Santa Fe di Antioquia: Storia e Bellezza

Santa fe de Antioquía è un pueblo pequeñito, un paesino piccolo, fondato nel 1500 che rappresenta un museo a cielo aperto di epoca coloniale. La sua esistenza è un patrimonio culturale della regione di Antioquía e della Colombia.

Le sue stradine, pavimentate con pietre grigie e lisce e le mattonelle in cotto, lo caratterizzano molto così come i colori degli edifici e la musica che si può udire praticamente ovunque.

Per quanto si vedano auto e moto contemporanee, si prova nitidamente la sensazione di essere stati trasportati in un momento nel passato remoto di questa nazione. Sembra il set di un film western anni ’70, al punto che non mi stupirei se all’improvviso apparisse un carro trainato da cavalli o lo stesso Bud Spencer redivivo, con quei suoi vestiti sudici e con quell’aria compassata sul viso dopo aver malmenato il povero Mezcal.

La presenza del legno nell’architettura del luogo mi incanta, la trovo così naturalmente compatibile con la natura umana che gli edifici sembrano non alterare la poesia dell’ambiente circostante.

La prima notte qui è stata riposante e rigenerante e non mi ha dato fastidio nemmeno il risveglio alle 6, per quanto singolare e divertente.

Alloggio in una stanza di un hotel vicino a Plaza del Bolívar, l’epicentro del pueblo.

È piccola, ma è moderna e molto pulita e per due notti ho pagato 100.000 pesos, l’equivalente di 20€.

Ha piovuto a dirotto tutta la notte, cosa che ha generato un po’ di fresco molto ben gradito. Il caldo qui è paragonabile a quello che c’è in Italia in Luglio, più che a Medellin, ma con il vantaggio di essere leggermente più secco. Ho dormito profondamente dalle 22 fino alle 6 di questa mattina quando, da una stanza sotto alla mia, non ho potuto evitare di udire i gemiti di una mujer che stava facendo sesso con il partner. Le finestre aperte sono una gran cosa, ma qualche inconveniente se lo portano dietro.

Esco dalla doccia e decido di uscire in strada, di vedere come si risveglia il paesino, così scendo le scale dell’hotel nel silenzio assoluto e in meno di 2 minuti sono in strada. Al primo incrocio c’è un bar molto spartano con una vetrina piena di dolci. Fare una colazione dolce in Colombia non è molto comune, da queste parti infatti il primo pasto della giornata è di solito composto da uova, preparate in modi diversi a seconda del gusto, uno o due pezzetti di formaggio morbido simile al nostro primosale e la tradizionalissima arepa, una disco di pane di mais, senza sale e con una consistenza molto particolare. Non mi fa impazzire, ma dopo 3 settimane mi ci sono abituato e la sto apprezzando. A proposito delle uova, se le ordinate all’occhio di bue, Ve le servono così cotte che il tuorlo ha la consistenza della sabbia. Un colombiano non riesce nemmeno a concepire l’idea di mangiare un uovo il cui tuorlo sia liquido o morbido. Paese che vai, usanza che trovi. Io però, per non sbagliare, lo ordino sempre “muy blandito” e per essere sicuro che mi abbiano capito sottolineo che lo devono cuocere al massimo per 3 minuti.

Sorseggio il caffè negro che mi ha servito la proprietaria e guardo le notizie che il tg del mattino sta proponendo sul canale nazionale.

Una ragazza, una donna forse, entra nel bar tenendo in mano un sacchetto che contiene, a occhio e croce, il pranzo. Non ho dubbi che sia una lavoratrice, i suoi vestiti sono sporchi e malridotti e di sicuro è una cliente abituale del bar, perché senza chiedere nulla, la ragazza dietro il banco le porge un altro sacchetto che aspettava proprio lei.

Appoggia una banconota sul banco e mentre attende il resto volge la sguardo alla TV. Sussurrando, legge i titoli in sovraimpressione e siccome siamo a un metro di distanza, mi rendo conto subito che non sa leggere bene, o forse sta imparando a farlo. Guardo la TV seguendo le sue parole e mi accorgo che ha letto una cosa per un’altra, però ha colto il significato della notizia: terribile femminicidio a sud di Bogotà. Un uomo ha ucciso moglie e figlia e poi ha dato fuoco alla casa.

Eh si, se ci state pensando, anche qui ogni giorno si leggono notizie di questo tipo, proprio come in Italia e nel resto del mondo. Cosa stia succedendo al genere umano non mi è chiaro e credo non riuscirò mai né a comprenderlo, né ad accettarlo.

Mi avvicino al banco dopo che se ne è andata e chiedo quanto sia il conto per un caffè è una generosa fetta di focaccia al cioccolato: 2000 pesos, la bellezza di 0,45 cent di euro.

Ne lascio il doppio e mi dirigo verso l’uscita con il saluto della signora, lo stesso che ho ricevuto ogni giorno da quando sono arrivato: “Que Dios la bendiga, caballero”. Igualmente Señora, le rispondo con una carezza sul viso.

L’ingresso nella piazza è un’esperienza quasi mistica, il silenzio totale che mi circonda è arricchito dai versi degli uccelli che popolano i rami degli alberi del parchetto, al centro del quadratilatero. Sono suoni che non ho mai sentito prima e potrei passare ore ad ascoltarli.

La cattedrale di Santa Barbara si staglia nel cielo grigio e nuvoloso, la sua facciata bianca, macchiata dalla presenza di uno storno di colombe, crea un effetto bellissimo.

Agli angoli della piazza ci sono 4 strade che vanno, ovviamente, in 4 direzioni diverse e per via del fatto che siamo leggermente più in alto del resto del paese, si può vedere chiaramente la natura che circonda questo luogo.

Da un lato, quello a me più vicino, vedo un ramo della Cordigliera delle Ande, con nubi bianche, basse e fitte che avvolgono il verde della natura lussureggiante della montagna. Spettacolo!

Condivido questa atmosfera così pacifica e rilassante con non più di 10 persone. Alcuni hanno dormito sulle panchine, altri si stanno recando al lavoro e altri ancora stanno passeggiando senza meta.

Uno di loro attira la mia attenzione, è un signore di una certa età, con una radiolina rossa appesa al collo che riproduce una musica típica. Gli chiedo se posso scattare una foto e shazammare la canzone, lui mi guarda come se fossi appena uscito da un’astronave aliena e alza il volume della radio sorridendo e scambiando sguardi divertiti con un suo amico che sedeva poco distante da noi.

Mi siedo su un muretto sotto ad un albero tra i più alti della piazza. Un cartello lo descrive e scopro essere un albero con grandi proprietà, un albero che in qualche modo ha svolto un ruolo determinante nella sopravvivenza e nello sviluppo delle persone che vivono in Colombia.

Mi godo un’ora di tranquillità ascoltando e osservando la piazza, che via via si popola sempre di più.

Alcuni cani randagi abbaiano, il vociare delle persone aumenta e ad un certo punto arrivano due moto della polizia che accompagnano delle auto con delle bici da corsa. Incuriosito mi avvicino ad un agente per chiedere che evento stiamo preparando, perché le transenne su un lato della piazza sono il segno evidente che qualcosa di speciale sta per iniziare.

Alle 10 di stamattina e per due giorni, sfileranno gli atleti, uomini e donne, che parteciperanno a questa gara di ciclismo.

Bene, ho già trovato lo spettacolo a cui assistere stamattina.

Hasta luego.

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