Di oggi non racconterò molto. Siamo ritornati tra i boschi, abbiamo incontrato di nuovo la neve, abbiamo conosciuto persone stupende con cui cammineremo fino alla fine e le cui good vibes hanno arricchito un gruppo già meraviglioso.
È stata una tappa faticosa, per me a tratti anche un po’ sofferta e la cosa a cui mi sono aggrappato è stata la voce di quel bambino di Leon, quello che mi ha gridato Buen Camino con un entusiasmo che mi è rimasto dentro. Oggi, nei momenti più difficili il suo viso felice e la sua voce emozionata hanno emozionato anche me e mi hanno dato la forza di stringere i denti e andare sempre avanti.
Io e Flo abbiamo chiacchierato dall’inizio alla fine, senza sosta, toccando qualsiasi tipo di argomento, dai più leggeri ai più profondi ed infine anche i più delicati, quelli che riguardano le cose personali, quelle per le quali abbiamo sofferto o gioito.
Stamattina, dopo l’accensione delle luci, abbiamo iniziato la giornata ridendo come matti grazie a David, un signore abruzzese padre di due figli, che non parla nessun’altra lingua se non il suo dialetto e che è qui sul cammino per trovare la stessa risposta che cerchiamo tutti. Forse è più appropriato dire che più che una risposta cerchiamo tutti un’ispirazione da annaffiare e far crescere, per poi coltivarla ancora, una volta rientrati a casa.
Lo spirito con cui ci siamo messi in marcia e che sono certo resterà con noi per i prossimi giorni è diverso dal resto del Cammino. Ha il sapore sempre più dolce dell’arrivo, della “conquista” dell’obiettivo che stiamo perseguendo da tre settimane e che da oggi è ufficialmente e materialmente a portata di mano, o forse sarebbe più appropriato dire di piedi.
Abbiamo attraversato un paio di paesini nei quali, come al solito, ci siamo fermati per mangiare e riposarci. In alcuni di essi ci siamo ritrovati a fare i conti coi pellegrini che fanno il cammino ridotto, poche tappe spedendo la mocilla (lo zaino) a destinazione. Sono molte donne, di età diverse, che marciano spedite come razzi essendo più leggere e che quando entrano nei bar compiono degli assalti in piena regola. Sono divertenti, alcune hanno preso in simpatia me e Flo e ogni volta che le incrociamo ci sorridono e ci salutano più che calorosamente. Normalmente condividiamo con loro un breve tratto perché ci staccano quasi subito.
Per quanto riguarda il mio stato fisico, e lo specifico solo perché ieri avevo descritto le mie pessime condizioni, devo dire che non so nemmeno come spiegare cosa succeda ma al mattino, grazie ad un ibuprofene e al risposo, riesco a ripartire sempre. Ieri sera Matteo e Flo erano seriamente preoccupati, mi hanno visto a pezzi e confesso che anch’io non avevo mai sperimentato neiente di simile. Matteo mi ha suggerito di prendere un autobus, Flo di fermarmi a riposare. Io rispondo sempre e solo in un modo: a costo di arrivare camminando sui gomiti non mi fermo, il 21 voglio essere e sarò a Santiago. Devo apparire davvero convincente perché entrambi accettano la risposta senza replicare.
Nei boschi, in salita, tra le pietre e gli arbusti ci siamo più volte fermati a contemplare le colline avvolte dalla nebbia e imbiancate dalla neve fresca. Un paesaggio incantevole di cui ci saremmo nutriti ad oltranza se il freddo non ci avesse imposto di marciare per tenerci caldi.
Gli ultimi 6 Km sono stati i più duri ma l’arrivo a Foncebadon, il paesino in cui ci troviamo e passeremo la notte, che si trova a 1400 mt di altitudine, è stato bellissimo perché è un borgo molto caratteristico ed è avvolto da un alone di magia e misticismo.
L’albergue è ancora più suggestivo e romantico. Sembra una baita di montagna, ferma a 50 anni fa e una volta aperto il portone di legno si viene investiti dal calore del caminetto sempre acceso e da quello di Lena, la proprietaria. È una signora sui 60 anni di una dolcezza infinita, con uno spirito allegro e giocoso e i suoi modi gentili ci hanno dato da subito la sensazione di essere parte di una grande famiglia.
Consumare la cena stando seduti sulle tavole legno massiccio, ascoltando musica, parlando di qualsiasi argomento in almeno 4 lingue diverse restituisce un senso di appartenenza al mondo stesso che non ha prezzo. Veniamo da paesi diversi, con culture diversissime tra loro, abbiamo età diverse, estrazioni sociali diverse eppure siamo tutti allo stesso livello, con lo stesso entusiasmo a condividere gli stessi problemi e le stesse emozioni.
Questa è una giornata che è stata dominata dall’inizio alla fine dalla felicità, da un tipo di felicità così travolgente da essere “liquida” e che ti entra nelle ossa senza che gli si possa opporre alcuna resistenza, cosa che nessuno peraltro si sognerebbe mai di fare.
Il Cammino ci ha regalato tantissime cose fino ad ora, alcune sono individuali ma la maggior parte sono comunitarie, collettive e fanno parte di quel tipo di sensazioni che si possono provare solo quando si condivide qualcosa con qualcun’altro.
Potrei raccontare molto delle persone che si sono aggregate oggi, a partire da Michelangelo, un mago di Madrid sui 55 anni che con carisma e simpatia ci ha conquistato in pochi minuti. Oppure con Helena e Maria, due cugine di Valencia con cui abbiamo trovato sin da subito una grande sintonia. Non lo farò stasera, ci sarà tempo per farlo.
Per oggi va bene così, va bene essere stanchi, doloranti e felici perché alla fine ciò che conta è che nessuno di noi vorrebbe trovarsi in nessun altro luogo del pianeta. La cosa che conta è che chiunque tu sia, da ovunque tu venga e qualsiasi cosa ti abbia spinto ad essere qui ora, ci siamo incontrati, ci siamo riconosciuti e siamo fratelli che camminano.Questa è senza ombra di dubbio l’esperienza più profonda e stupefacente che abbia mai fatto in vita mia.Che dire?!?Buonanotte e state sempre tutti scialli.A domani.


