Dopo aver lasciato Gibilterra facemmo rotta verso verso la città in cui Kevin aveva vissuto dai 10 anni in poi, Alicante. Aveva chiesto a tutti la disponibilità a fermarci lì per una notte perché doveva fare un colloquio di lavoro. Incontrò facilmente il consenso generale, un po’ perché nessuno di noi l’aveva mai visitata e un po’ perché dopo aver riassaporato la “vita di terra” alle Azzorre, volevamo tutti concederci un po’ di svago. Impiegammo 2 giorni per raggiungerla e sono contento che l’abbiamo fatto perché è una città che mi è piaciuta moltissimo. Ne ho ravvisato da subito i tratti caratteristici della Spagna autentica che da sempre mi attraggono e mi fanno sentire un po’ come a casa. Passeggiare per le vie del centro storico, ammirarne l’architettura e respirarne l’aria goliardica ci mise tutti di buon umore e fu un toccasana per rifiatare mentalmente oltreché fisicamente. La sera ci spostammo di locale in locale bevendo e ballando un po’ ovunque, compreso per strada in mezzo alla gente. Era martedì sera ma sembrava un fine settimana tipico delle nostre città di mare. Gente ovunque, in prevalenza studenti, musica a tutto volume e cerveza che scorreva a fiumi. Fu una sosta breve ma molto intensa alla quale, per il sottoscritto, seguì la madre di tutte le emicranie! La mattina dopo sciogliemmo gli ormeggi e ripartimmo alla volta di Barcellona dove arrivammo senza intoppi la sera del 23 Maggio. Quella stessa sera dopo aver cucinato e mangiato 3 kg di pancetta al forno, che mi sono valsi la standing ovation di tutto l’equipaggio, ci dirigemmo al Porto Olimpico di cui conservavo il ricordo dei festeggiamenti del 40esimo compleanno mio e di un altro amico insieme ad un nutrito gruppo di amici.
A notte fonda e dopo aver esaurito ogni riserva di energia ritornammo a bordo e sprofondammo in un sonno profondo sui letti delle nostre cabine.
La mattina successiva il tempo era grigio, pioveva e faceva anche freddo. Quel clima era in sintonia perfetta col mio stato d’animo. Il mio viaggio finiva lì, prima dei miei compagni che invece avrebbero navigato altri due giorni per raggiungere la Francia dove avrebbero incontrato l’armatore.
Passai la giornata a Barcellona, bighellonando qua e là prima di imbarcarmi, la mattina dopo, sull’aereo che mi avrebbe riportato in Sardegna.
Non stavo letteralmente nella pelle. Dopo aver vissuto una gamma così intensa di esperienze diverse l’una dall’altra e soprattutto dopo aver vissuto con un’intensità senza precedenti i mesi trascorsi in giro per il mondo, non riuscivo a sopportare il fatto di dover semplicemente aspettare, ma non avevo alternative e quindi ben presto dovetti farmene una ragione.
Avevo lasciato l’Italia il 13 novembre 2018 ed erano passati poco più di sei mesi, anche se dentro di me li percepivo come anni.
Immaginavo già il momento in cui avrei ripreso in mano lo scooter e avrei ricominciato a scorrazzare su e giù per la Costa Smeralda, il posto più bello del mondo, provando quel senso di libertà che si avverte quando si sente il vento tra i capelli. Chiudendo gli occhi vedevo i paesaggi e i panorami che mi mancavano tanto e più di tutti ce n’era uno che avevo voglia di vedere per primo: Tavolara, The Queen!!
L’isola nell’isola che suscita da sempre un fascino particolare su di me. Ne sono attratto come l’ago di una bussola dal nord magnetico. Ovunque vada, in qualsiasi momento, quando penso a casa penso a Tavolara, ed ironia della sorte ci sono stato in barca, c’ho fatto il bagno molto vicino ma non sono mai sceso a terra e soprattutto non l’ho mai scalata. Prima o poi io e lei ci uniremo in matrimonio, è scritto nelle pagine del mio destino, lo so con certezza per via della sensazione che avverto sotto pelle ogni volta che la guardo dal belvedere sopra Liscia Ruja. E poi ho un buon motivo per farlo perché se c’è una cosa che mi fa veramente paura oltre l’apatia è l’altezza, quindi voglio e devo vincerla una volta per tutte. Non so quando succederà perché tra poco inizierà la stagione estiva e il lavoro che faccio d’estate mi assorbe ogni energia oltre ad impegnare tutto il tempo a dìsposizione, ma è in agenda e prima o poi…
Vivere così a lungo e così distante da casa è stata un’esperienza complessivamente appagante, piena di significati e di insegnamenti. È un’esperienza che non solo ripeterò ma che mi ha cambiato profondamente, al punto tale da diventare uno stile di vita dal quale ormai sono totalmente dipendente.
C’è una frase di un film, Caccia a ottobre rosso, che voglio riportare qui. Si tratta della scena finale quando Sean Connery, navigando nel buio della notte, cita una frase che nel film viene attribuita a Colombo ma che in realtà Colombo non ha mai pronunciato. Però rappresenta alla perfezione il fil rouge degli ultimi 3 anni:
…e il mare concederà ad ogni uomo nuove speranze, così come il sonno porta i sogni…
Dal momento stesso in cui sono sceso dalla barca ho cominciato a pensare al momento in cui ci sarei risalito. Stare a terra, anche a distanza di un anno esatto dallo sbarco, mi fa ancora provare una sensazione di imperfezione. Mi sento in qualche modo più “povero” andando in giro senza essere circondato dall’acqua, senza i rumori, i profumi e le sensazioni che il mare porta con sè, anche se sono perfettamente cosciente del perché mi trovo qui, ora. So bene qual è il mio obiettivo e so qual è la strada da percorrere per raggiungerlo. La meta è nella mia testa tanto quanto è nel mio cuore ed il desiderio di raggiungerla è lì per guidarmi senza esitazioni. Ho imparato sulla mia pelle che fare programmi troppo a lungo a termine è controproducente, sia perché in quanto esseri umani siamo inclini ad una certa volubilità, sia perché gli imprevisti sono dietro l’angolo e il Covid ne è un esempio concreto e calzante. Non so cosa ci sia nel mio futuro, ammesso che sia già scritto, ma so che gli correrò incontro come ho sempre fatto nella mia vita.
In questo mini percorso di 10 giorni, in cui avete avuto la pazienza di leggere racconti lunghissimi per gli standard dei social, mi avete inondato d’affetto in tanti modi diversi, chi con un commento, chi con un messaggio in privato, altri con un messaggio via whatsapp e altri ancora con una telefonata. La gratitudine che provo per ognuno di voi è inquantificabile e di questo regalo immenso e inaspettato sono orgoglioso e profondamente onorato.
Non posso promettere oggi di avere la forza, la costanza e la capacità di scrivere un libro. È un’impresa titanica per tanti motivi e io non sono culturalmente preparato per affrontarla come potrebbero fare, e come fanno, altre persone che hanno studiato molto più di me. Sono tante le domande che riecheggiano nella mia testa. Mi fermerò dopo poche pagine? Arriverò in fondo? Il risultato finale sarà all’altezza delle mie e delle altrui aspettative? Inutile dire che nessuna di queste domande può trovare oggi delle risposte e ad essere sincero nemmeno le vorrei ottenere così in fretta e così facilmente. Di una cosa però sono certo: ho tutta l’intenzione di affrontarle, una dopo l’altra, come le onde del mare…


