Il mondo non aspetta chi corre

Ore 4 e 45.

Una notte che stava andando via così bene, con un sonno riposante, interrotta da lui….l’Imam locale che grazie all’ausilio di un impianto audio che farebbe invidia anche agli U2 diffonde la preghiera del mattino per tutta la città. Alla fine della cantilena tutti possono mangiare, fino alle 6.45.

Buon appetito a tutti, io però ho ancora sonno e non appena smette di cantare mi riaddormento in tempo zero.

La sveglia non suona alle 6.30 come dovrebbe, anche se in tutta onestà credo di non averla proprio sentita. Mi sveglio però naturalmente alle 7.30 e dopo aver fatto la doccia scendo a fare colazione.

La ragazza che mi riceve al banco come ogni mattina è una ragazza Indiana e anche se il suo viso è coperto dalla mascherina, non posso non notare che ha degli occhi nerissimi e bellissimi.

È gentile e molto discreta, caratteristiche che fanno sicuramente parte del suo lavoro, ma che in lei percepisco essere tratti innati.

Un po’ di frutta, un po’ di yogurt, un caffè espresso tutto sommato accettabile se non fosse sempre immancabilmente lungo, troppo lungo. A nulla valgono le mie richieste di farlo corto, mezza dose, mezza tazzina…niente, in giro per il mondo ti servono sempre un caffè che da noi verrebbe lanciato in strada prima ancora di essere assaggiato. Amen, le do il mio numero di camera per l’addebito e mi dirigo verso la barca.

Oggi è il gran giorno, dopo mesi all’asciutto la rimetteranno in acqua. È un momento molto critico perché ci sono un sacco di cose che devono essere verificate in un tempo contenuto.

La gru che la solleva e la sposta verso il canale dentro al quale verrà lentamente portata a contatto con l’acqua è una macchina di dimensioni incredibili, basti pensare che una ruota è alta più due metri, e richiede grande competenza e professionalità per essere manovrata attraverso un telecomando simile a quello di un drone, ma con qualche funzione in più. D’altronde deve sollevare pesi impressionanti di oggetti che hanno un valore enorme, quindi come dicevo prima, momenti delicati.

L’operazione richiede diverse ore, durante le quali nessuno può rimanere a bordo per ovvi motivi di sicurezza.

Quando arrivo sul piazzale la gru non è ancora stata azionata perché il nostro turno di utilizzo del canale è tra le 10 e le 11. Nel frattempo tutte le squadre sono al lavoro, compreso Grant che si occupa di effettuare alcune rifiniture allo scafo grazie a quello che gli inglesi chiamano Cherry Picker e che per noi è un sollevatore meccanico, tipo quello che si usa per cambiare le lampadine ai lampioni o per tagliare i rami più alti degli alberi. Il nome inglese è molto più divertente, almeno per una volta.

Alle 10.40 siamo ancora allo stesso punto, per colpa nostra, perché si sta approfittando di questi ultimi momenti fuori dall’acqua per effettuare tutto quello che poi non si potrà più fare.

Nei giorni scorsi è stato riverniciato tutto lo scafo, compresa la deriva sulla quale è stata dipinta la dentatura da squalo.

Nei mesi scorsi sono state fatte un sacco di riparazioni, alcune significative come il cambio di tutto il comparto dell’elica e della trasmissione.

Passano altri 40 minuti e infine arriva il momento. Scendiamo tutti a terra, ci dirigiamo verso un piccolo giardino a pochi metri dal piazzale e seguiamo lo spostamento stando all’ombra. Il caldo è da manicomio, respirare diventa quasi la cosa più difficile che si possa fare e sudiamo come maiali.

Dopo quasi 1 ora e mezza, forse due, le ruote della gru sono finalmente allineate al canale e la barca è pronta per essere calata.

Viene tenuta in sospensione, nel senso che non viene completamente lasciata galleggiare e non appena possibile Chris, l’ingegnere di macchina sale a bordo per fare un controllo generale in sala macchine e laddove si rendesse necessario anche al resto dell’imbarcazione.

Passano pochi minuti dopo che è salito a bordo e dalla sua voce, diffusa attraverso tutte le nostre radio, arriva il responso che speravamo di non ricevere. C’è un’infiltrazione d’acqua, nella sala macchine, che arriva dal comparto dell’elica.

Non resta che tirarla su nuovamente, appena sopra il livello dell’acqua, senza spostarla altrove, salire a bordo per capire la causa e soprattutto risolvere il problema, se possibile.

Io e Lucy andiamo a mangiare in albergo, siamo entrambi esclusi da queste attività e non ha senso rimanere lì. In questi momenti si vive una sorta di incertezza collettiva, nessuno è in grado di fare previsioni sensate sulla fine dei lavori e sulla partenza, ci si sente frustrati e quasi impotenti, ma ho imparato che nel mondo delle barca tutto è possibile e quindi bisogna avere fiducia nelle competenze e abilità dei colleghi e avere tanta tanta pazienza.

Raccogliamo l’ordine per il pranzo così da farci preparare delle buste che poi porteremo al cantiere per consentite a tutti di pranzare.

