Il mondo non aspetta chi corre

Un’estate da sogno

Ultimo giorno in Paradiso, ultima colazione al mare. Anche stamattina, di fronte al Cafe du Port, la “Signora dei Gatti” porta il cibo ad una colonia di randagi che la adorano come se fosse una mamma gatta. In uno dei porti più ricchi del pianeta, se non ci fosse lei morirebbero di fame. Ognuno di loro miagola freneticamente mentre cerca di accaparrarsi la razione quotidiana, interrompendo un silenzio unico e a tratti mistico. Affronto le poche centinaia di metri che mi separano dall’ufficio di Marinasarda, la mia “casa” in questi mesi, imprimendo nella retina ogni singolo fotogramma, consapevole che passerà un po’ prima di tornare qui. Mi fermo sul ponte che separa la Promenade dalla Piazzetta ad ammirare il cormorano Ulisse che da qualche giorno si è riappropriato del suo territorio (la baia di Porto Cervo è casa sua e viene sfrattato ogni estate dall’arrivo delle barche). Sta banchettando indisturbato grazie al vuoto lasciato dagli yacht. È impressionante quanto siano veloci e quanto a lungo riescano a rimanere in apnea. Esce dall’acqua e si apposta su uno scoglio con le ali aperte per farsi asciugare dal vento. Che cosa incredibile la natura! Le poche persone che incrocio sono quelle che vivono qui tutto l’anno o chi come me sta per andarsene. Sto per lasciare l’isola ma una parte di me rimane qui. Dovrò imbarcare una valigia in più per farci stare il cuore e non rischiare di doverlo lasciare a terra, nella terra di tutti e di nessuno. La considero così la Sardegna. Una terra che ha subito violenze e soprusi di ogni ordine e grado, in diverse epoche passate. Una terra baciata dalle più incredibili bellezze naturali e un popolo, anzi tanti popoli, che hanno imparato a convivere con la continua difesa delle proprie radici e dei propri costumi a dispetto di tutti coloro, in passato e nel presente, che si sono limitati a spremerla e sfruttarla senza coglierne l’essenza e la vera ricchezza. Una terra che, nonostante le guerre e le colonizzazioni, ha mantenuto intatto il suo cuore romantico, schivo solo in apparenza, pronto ad aprirsi a chi ne coglie e ne ama l’animo genuino e sincero. De Andrè lo aveva capito bene e, nonostante proprio qui sia stato sequestrato e tenuto prigioniero, ne ha voluto celebrare la bellezza in più di una canzone. Difficile non lasciarsi permeare da questo spirito indomabile, capace di emozionare anche le persone più dure e ruvide. Non potevo certo saperlo il 24 luglio, quando sono arrivato con un biglietto di sola andata, ma oggi è lampante: la Sardegna mi è entrata sotto pelle. Ho vissuto momenti di cui conserverò il ricordo per sempre, come la sensazione che ho provato arrivando a Stagno Torto alla Maddalena, con il sole di mezzogiorno che si spalmava su una delle più belle insenature mai viste. Il paesaggio brullo della macchia mediterranea e il colore dell’acqua, talmente azzurro da farti pensare che un immenso barattolo di colluttorio sia stato rovesciato sul versante nord ovest dell’isola, creano un mix che lascia a bocca aperta per qualche minuto. Seduto sulla “spiaggetta di poppa”, con i piedi immersi nell’acqua, ho dato un senso alla parola atarassìa: la perfetta pace dell’anima, la leggerezza ha preso il sopravvento e non mi ha fatto desiderare niente di più. Un’emozione totalizzante, così come la pelle d’oca lungo tutta la schiena e fin sopra i capelli quando, di fronte al Golfo del Pevero, abbiamo “cavalcato” il mare a quasi 50 nodi. Non so nemmeno trovare il modo di descrivere i colori di Cala Goloritzè e anzi considero una fortuna il fatto che non siano presenti in nessuna scala cromatica, vederli dal vivo è l’unico modo per capire che ci sono cose che non possono essere espresse e descritte attraverso le parole. Per non parlare poi della magia creata da uno stormo di falchi pellegrini che si buttavano in picchiata nella parete rocciosa proprio a fianco a Cala Mariolu, o la sensazione di sentirsi scortati da un piccolo gruppo di Delfini, poco prima di entrare nel porto di Arbatax. Il rumore dei loro respiri quando emergevano in superficie è paragonabile alla perfetta armonia che pochissimi brani musicali riescono a creare. E poi… e poi l’alba al largo di Porto Cervo, con la prua rivolta al sole; il panorama dei Giardinelli, a Caprera, visti dalla collina sopra Cala Garibaldi con il sole delle prime ore del mattino; il verso dei cinghiali nelle colline dietro casa, nel cuore della notte; le stellate nitide e così fitte da farti perdere contatto con il suolo e da regalarti la sensazione di aver perso gli occhi nel cielo. Potrei continuare per giorni e forse questo spiega il perché abbia pubblicato qualche foto “di troppo”. Non certo per fare invidia a qualcuno, non fa parte di me. Avevo bisogno di condividere almeno un frammento di ciò che ho vissuto per evitare l’infarto. Un mare di ricordi indelebili e speciali, così come le persone che hanno arricchito ogni giornata in questi mesi. Ognuno di loro mi ha mostrato il suo modo di vivere questa terra e di andare per mare. La propria interpretazione delle nozioni tecniche coniugate con l’esperienza e l’intuito. Ma soprattutto mi hanno fatto capire che il mare bisogna “sentirlo”, non basta conoscerlo. Lo si deve rispettare e amare così intensamente da farlo entrare dentro di sé come uno stile di vita. Grazie a loro ho respirato l’entusiasmo di chi ha la fortuna di far coincidere il proprio lavoro con le proprie passioni. È stato proprio ascoltando ogni insegnamento, ogni aneddoto personale ed ogni leggenda marinaresca, con curiosità e stupore, che mi sono sentito un po’ più vicino a quell’idea di libertà e di felicità che ho sempre solo sognato. Il tempo mi dirà se è stata solo una parentesi o se invece è stato uno spartiacque nella mia vita. Quello che è certo è che rimettere le scarpe ai piedi e vestirsi “pesante”, dopo quasi 3 mesi in costume ed infradito, è un atto innaturale anche solo da immaginare. Il mare è un pensiero fisso. Manca già come l’aria e non sono ancora partito. Voglio rivederlo, voglio riviverlo, e voglio che sia il prima possibile. Questo è ciò che sento ed è a questo che penserò fino a quando non avrò la possibilità di salpare la prossima ancora.

Condividi articolo

Articoli correlati