Il mondo non aspetta chi corre

Risveglio slow motion stamattina, tanto che alle 8.45 sono ancora sotto il piumone.

È stata una notte travagliata, un po’ per via delle onde, un po’ per i pensieri che mi hanno tenuto sveglio sino alle 2.30. Ci vogliono almeno un paio di giorni per scollinare quella sensazione di nervosismo di cui parlavo ieri, ma sento che oggi ho già uno stato d’animo diverso. Infatti sto iniziando ad immaginare Madeira di cui ho sentito parlare solo perché c’è nato CR7.

Essendo un’isola in mezzo all’oceano, come le Azzorre che avevo visitato 3 anni fa durante la prima traversata, la immagino verdissima e coloratissima. Magari sbaglio e non voglio cercare immagini su internet perché preferisco tenere intatta la sorpresa. Ci passeremo almeno un paio di giorni e questo ci darà modo di spendere anche una notte a terra, in uno dei pub per marinai che sicuramente sarà nei pressi del porto. Sono piccole certezze che ogni marinaio conosce bene. Sto già assaporando la prima birra gelata.

Dopo aver fatto colazione, aver salutato Raymond e Ben, fumato la sigaretta e tagliato un po’ di frutta per la coppia di guardia, mi dedico alle patate al forno e alla marinatura delle costine di maiale.

Opto per la marinatura brasiliana, quella che preferisco, con la birra, le erbe fresche, l’aglio e il lime. La placca da forno in cui le ho adagiate è perfetta. Resteranno immerse in quel succo per 3 ore circa. Credo che verranno apprezzate, lo spero se non altro.

Siccome i tortini al cioccolato sono in frigo da qualche giorno decido che è il momento di farli fuori. Ne cuocio due, che porto a Raymond e Ben, il quale mi fa un sorriso a 42 denti e senza esitazione impugna il cucchiaino e lo affonda nel cuore di cioccolato bollente. Non faccio in tempo a dirgli di stare attento che si rende subito conto che sarebbe stato meglio attendere qualche secondo prima di infilarlo in bocca.

Una volta tornato in cucina, taglio la focaccia genovese in tranci. È venuta alta e soffice, più vicina delle precedenti alle mie aspettative, ma sarà probabilmente la prossima a rappresentare un punto d’arrivo soddisfacente.

Taglio anche una melanzana, una zucchina e due peperoni a cubetti per fare il cous cous alle verdure.

Rientro in cabina per una mezz’ora e poi mi metto a lavorare al Pan brioche per la colazione e ad un’altra torta di mele, ne abbiamo una quantità infinita per via del fatto che sono state acquistate sia da me che dallo chef precedente, quindi le devo usare.

Oggi ho tagliato l’ultimo ananas e a parte le banane scure, che in realtà dentro sono ancora sane, e le mele, non abbiamo altra frutta a disposizione. Ci sono dei frutti di bosco con i quali farò una cheesecake e una mezza papaya. D’altronde il viaggio doveva durare 14 giorni… Fortunatamente a Madeira avrò modo di fare un’integrazione.

Le costine di maiale sono venute bene e sono state apprezzate da tutti meno che da Sophie che mangiando solo pesce, ha mangiato il cous cous e le patate al forno.

Fuori è un po’ grigio, il sole fa capolino raramente e quando la fa è una buona occasione per scattare una foto.

Il pollo per stasera non si è ancora scongelato, lo sposto nel frigo per metterlo nel ripiano meno freddo, 3 ore dovrebbero bastare perché sia pronto per stasera.

Alle 15 torno nella mia cabina, relax.

Alle 18 mi alzo e inizio a fare qualcosa in cucina.

Inizio dal pollo perché con questo forno preferisco cuocere per tempo, non si sa mai. Un po’ di paprika, salvia, sale e pepe e via in cottura.

La zucca la voglio cuocere intera, dividendola a metà. Rosmarino, sale, pepe olio, semplice ma gustosa. Poi carbonara, ma quella è da fare all’ultimo.

Il mare è non è agitato, sbattiamo un pochino ma è sempre gestibile, passano due ore in cui mi diverto davvero. Musica a manetta, Talking heads, una chiamata di un amico, Ben e Lorenzo che vanno e vengono dal Fly e si fermano a scherzare e curiosare in cucina. Sta tornando il mood giusto e quasi mi dimentico di essere in barca.

19.25, la cena è servita in perfetto orario. Stasera stranamente ritrovo gran parte dell’equipaggio seduto al tavolo allo stesso momento.

Raymond mangia per primo perché il suo turno inizia tra mezz’ora. Facciamo due chiacchiere, gli chiedo quando è previsto l’arrivo a Madeira e con mia sorpresa mi dice venerdì. Come venerdì? Ero convinto fossimo più vicini. poi mi fa notare che per far passare il fronte di bassa pressione abbiamo rallentato parecchio e quei 3 giorni a 6 nodi ci sono costati 3 giorni di ritardo sulla tabella di marcia. Non ci avevo pensato. Poco male.

Nel frattempo John, Ben e Sophie si siedono contemporaneamente a tavola e poco dopo arriva anche Matteo, che oggi deve aver saltato la sua sessione giornaliera di workout. È bello ritrovarsi insieme, fa molto clima familiare.

Ho già mangiato con Raymond, ma resto seduto con loro e tra una battuta e l’altra, in particolare di Ben che ci fa davvero ridere, metto in forno gli ultimi due tortini al cioccolato, o Lava Cake come la chiamano americani e inglesi.

Ben sta raccontando di una vacanza in Sardegna, iniziata subito dopo essere sbarcato da uno yacht in cui ha lavorato anni fa. Era più piccolo di questo e durante la stagione aveva instaurato un certo feeling con la chef di bordo. Era solo un’affinità caratteriale ma da parte sua c’era anche un certo interesse. In buona sostanza ci racconta che sbarcano a Cagliari, noleggiano una macchina e risalgono la Orientale Sarda fino a Porto Cervo. Nel tragitto si fermano più volte e dopo circa 4 ore e mezza arrivano a destinazione. In Costa si danno alla bella vita, tra locali notturni e ristoranti, tutto a spese di Ben che dopo la stagione aveva messo da parte una cifretta e sperava di fare colpo sulla collega creando situazioni romantiche, a dir suo le più romantiche che abbia mai vissuto. Champagne, Rosé, ostriche e tartufi di mare tra Porto Cervo, San Pantaleo e Palau.

Due settimane davvero emozionanti ed indimenticabili, durante le quali il rapporto è rimasto sempre platonico e alla fine delle quali lei dice: ok adesso devo proprio tornare a casa perché il mio ragazzo mi aspetta per andare in montagna. Applausi, sipario, inchino e tutti a nanna sotto le coperte. Abbiamo riso talmente tanto fragorosamente che credo ci abbiano sentito anche un paio di petroliere a 20 miglia da noi.

Il modo in cui racconta questi episodi della sua vita è semplicemente magnifico, fossi in lui ci farei un numero di cabaret perché spopolerebbe di sicuro.

Sono momenti di svago e di gruppo che fanno sempre bene in barca, tengono alto il morale e creano affiatamento. Cose che non guastano mai.

Esco sul Fly per fumare e il cielo è di quelli giusti. Mi appoggio al “parapetto”, chissà come si chiama in termine nautico, per godere appieno del vento e delle onde che tagliamo dolcemente. “Che notte spettacolare”, penso tra me e me. Raymond mi si avvicina e mi conferma che siamo in perfetta sintonia: wonderful night, isn’t it? Yes Captain, it’s a wonderful starry night.

Ancora una volta sono grato alla vita per darmi la possibilità di godere di tutto questo.

Rientro in coperta, carico la lavastoviglie e pulisco i banchi. Anche per oggi ho finito, penso che giocherò un po’ a scacchi come sempre e magari guarderò un film che ho scaricato sul Mac prima di lasciare Sxm.

Sicuramente fumerò l’ultima sigaretta, che Raymond ha scherzosamente ribattezzato Goodnight Kiss perché qualche giorno fa, nel giustificare il fatto che tornavo sul Fly a fumare dopo che gli avevo già augurato la buona notte un’ora prima, gli avevo detto che l’ultima sigaretta prima di andare a dormire è come l’ultimo bacio alla propria ragazza prima di ritornare a casa. Io avevo fatto dell’ironia sulla cosa, lui l’ha rifatta subito dopo chiedendomi come fosse stato il mio bacio della buonanotte. Da lì è diventata una consuetudine ricordarlo e quando mi vede sbucare dalle scale, mi guarda e mi dice sempre: goodnight kiss? Yes, goodnight kiss Captain.

Goodnight kiss to everyone!

A domani.

Condividi articolo

Articoli correlati