Poco dopo essere tornati in cantiere, parlo con Chris e Grant per capire se hanno già individuato la causa del problema ed è disarmante rendersi conto di quanto sia banale, stupida ma al tempo stesso non così facile e veloce da risolvere.

Gli operai del cantiere che hanno sostituito l’elica, hanno semplicemente dimenticato di sostituire due 0ring, due “guarnizioni”. Non è una cosa che mi meraviglia, certo può succedere ovunque, ma qui è abbastanza normale che capitino “sviste” di questo tipo. La professionalità è un concetto un po’ vago da queste parti ed eventi di questo tipo vanno messi in preventivo.

Mi trovo un po’ impacciato mentre osservo gli altri che lavorano. Io non ho molto da fare e non saprei nemmeno come rendermi utile, fino a quando Clarkmi chiede se sto cercando qualcosa da fare. Certo, almeno mi tengo impegnato, gli rispondo. E così mi passa la canna dell’acqua e mi chiede se mi va di risciacquare lo scafo dalla banchina. Yes, con questo caldo lavorare con l’acqua non mi dispiace affatto.

Ci metto una mezz’oretta e quando ritorno verso la scaletta noto che Jason e Liam hanno iniziato a liberare il ponte e i pozzetti da tutte le protezioni che erano state apposte prima di affrontare questi mesi di rimessaggio.

Mi chiedo il perché e la risposta me la fornisce Clarkinformandomi che Chris è riuscito a risolvere il problema. Premetto che appena rilevato il problema si era catapultato a Dubai per andare a comprare immediatamente l’0ring di cui aveva bisogno ma essendo domenica, nel mese del Ramadan e soprattutto in una fase transizione in cui tutti gli Emirati stanno cambiando la settimana lavorativa da lunedì a venerdì, anziché da domenica a giovedì, la missione è fallita completamente e sembrava non si potesse fare nulla fino a lunedì.

Invece, grazie all’inventiva e alla conoscenza del proprio lavoro, una volta rientrato si è messo a studiare il problema e lo ha risolto utilizzando due anelli che ha trovato in barca, di dimensioni diverse rispetto a quelle del pezzo che doveva acquistare. Li ha tagliati, posizionati, incollati e siliconati. Roba da McGiver del mare, chapeau.

Non resta da fare altro che rifare il test di prima, toccare l’acqua e vedere se c’è ancora infiltrazione: magia, tutto risolto.

Nemmeno 10 minuti dopo l’intero equipaggio, me compreso, viene colto da un raptus irrefrenabile: pulire, riordinare e rendere nuovamente presentabile la nostra casa per le prossime settimane. È un istinto incontrollabile, l’ho visto succedere altre volte. Quando i problemi vengono risolti ci si attiva per fare in modo di tornare a navigare il prima possibile. Non sarà certo stasera e nemmeno domani, ma essendo un raptus non ci si fanno molte domande e si marcia spediti sino a vederci chiaro.

Iniziamo dal rivestimento del teak che è fatto di un materiale semi-plastico di colore blu. È stato appoggiato sul pavimento per mesi e grazie al sole si è sbriciolato in diversi punti. I frammenti sono ovunque che vanno rimossi prima che il vento li faccia cadere in acqua o dentro in coperta. Lucy usa l’aspirapolvere per raccogliere i più piccoli mentre tutti noi stacchiamo e buttiamo via i pezzi più grandi.

Una volta liberata da questo orribile vestito artificiale, Luna torna ad avere l’aspetto di una barca, ma è lurida e impolverata e vederla così ti fa stare quasi male. Così, senza battere ciglio ne dire una parola, Liam prende la canna dell’acqua e comincia a risciacquarla da dentro. Lucy apre il gavone di prua in cui è contenuto tutto l’occorrente per lavarla. Sembra assurdo ma abbiamo tutti voglia di farla tornare allo splendore che merita e non sentiamo la stanchezza, o meglio ce ne dimentichiamo.

Nel giro di 5 minuti, io, Liam, Lucy e Clarkiniziamo quello che in gergo nautico inglese viene chiamato full washdown e che in italiano potremmo definire un lavaggio a fondo. Non basterà a riportarla al suo aspetto definitivo, ce ne vorranno almeno altri due nei prossimi giorni, ma sarà sufficiente e renderci tutti più soddisfatti e soprattutto orgogliosi di essere il suo equipaggio.

A piedi scalzi, finalmente, a contatto con il legno bagnato e con il guanto da lavaggio intriso di schiuma, mi ritrovo in ginocchio a passare un profilo dopo l’altro, a rimuovere due strati di polvere dall’acciaio che non aspetta altro che di tornare a brillare. C’è la musica in sottofondo diffusa da uno speaker bluetooth di Jason ma me ne accorgo solo dopo qualche minuto perché non appena ho iniziato a insaponare il primo candeliere mi sono ritrovato a fare un viaggio nel tempo. Senza rendermene conto sono tornato indietro 3 anni, a Sxm, quando durante la mia prima stagione da dayworker da marinaio ho lavato pretty much tutte gli yacht che sono passati da Palapa Marina in quei mesi. Quasi ogni giorno, sotto il sole cocente dei Caraibi, insieme a dei ragazzini provenienti da tutto il mondo ho imparato come si fanno le cose più elementari a bordo. Me ne ero quasi dimenticato, come mi ero totalmente dimenticato di quanto sia drammaticamente faticoso a 47 anni, ma è di una bellezza infinita e sopporto volentieri la fatica fisica perché so che poi, quando sarà stata asciugata e lucidata, fumerò una sigaretta dalla banchina e sentirò di essere soddisfatto come in poche altre situazioni.

