Il mondo non aspetta chi corre

Ore 3.55 mi sveglio all’improvviso perché sento un caldo infernale: l’aria condizionata ha smesso ancora di funzionare – ne verremo mai fuori? -, scendo dal letto, apro la porta per respirare ed esco in mutande nella crew mess per andare a bere una coca ghiacciata quando per poco non sbatto la testa contro il petto di Milan, il nuovo membro del gruppo. È atterrato alle 3 ed è appena salito a bordo. Hey buddy, nice to meet you, the A/C is not working, I can’t breathe. Lui mi sorride, ci presentiamo, prendo la coca e ritorno in cabina.

Chris ci sente, si alza per accoglierlo e sistema l’impianto di condizionamento, meno male. Nel giro di mezz’ora torniamo a temperature più ragionevoli.

Mi riaddormento e alle 7.30 mi alzo per tagliare un po’ di frutta per tutti. A ruota Grant, Liam, Lucy e Clark vengono a fare colazione seguiti, qualche minuto più tardi da Jason.

C’è un sacco di lavoro da fare per tutti oggi, ognuno ha il proprio programma da seguire con concretezza e velocità.

Parlo con Jason e gli chiedo se possiamo pranzare in uno dei ristoranti della marina in modo da anticipare lo shopping e avere il tempo di organizzarmi al meglio. Non solo accetta di buon grado l’idea ma mi suggerisce di andare al ristorante, prendere il menù e piazzare un ordine take away da far consegnare in barca, TOP!

Scendo immediatamente per prendere il menù e fare l’ordine.

Alle 11.30 ci consegnano tutto e alle 12 ho finito di mangiare. Chiamo Mohammed e gli chiedo di venire a prendermi subito così possiamo iniziare il nostro giro.

Appena salgo in macchina lo guardo e gli dico che i 100€ di ieri sono una cifra molto più alta di quello che sarebbe stato giusto dargli ma che vista la sua disponibilità va bene così e se anche oggi mi aiuta allo stesso modo glie ne darò altri 50. Ieri siamo stati assieme 4 ore, oggi non saranno sicuramente di meno e se penso a quanto costerebbe in qualsiasi altra parte del mondo, direi che se li merita tutti.

Lui mi guarda e mi dice: mash, che in Arabo significa Ok. Lo ripetono di continuo e la loro pronuncia mi fa sempre sorridere.

Usciti dalla marina andiamo a destra ed entriamo in una strada a senso unico alla fine della quale c’è un dosso chiodato, si avete capito bene, un dosso con i chiodi così se ti sbagli ed entri nella senso di marcia sbagliato ti pianti lì dove sei, verrebbe da dire che con i sensi vietati da queste parti non si scherza un cazzo.

Le strade sono immonde, luride, piene di immondizia leggera che vola ovunque, la musica araba diffusa dalla radio di Mohammed mi porta lontano da questi luoghi che sono distanti anni luce dalla mia e dalla nostra cultura, ma che sono comunque pieni di storia e tradizioni.

Fa sempre un gran caldo, senza aria condizionata in macchina è ancora peggio che camminare per stasera dove si riesce a trovare dell’ombra e dove ogni tanto capita di essere avvolto in una leggera brezza che dà sollievo.

La prima fermata che gli chiedo di fare è al negozio Vodafone per comprare una SIM da usare in questi giorni. A me andava bene il negozietto dove l’aveva comprata ieri Chris ma lui niente, insiste per portarmi da un’altra e non c’è verso di convincerlo a fare diversamente. Il negozio che ha scelto è un negozio monomarca ufficiale. Entriamo e ci sediamo per aspettare il nostro turno. Mi colpiscono i veli e i burka delle donne che ho attorno, due commesse e due clienti. Butto l’occhio sul monitor che riproduce i video promo istituzionali e ho come l’impressione che col marketing, qui in Egitto, ci sia bisogno di fare qualche aggiustamento. Uno spot in particolare riguarda il piano dati per chi gioca online e….niente dai, giudicate voi.

Arriva il mio turno, alla velocità della luce espongo le mie necessità alla ragazza che cerca di  fare upselling. Mi sembra una situazione al limite del paradossale e con garbo le faccio presente che mi fermo solo 3 giorni in Egitto, vanno bene 20 GB a 18€. Lei insiste e mi dice che 3€ in più mi raddoppia i dati, di fronte a cotanta convenienza devo cedere.

