Tappa N. 11-12-13
Km Tappa 69
Km totali Cammino 1284
Km Percorsi 313
Km Restanti 971
Nel giorno della Liberazione mi sono svegliato sulla spiaggia di Argentiera, dove ho trascorso la notte avvolto dalle colline rocciose, dagli edifici abbandonati della miniera e dalle onde di un mare mosso che si infrangevano sulla spiaggia sassosa. Da un lato hanno reso suggestivo il pernottamento, ma dall’altro mi hanno costretto a tenere alta la guardia fino alle 23.38, il picco di alta marea. Già, perché l’acqua si avvicinava sempre più alla tenda e non ero certo di dove sarebbe arrivata a quell’ora.
L’ho dovuta spostare un paio di volte per essere sicuro che non mi sommergesse.
Colazione al bar e gran poca voglia di camminare, a volte succede ed è veramente dura mettersi in marcia sapendo di dover affrontare diversi Km di salita.
Alla fine, nonostante il tentennamento e qualche misero tentativo di coinvolgere altri nella diserzione della tappa, ho raccolto le forze e ho iniziato a seguire le indicazioni della guida del cammino ed è stato poco dopo 3 Km che ho dovuto fare i conti con qualcosa di inaspettato. Il sentiero che avrei dovuto prendere non era accessibile. Un cancello chiuso con catena e lucchetto mi impediva di accedere. A poco è servito Google Maps, che è utilissimo per controllare strade asfaltate ma è praticamente inutile se si devono prendere sentieri di montagna.
Sono quindi ritornato al bar di Argentiera, dove alcuni abitanti del posto mi hanno indicato delle alternative per raggiungere un punto, in cima alla collina, da cui avrei potuto riprendere la direzione di Porticciolo, che era la meta della tappa.
5 Km di salita impervia, ripidissima e piena di ciottoli e buche.
Quando sono arrivato al punto GPS che avevo fissato ho invece dovuto constatare che non era nelle mie corde affrontare quella prova. Il sentiero era si battuto, visibile e definito, ma correva lungo il crinale della collina, a strapiombo sul mare e senza alcuna protezione. Ho provato a percorrerne un tratto ma mi è risultato evidente da subito che stavo correndo un rischio inutile. Lo zaino pesa quasi 15 Kg e la ghiaia sul suolo non offriva nessun grip. Bastava un filo di vento più forte, o la perdita di aderenza del piede d’appoggio per fare terminare l’esperienza in tragedia. Ha prevalso il buon senso e ho quindi deciso di scendere di nuovo ad Argentiera, ritornare al bar del paese e cercare un passaggio fino ad un punto intermedio che mi desse la sicurezza di poter continuare a camminare e divertirmi senza pericoli.
Sono entrato al bar Il Veliero, così si chiama il locale dove ormai mi conoscono in molti, e tra una battuta e un bicchiere di vino ho cominciato a festeggiare la Liberazione con Luigi detto Cicci, il padre di Giovanna che è la proprietaria del bar.
Mi ha offerto lui il primo strappo fino a Palmadula, dove abbiamo fatto la seconda sosta e dove ho conosciuto Costantino, il suo vicino di casa e amico, che di professione produce pecorino e che alle 11.30 stava facendo un aperitivo a base di Averna.
Abbiamo riso e scherzato, ci siamo conosciuti e riconosciuti e alla fine, quando ognuno di loro se n’è andato per raggiungere le famiglie per pranzo, mi sono messo in strada, senza sapere esattamente fino a dove sarei arrivato e soprattutto con un passo ondulante per via dello stato di leggera ebbrezza in cui mi trovavo.
E così ho camminato per circa 7 Km, sulla strada che porta Alghero, fino a quando ho realizzato di aver lasciato il Power bank sotto carica, al bar di Argentiera. Senza non potevo proseguire, è più importante di tante altre cose che ho nello zaino.
È bastato uno squillo a Cicci che dopo un paio d’ore ha mollato la famiglia e mi h raggiunto al bar in cui mi ero fermato, quasi a Porticciolo.
E via di bianchi e amari, ancora e ancora.
Se c’è una cosa che accomuna i Sardi e i Veneti è la passione per il vino, questo è un fatto inopinabile.
Il bar in cui eravamo aveva la cucina chiusa e non faceva panini, quindi ero senza viveri per la serata e per il mattino seguente, oggi.
Arrivato a Porticciolo, dopo aver salutato Cicci, ho capito che non avrei potuto passare lì la notte e che il primo bar utile in cui fare provviste era a Fertilia, a oltre 10 Km di distanza.
Nel parcheggio della spiaggia c’era un ragazzo seduto al volante di una Panda 90 più vecchia della Torre Aragonese che avevo davanti. Incrocio il suo sguardo, rompo il ghiaccio e meno di due minuti dopo siamo in viaggio verso Fertilia dove pochi minuti più tardi ci ritroviamo imbottigliati nel traffico, circondati da persone in festa. Verifico la presenza di un B&B dove trascorrere la notte m è tutto esaurito.
Alghero dista pochi km e Gianni, il mio nuovo amico, sta andando proprio là, mi accompagna fino all’hotel che ho individuato e dove ho trascorso la scorsa notte.
Sono sul lungo mare in questo momento, sto bevendo un caffè e sto ammirando la nuova ruota panoramica inaugurata qualche giorno fa.
Mi aspettano pochi Km…circa 10 per raggiungere la spiaggia de La Speranza, una tappa facile e corta.
Mi concedo ancora un po’ di relax, ricarico i dispositivi mobili, bevo un altro caffè e saluto Alghero, che prima o poi diventerà casa, questo lo sento e lo so. Questo è un luogo che mi chiama, ne respiro l’aria come fosse quella di un città che conosco da tanto tempo, ne avverto la vibrazione e la magia e so che queste strade diventeranno molto familiari, prima o poi.
A domani.