Finiamo alle 20 e siamo sfiniti e affamati. Rientro in albergo con Clarke Lucy ed entrambi decido di saltare la cena. Io mi faccio una doccia e mi rilasso un po’ in camera ma dopo un po’ la peristalsi mi segnala che la fame sa benissimo che ore sono. Decido quindi di vestirmi e scendere giù per cenare da solo, visto che Jason, Liam e Grant sono ancora a bordo a sorseggiare del rum che hanno trovato nel salone principale e dal momento che Chris dormirà a bordo stanotte, per garantire un intervento tempestivo in caso suonino allarmi o ci sia bisogno di fare qualche intervento urgente, mi ritrovo a dover cenare da solo.

Quando entro al ristorante tedesco al piano terra, la cameriera mi suggerisce di cenare in spiaggia e non me lo faccio ripetere due volte. Sono da solo, è vero, ma non è scritto da nessuna parte che debba mangiare in una triste sala d’albergo.

Non appena mi siedo al tavolo la solitudine scompare in un secondo perché un gatto autoctono si avvicina maliziosamente alle gambe della mia sedia, strusciandocisi contro e facendo le fusa così forte che riesco perfino a sentirle. Non ci siamo ancora presentati ma ha già vinto un pezzettino dell’hamburger che sto per ordinare.

Credo di poter affermare senza esagerare che, tra la settimana a casa e questi tre giorni qui, ho già guadagnato due chili secchi, roba primato nazionale. Spero quasi nel mal di mare per buttare giù qualcuno nelle prossime settimane 😂

Quando ho finito di mangiare arrivano anche Jason, Liam e Grant. Sono vistosamente brilli, solo brilli e niente di più, però gli occhi di Jason in particolare mi fanno sorridere, anche perché non sono abituato a vederlo così. Sicuramente ha tirato un sospiro di sollievo oggi pomeriggio, dopo che Chris ha fatto il suo numero magico e quei due o tre shot di rum lo hanno fatto rilassare più del solito.

Ci ritroviamo così seduti tutti e quattro al tavolo, in infradito, a ridere per le battute di Grant che si dimostra essere un cabarettista nato. Non avevo ancora avuto modo di parlargli fuori dal lavoro ed è stata una piacevolissima sorpresa perché le spara una dietro l’altra e non ti dà tregua. Ti fa ridere anche se non vuoi e il pensiero che condivideremo la cabina per 3 settimane mi mette ancor più di buon umore.

Avremmo tutti voglia di bere una birra ma la cameriera è stata chiara già ieri, durante il Ramadan tutti i locali pubblici dello stato non possono servire alcolici. L’unica cosa che possiamo fare è bere una Budweiser Light, analcolica, che ricorda la birra vera come uno stronzo ricorda il babà (cit Salvatore Conte, Gomorra).

Grant preferirebbe bere una coca piuttosto che una birra analcolica ma Jason gli dice, scherzando, di non fare troppo il pignolo che tanto non è poi cosi male.

Apriamo le lattine e versiamo questa bevanda nefasta dentro ad un bicchiere ghiacciato che quasi si ribella al pensiero di essere umiliato in questo modo.

Il primo sorso ti da quasi l’illusione di bere una birra, il secondo invece ti toglie ogni dubbio: fa proprio schifo e lo sottolineo dicendo che sembra di bere dell’acqua che è stata versata in un bicchiere in cui prima c’era della birra. Grant coglie la palla al balzo e mi dice: you know cheffy, drink a zero alcohol beer it’s like to have sex on a tender…. Why, gli chiedo immediatamente e lui mi risponde: because it’s fuckin close to water. Abbiamo riso per un quarto d’ora anche perché da lì in poi non si è più fermato.

È stata una di quelle serate che vorresti non finissero mai, ma siamo tutti stanchi e io devo mettere mano alla shopping list prima di domattina. Oggi Liam mi ha chiesto di fare l’ordine anche del beverage, di tutto ciò che concerne la colazione, gli snack salati e dolci e i prodotti per la pulizia degli interni.

Pare semplice detta così, ma non è proprio banalissimo per me che non ho mai dovuto farlo.

Aprendo l’excel poi mi scatta il dubbio di aver magari omesso qualcosa anche tra gli articoli della cucina, o di aver sbagliato le quantità e tra una cosa e l’altra finisco alle 2. Gli occhi si chiudono da soli, il Mac mi segnala che la batteria si sta scaricando e mi sembra quindi arrivato il momento di tirare giù la saracinesca. Buonanotte a tutti, a domani.

Condividi articolo

Articoli correlati