La seconda tappa è per comprare le sigarette che ho deciso saranno le Cleopatra. Mi porta in un negozio, si fa per dire, nella parte vecchia di Hurgada. Se mi bendassero e mi portassero qui potrei pensare di essere a Mumbai o a Bagdad. Entriamo in questo buco pieno di sigarette che, ne sono più che certo, sono di contrabbando. In uno spazio di 5 metri quadri ci sono 6 persone che fumano e bevono thè. Mohammed contratta l’acquisto per mio conto e alla fine compro 4 stecche a 48€. Gli dò una banconota da 50€ e lui chiede il resto, io gli do un colpetto sulla spalla e gli dico di lasciar stare, che va bene così. Lui, serio, mi risponde: my friend, stai zitto e lascia fare a me. Per carità, fai pure, sia mai che ci ammazzano per due euro. Usciamo e mi mette in mano una mazzetta di banconote che mi gonfia sia il portafoglio che la tasca e che ripeto vale 2 fottutissimi euro…. praticamente sono soldi che valgono meno di quelli del Monopoli. La prossima tappa è invece un negozio di scarpe, uno qualsiasi, in cui comprarne un paio che possano sostituire quelle che sono rimaste a Dubai. Mohammed mi porta in un posto che non saprei come definire e qualsiasi cosa mi venga in mente non assomiglia neanche lontanamente ad un negozio di scarpe ma non ho tempo né pretese quindi lo seguo ed entro. Mi accorgo all’istante che tutte le scarpe esposte sono palesemente copie, fake di brands famosi, alcune con evidenti errori di stampa come Niki, Adidasb e via così.

Manifesto il mio disappunto, chiedo se ne vendono anche di originali e il proprietario, un ragazzo sulla trentina mi guarda, mi batte una mano sulla spalla e mi dice: man, this is Egypt, the country is fake in itself and original is simply forbidden. Ah va bene dai, d’accordo.

Ancora una volta devo scendere a compromessi, non ho tempo né voglia di cercare altro. Scelgo un paio di Nike senza errori di battitura, 30€ e usciamo.

Ci dirigiamo verso un Carrefour nella zona dove spero di trovare gli articoli che non erano disponibili nel supermercato dove ho lasciato la lista ieri.

Mi disilludo in fretta, sfortunatamente, e mi accontento di un paio di cose che mi fanno comunque comodo.

Risaliamo in macchina per andare al Senzo Mall dove arriviamo con mezz’ora di anticipo rispetto all’orario concordato.

Mi ricevono due capi reparto e poco più tardi arriva anche io direttore, controlliamo tutta la lista per evidenziare gli items che non sono disponibili e per aggiungere poche altre cose che ho deciso di comprare al momento. Nel frattempo la cassiera batteva gli articoli e Mohammed, con l’aiuto di 3 ragazzi, si occupava di mettere tutto nei sacchetti e poi nei carrelli. Siamo assistiti da 8 persone in totale.

Quando il conto è prossimo alla chiusura la cassiera viene affiancata dalla capo cassiera, una ragazza piuttosto giovane e dai modi molto garbati, che arrossisce quando guarda il display con il totale dopo che confermo che non si altri prodotti da scontrinare. Alla fine la spesa ammonta a 12.000 sterline egiziane che corrispondono a 600€ mal contati, un’inezia in confronto a Dubai. Sfodero la carta, lei la striscia e mi porge il pos per digitare il PIN. Tutti i dipendenti coinvolti nella spesa sono attorno a noi e mi guardano ancora increduli, clienti compresi. Lo digito di corsa, sbagliandolo. Lo scontrino in uscita riporta la scritta in Arabo: transazione rifiutata. So perfettamente di aver fatto un errore, ma alzo lo sguardo verso di loro e faccio una battuta del tipo, ah caspita è finita la disponibilità, mi dispiace lascio tutto qui, ma è stato bellissimo conoscervi, facendo due passi verso l’uscita. Seguono alcuni secondi di terrore, sono tutti senza parole, bloccati come se il tempo si fosse fermato, il direttore diventa quasi pallido e credo fosse in procinto di avere un attacco di cuore. Sorrido e confesso che sto solo scherzando, loro si sbloccano ma continuano a rimanere in tensione. Chiedo di ripetere l’operazione, la capo cassiera esegue all’istante la richiesta, digito il PIN corretto, la transazione viene accettata e se avessi avuto la possibilità di girare un video della scena sarebbe stato probabilmente uno dei più belli di sempre. Mi rivolgo a Mohammed porgendogli la mazzetta di soldi egiziani che mi ha dato di resto per l’acquisto delle sigarette e con le quali ho comprato prima di entrare al supermercato, un accendino che mi è costato la bellezza di 0.20€.  Gli chiedo di farlo come mancia ai ragazzi che ci stanno aiutando, onestamente più per liberarmi dei soldi che non avrei mai potuto utilizzare. Loro pensano sia un altro scherzo e chiedono conferma a Mohammed il quale dice loro che sono veramente la mancia per il loro aiuto. Mi guardano, si inchinano, congiungono le mani, ringraziano in Arabo, in spagnolo e pronunciano frasi che non capisco ma che sono palesemente di riconoscenza. Penso sia normale anche non ricordavo nemmeno a quanto corrispondessero, poi però ci ripenso e mi rendo conto che si tratta di 1,80€. Impressionante! Quando sono in modalità cambusa sono un portatore sano di gioia, nonché uno stimolatore professionista delle coronarie altrui. Saltiamo sul pickup anni 50 con cui Mohammed è venuto a prendermi stamattina, in previsione di dover caricare parecchia roba che non sarebbe stato possibile caricare sulla sua macchina. È un ferro vecchio arrugginito, che non tiene nemmeno le marce inserite se non mantenendo costantemente la mano sulla leva del cambio. Sul cruscotto una stuoia di cotone, tipo tappeto e sopra un peluche sintetico che in origine doveva essere bianco ma che adesso ha almeno 4 diverse tonalità di giallo e qualche miliardo di acari che lo hanno scelto come colonia dove dimorare stabilmente.

Imbocchiamo lo stradone che ci riporta a Hurgada a tutto gas, coi finestrini aperti che fanno entrare l’aria tipo tornado forza 5 e una musica araba quasi ipnotizzante. Chiudendo gli occhi, non ho solo la sensazione, ma addirittura la certezza di essere in un altro mondo che assomiglia un casino al set di un film Bolliwoodiano.

Ci fermiamo lungo la strada per comprare le sigarette che Mohammed ha finito e nel rientrare in macchina lo vedo stanco e provato e infatti mi dice: Rico, too much business, I need 50€. Cioè mi chiede altri soldi oltre a quelli che gli ho già dato stamattina, 50€ e che si sommano ai 100€ che gli ho dato ieri. Deve aver capito dalla mia espressione che era meglio evitare di fare il furbo e non ribatte nemmeno quando gli dico che va bene così. Abbiamo un’altra tappa da fare prima di poter effettivamente dire di aver chiuso la giornata ed in un altro supermercato, più piccolo e più costoso, dove spero di trovare alcune cose di cui ho bisogno. Passiamo prima dalla barca per scaricare tutto e soprattutto per mettere in frigo e freezer tutte le cose che altrimenti si scioglierebbero sotto il sole egiziano.

Lucy in cucina inizia subito a distribuire la spesa che Chris, Liam e Paula poggiano sul pavimento.

Io e Mohammed ci dirigiamo verso Bestway, questo il nome del posto, che dista solo qualche km dalla marina.

Trovo più o meno tutto quello che cercavo e nel giro di mezz’ora siamo di nuovo in banchina. Lo saluto, lo ringrazio del prezioso aiuto e vado a vedere a che punto è Lucy. Mi rallegra constatare che ha praticamente già quasi finito di sistemare tutto, mancano solo le ultime cose di cui mi occupo io unitamente alla riorganizzazione del frigo di sinistra, che essendo fatto ad angolo e non avendo un accesso comodo, preferisco utilizzare per gli alimenti che utilizzo meno di frequente. Se Dio vuole, anzi Allah, ho finito di fare la trottola e alle 18 in punto posso rallentare e concedermi un caffè e una sigaretta sul molo. Rientro per fare la doccia e cambiarmi i vestiti, stasera usciamo a cena.

Alle 21.30, dopo aver cenato in uno dei ristoranti della marina, dove peraltro Jason ha avuto l’ardire di ordinare una bistecca di cammello e che ho dovuto per forza assaggiare – vi confermo che fa veramente cagare, scusate l’eleganza – ci alziamo per tornare in barca. Ci alziamo tutti meno Jason che mi vede incerto se aspettarlo o meno e mi dice che ha in programma di andare in un club poco fuori Hurgada. Capisce che sono incuriosito e mi chiede se voglio andare con lui. Il resto della serata resta tra me e il comandante. A più tardi.

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