Non riesco più a dormire, mi sono svegliato alle 4 e da lì in poi mi sono solo rigirato nel letto. La temperatura in cabina è più alta del solito e sono quasi sicuro che ci sia un problema con l’impianto di condizionamento. Siccome sento che mi sto innervosendo preferisco alzarmi e alle 5 sono già nella crew mess a fare colazione con la Caprese, una tazza di Earl Grey e a seguire un ristretto. Facciamo 10.5 nodi, non c’è onda e per quanto posso intuire dalla coperta, non c’è nemmeno un gran vento. Esco sul deck e il mare, come dice la canzone, è una tavola blu. Non ricordo di aver mai visto una piatta come questa. Sembra impossibile essere passati dalla quasi bufera dei giorni scorsi a questa bonaccia che è semplicemente spettacolare. Grant scende a preparare una quesadillas per lui ed Liam, io invece voglio godermi il sapore del cioccolato che persiste in bocca e le luci dell’alba che tingono il mare di giallo oro. Quando risale ci dice che ha una barzelletta da raccontare, barzelletta che racconta di un pullman di suore che precipita in un burrone, la conosco già e mi meraviglia che ne esista anche la versione inglese, anzi Kiwi. Durante la successiva ora con Liam lo bombardo di domande sulle apparecchiature, sui termini nautici, sui valori che visualizzo sul monitor e su talmente tante altre cose che le ho persino dimenticate. Lui si diverte e ha un modo di spiegare che mi piace e che mi consente di capire in fretta. Chiaro che per memorizzare dovrei mettermi a tavolino e studiare, ma per il momento va bene così e senza rendercene conto sono le 8. Jason è già operativo e lo possiamo vedere dal fatto che la mappa che visualizziamo sul nostro monitor è in movimento, segno che la sta controllando dal computer del suo mini ufficio. Scendo per fare l’engine room check e la prima cosa che mi dice dopo avermi salutato è: delicious breakfast cake, buddy. Dopo aver dato il cambio a Liam ci godiamo insieme qualche minuto di silenzio e di calma, poi si incammina verso prua, salendo da un lato e scendendo dall’altro, come fa ogni mattina, seguendo un percorso a tappe che ho capito essere per lui un rito quotidiano. Controlla che tutte le cime e tutte le scotte abbiano la giusta tensione e se necessario le “aggiusta” una ad una, poi si porta sotto al fiocco, si inginocchia, quasi per voler respirare la stessa aria che tocca l’acqua, si alza in piedi, si appoggia con una mano all’albero e resta qualche secondo immobile, osservando il mare, le onde, le creste generate dal vento, la corrente e chissà quante altre cose che io non riesco ad intuire solo osservandolo. Lui è un vero lupo di mare, uno di quelli che il mare lo sente davvero con tutti i cinque sensi, lo vive in modo integrale, totale e sono pronto a scommettere che il suo sangue sia salato quanto l’acqua sulla quale stiamo navigando. È una persona capace di controllare le sue emozioni ma nel contempo sa anche esprimerle al momento opportuno, è calmo e pacato, sa gestire lo stress proprio e quello altrui, sa come parlare alle persone, sa riconoscerne i punti di forza e le debolezze, riflette sempre accuratamente prima di prendere ogni decisione, anche quando deve affrontare criticità ed emergenze, e dopo due mesi in mare con lui, avendolo visto anche sotto la pressione di una responsabilità disumana nel mezzo dell’Atlantico, posso affermare che è un uomo fatto di granito. Ha navigato in ogni mare, con ogni tipo di barca, per lavoro, per dovere e per puro diletto. Verso di lui, lo avrete capito, nutro un’ammirazione e una fiducia oltre i limiti di ciò che ritenevo possibile in questa vita. È il marinaio che spero di diventare un giorno e posso affermare anche che è senza dubbio il modello di uomo a cui ho sempre cercato di ispirarmi, riuscendo ad esserlo solo qualche volta. Quando ritorno al timone gli chiedo quanto durerà la sosta a Hurgada e lui mi risponde che più tardi comunicherà a tutti maggiori dettagli, ma dal momento che siamo assieme me li anticipa subito. Ci fermeremo ad Hurgada, dove arriveremo domani mattina alle 8, e non a Sharm, perché è più semplice far recapitare il pacco che aspettiamo, ma soprattutto perché un nuovo membro dell’equipaggio, l’ingegnere di macchina che subentrerà a Chris una volta raggiunta Napoli, si unirà al gruppo. La sosta durerà due giorni, quindi avremo anche la possibilità di uscire e bere un paio di birre e toccare la terra ferma. Inutile dire che si tratta di una boccata d’ossigeno quanto mai benefica. Scendo giù a compilare il logbook e controllo il mio telefono dopo che l’ho sentito vibrare. È il comandante della barca con cui ho attraversato, l’altro comandante, che mi chiede se sono disponibile per fare la stagione con loro nel Mediterraneo. Declino l’offerta, ho già un altro impegno. Ritorno sul ponte e siccome oggi non indosso le scarpe perché Lucy non ha ancora fatto il bucato, sento che il legno sotto i piedi si è fatto caldo, piacevolmente caldo. Passeggio un po’ per il ponte guardandomi attorno e scandendo il tempo del brano reggae proposto dalla playlist di Jason. Ogni giorno, poco a poco, aggiungo un pezzo di esperienza, un pizzico di confidenza in più con le persone e con la barca, sta diventando sempre più “casa”. Lucy mi dà il cambio, preparo il pranzo che per me è di una monotonia ormai nauseabonda, salsiccia e purè, piselli in padella e baked beans, questi ultimi una schifezza che ho quasi fastidio perfino a riscaldare. Ma il lato positivo è che così ho più tempo per rilassarmi e infatti dopo che tutti hanno pranzato schizzo in cabina dove la temperatura è ritornata a 21 gradi, così come nel resto della barca, grazie al tempestivo intervento di Chris che ha risolto il problema appena si è svegliato. Dormo due ore, rientro in cucina per iniziare a cuocere il ragù per domani e la cena per stasera. Vellutata di spinaci, insalata da cavolo cappuccio, polpette di carne e le verdure che abbiamo avanzato dal pranzo. Esco sul ponte mentre il resto del gruppo è seduto a tavola. Di guardia c’è Clarkche come me si sta godendo la pace e la tranquillità di un mare che sembra essere fatto di olio. Il sole è sceso da circa 40 minuti e queste sono le ultime luci di una giornata semplice ma molto gradevole. Non aggiungo altro perché dopo aver finito i miei compiti mi metterò a dormire, domani sarà una giornata un po’ più impegnativa tra ormeggio e cucina e voglio arrivarci riposato. Buonanotte a tutti, a domani.

Colombia: tra Colori, Cultura e Avventure!
Hola muchachos, que más pues? Espressione tipica della regione di Antioquía e in particolare della città di Medellin. Impossible tradurla

