Passata la notte tra risvegli, brividi e sudate da cavallo, mi sono fatto una doccia bollente che è stata rigenerante. Quando ho girato il video stamattina mi sentivo privo di forze come era normale che fosse, eppure…
Sulla strada che ci ha riportato sul Cammino siamo stati salutati da un’alba rossa mozzafiato e in meno di 15 minuti abbiamo raggiunto il borgo di Iraque famoso per, udite udite, avere una fontana che eroga vino rosso, gratis 24 ore su 24. Praticamente il Paradiso vero e proprio per ogni veneto che si rispetti. Nonostante fosse presto non potevamo non assaggiarne un po’.
Da lì in poi, sarà stato il vino, sarà stata la voglia di vedere e scoprire posti nuovi o forse la determinazione di dimostrare a me stesso che due linee di febbre non possono mettermi in ginocchio, ho accelerato il passo e ho camminato da solo per quasi 1 ora e mezza distanziando sia Matteo che Floriano. Avevo “birra da vendere”, sentivo che le gambe andavano sciolte e che la strada mi stava accompagnando in questa volata solitaria quindi perché non assecondarle?! Mentre ero assorto in pensieri così profondi da farmi tenere lo sguardo fisso sulla strada, ho alzato la testa e mi sono detto: diamine sembra di essere dentro un quadro di Van Gogh. Il connubio tra i campi di frumento, le colline verdi, il cielo azzurro e le nuvole striate da sfumature simili a quelle che sa tracciare un pennello sapiente mi hanno imposto uno stop per riempire quanto più possibile gli occhi di tanta perfezione.
Sono stato poi raggiunto da Matteo verso le 11.30 quando il sole è diventato caldo, al punto che ci siamo tolti le giacche e abbiamo proseguito con abiti più leggeri, lui addirittura in maniche corte, io con due maglie termiche. Quello di oggi è stato decisamente il paesaggio più bello che abbiamo incontrato sino ad ora ed è anche quello che Matteo ha definito il suo paesaggio preferito della prima parte di Cammino. Si può solo concordare, è proprio così.
Riunito il trio ci siamo fermati ai piedi di una collinetta dove un tavolo di legno ci ha offerto un appoggio per consumare un panino e per poi raggiungere il paesino di Los Arcos dove avremmo dovuto pernottare. Avremmo dovuto… se ci fosse stato almeno un ostello aperto e invece niente, tutto chiuso tranne il bar della piazza del paese. Ci siamo seduti là per reidratarci e per capire cosa fare. Il paese successivo, Torre del Rios, è a 6 Km e dopo qualche telefonata abbiamo trovato un ostello che ci ha garantito il pernottamento.
Piccolo problema per me, una volta seduto su quelle sedie ho sentito la stanchezza e la debolezza prendere il sopravvento. Tutte le energie che avevo erano state utilizzate per la camminata sino a quel momento e ho capito che se avessi affrontato i km rimanenti avrei probabilmente compromesso la giornata di domani. Ho quindi deciso di prendere un taxi e arrivare a destinazione in condizioni ancora accettabili. