Il mondo non aspetta chi corre

Le ultime due settimane sono state così intense e cariche di esperienze da condividere che mi ci è voluto un po’ per assimilarle, digerirle e adesso convertirle in parole.

Mi rendo conto che tuttora il cervello, il corpo e lo spirito più di tutto, si stanno trasformando in virtù delle sollecitazioni ricevute quotidianamente presso la scuola di Yoga di Rishikesh.

È una sensazione nuova, impossibile da paragonare con qualsiasi altra esperienza vissuta sino ad ora. Descriverla con un racconto è impresa ardua, sia per me che devo scegliere accuratamente come esprimere ciò che ho provato, sia per chi legge che deve necessariamente immaginare e processare le sensazioni che ne derivano.

Innanzitutto un minimo di cronistoria per contestualizzare i fatti.

Sono approdato a Rishikesh dopo 15 giorni di “peregrinaggio” attraverso l’India, passando da un versante all’altro, da una città all’altra e scegliendo le tappe quasi all’ultimo minuto. Le giornate che ho vissuto nelle città ma soprattutto nei loro sobborghi sono state strabilianti per il feeling che hanno generato. Le persone sopra ogni altra cosa sono state il vero motore di ogni singola emozione.

Qui ai piedi dell’Himalaya ne ho incontrate altrettante, anche se vivendo all’interno degli edifici della scuola ho condiviso quasi tutto il mio tempo con i compagni di corso e con gli insegnanti.

Già, il corso di Yoga si è rivelato una sorpresa sotto molti aspetti, alcuni mi hanno fatto prendere la decisione di imboccare una strada diversa, ma le nozioni apprese durante le lezioni hanno innescato un impulso irrefrenabile ad approfondire le materie trattate e a portare avanti il mio percorso di crescita individuale.

Il programma settimanale prevede due sessioni giornaliere di Asana (le posizioni), Ashtanga e Hatha al risveglio mattutino, alle 6.15, e Hatha nel tardo pomeriggio.

La prima materia che stupisce e che irrompe prepotentemente nel sistema di convinzioni che abbiamo è Pranayama. Come ho spiegato nel precedente post, il bugiardino dell’india, Prana è la forza vitale che anima l’universo in ogni sua forma, Yama significa “ottenere il controllo”, quindi il significato della parola è “ottenere il controllo della forza vitale”.

È basato interamente sulla focalizzazione della consapevolezza del respiro, che detto così sembra un concetto semplice, quasi scontato, ma fermatevi un secondo e prestate attenzione al vostro respiro, adesso. Qual è la velocità della vostra inalazione e della vostra espirazione? Siete in grado di misurarne l’intensità e la durata? Riconoscete un pattern? Vi siete mai ritrovati a trattenere quasi inconsapevolmente il respiro? Sono tutte domande retoriche a cui non serve dare una risposta, nella società frenetica in cui siamo abituati a vivere, respirare è un atto trascurato e considerato automatico, pertanto non serve conoscerlo o individuarne il potenziale per esercitarlo e controllarlo, non è così?

Beh, per lo Yoga questo è talmente rilevante da essere considerato indispensabile per affrontare qualsiasi pratica, sia essa fisica, mentale o spirituale. Il primo step è focalizzare l’attenzione su di esso per potersi rendere consapevoli, che significa essere consci del momento presente, dell’esperienza del momento presente. È un concetto che probabilmente avrete sentito migliaia di volte e se avete frequentato una o più lezioni di Yoga vi sarà stato detto e ripetuto continuamente che essere consapevoli del presente è fondamentale. Ne avevo sentito parlare, avevo letto qualcosa a riguardo, ma non avevo mai compreso davvero cosa significasse, adesso lo so.

La nostra mente viaggia ad una velocità che noi non riusciamo nemmeno a concepire, i nostri pensieri nascono, crescono e terminano nel nostro cervello apparentemente senza che noi possiamofarci nulla, ed è proprio qui che viene il bello, i nostri pensieri sono lì perché ce li abbiamo messi noi, non qualcun altro. Siamo noi ad avere il controllo di quello che chiamiamo dialogo interno, siamo noi a decidere se interrompere o portare avanti un singolo pensiero.

Mentre esploriamo ogni meandro della nostra mente, lasciando che i pensieri proseguono il loro percorso indisturbati, stiamo spostando la nostra attenzione dal presente, da adesso, ad un momento passato o futuro che nella realtà non esiste. Aggiungo una considerazione del tutto personale asserendo che il 99% dei nostri problemi derivano dal discostamento della nostra attenzione dal presente.

Con le tecniche di Pranayama ritorniamo a vivere, e intendo proprio vivere nel vero senso della parola, concreto e reale, perché tutto il resto non lo è, infatti è solo nella nostra immaginazione o nei nostri ricordi.

Le tecniche specifiche di inalazione alternata tra le narici, di ritenzione e di rilascio del respiro sono propedeutiche a raggiungere gli stati di concentrazione, rilassamento ed equilibrio mentale/fisico/spirituale necessari a praticare qualsiasi attività.

Per come sono fatto, o meglio per come sono stato sino ad oggi, è stato illuminante scoprire il potenziale inespresso di un atto così semplice come respirare.

La seconda materia che mi ha letteralmente impressionato è Anatomia Yoga, basate interamente sulle sacre scritture Indù risalenti semplicemente a oltre 5000 anni fa. Ora, non posso e non voglio entrare nel dettaglio perché significherebbe convertire questo racconto in una lezione di anatomia che non sono in grado di tenere, né voglio stravolgere il senso del post, ma desidero condividere comunque alcuni passaggi che mi sono particolarmente piaciuti.

L’origine di alcuni dei disturbi più frequenti di cui tutti soffriamo, o abbiamo sofferto almeno una volta nella vota, sono psicologici, questo è un punto fermo di questa teoria. Mi riferisco all’asma, alle allergie e ai problemi intestinali, solo per citare qualche esempio. L’approccio della disciplina Yoga è trattare la causa insieme al sintomo, che a pensarci bene è l’unico vero modo per risolvere un disturbo in modo permanente. Più volte mi sono ritrovato ad ascoltare l’insegnante, a riflettere, anche con un certo spirito critico che nel mio caso parte da uno scetticismo di base di cui faccio fatica a liberarmi del tutto, per poi rendermi conto della linearità dei concetti e della loro spontanea naturalezza.

Nelle scritture Indù il corpo umano viene descritto minuziosamente, con un livello di dettaglio che arriva alle cellule. Lo ripeto, alle cellule! Come facessero a conoscere l’esistenza delle cellule 5000 anni fa senza essere dotati di un microscopio è ignoto e, almeno per me, è stato disarmante.

La materia che più ho apprezzato, di cui non mi sono mai stancato nemmeno per un minuto e di cui sento di essere profondamente assetato è Filosofia Yogica. La complessità dei contenuti è elevatissima, tanto che ogni singolo concetto va letto e riletto più volte per assimilarne almeno un significato di base e più passano i giorni, più ci si rende conto che quel significato rivela sfumature così ricche da elevare ogni nozione ad un livello superiore, innescando domande e riflessioni ulteriori. Non esagero affermando che l’intera materia potrebbe essere un corso di laurea a sé stante.

Mi limito a qualche riferimento di più immediata comprensione per darvi un assaggio.

La domanda delle domande, quella di fronte alla quale ogni essere umano si è ritrovato disarmato nel cercare una risposta, è stato uno dei primissimi argomenti trattati dal nostro professore, un Guru per tutti noi e curiosamente anche un uomo che assomiglia molto a Sadhguru, uno dei guru più famosi in circolazione e di cui si possono trovare tantissimi interessanti video in rete.

Esiste Dio? Chi è? Com’è fatto?

Domande che in realtà conducono tutte ad un senso unico dal quale non si può uscire in alcun modo se non con atto di fede cieca che ci porta a credere a qualcosa che non si può spiegare.

Le scritture Indiane descrivono il concetto in questo modo: l’universo è fatto di Purusa e Prakṛti traducibili con Spirito (Energia) e Materia, attraverso la quale l’energia si manifesta.

L’essenza dell’Uomo è energia e l’anima è connessa all’anima dell’Universo e tutto ciò che caratterizza l’uomo, compreso il corpo fisico sono emanazioni della sua energia.

Pensate per un attimo a come i nostri corpi, o anche solo il nostro volto sia la cartina al tornasole del nostro stato interiore. Come i nostri problemi, le nostre emozioni modificano il nostro aspetto esteriore.

Termino questa pillola di filosofia facendo un collegamento con quanto detto prima in termini di anatomia. Per lo Yoga la malattia è una manifestazione dello squilibrio dell’energia vitale, Purusa, che il corpo manifesta attraverso quelli che chiamiamo disturbi fisici.

Le altre materie che hanno riempito le giornate sono state Allineamento posturale, Mantra e Meditazione alla quale purtroppo in questo programma così fitto è stata dedicata solo un’ora al giorno. Per lo scopo che ha questo viaggio per me, per il desiderio che avevo e ho tutt’ora di imparare a meditare profondamente, anche in modi diversi, ho capito che se avessi portato a termine il corso sarei diventato un istruttore di Yoga ma non avrei raggiunto il mio scopo. Ne ho parlato serenamente con il proprietario della scuola che, non solo mi ha capito perfettamente, ma mi ha anche suggerito dove rivolgermi per ottenere ciò che volevo e per usare le sue parole, per trovare il sentiero che porta al mio percorso di crescita personale e di elevazione spirituale.

Lo stesso professore di filosofia, qualche giorno fa, mi ha offerto di andare a casa sua, un piccolo Ashram, per parlare, meditare e confrontarci insieme. Non vedo l’ora di farlo perché lui è proprio una persona magnetica, di quelle che potresti ascoltare per ore senza avvertire il minimo sforzo e sono certo che saprà trasmettermi degli insegnamenti preziosi per il resto della mia vita.

Da tre giorni sto vivendo in un hotel nel centro della città, equidistante da tutti i siti a cui sono interessato e sto apprezzando la libertà di scegliere minuto per minuto come investire il tempo.

Sto esplorando la natura che mi circonda, sto visitando posti nuovi, affascinanti e coinvolgenti come la zona di Ram Jhula, sulla sponda opposta del Gange rispetto a dove mi trovo, dove si avvertono energie palpabili, fatte di mestieri antichi, di riti immutati nei millenni e di attività che hanno tutte lo stesso filo conduttore: riconciliarsi con sé stessi, con la propria anima, con l’energia universale, trovare l’equilibrio di mente, corpo e spirito, ma soprattutto: prendere contatto con la propria anima per elevarsi oltre tutto ciò che è materiale e che prima o poi abbandoneremo sulla terra per tornare ad essere fatti di luce, come eravamo un tempo e come saremo per sempre.

Nei prossimi dieci giorni farò il pieno di esperienze e riempirò la valigia dei ricordi, ma soprattutto spero, integrerò quanto più possibile questi concetti affinché diventino il mio modo di vivere naturale.

Racconterò anche questo, ma non ora.

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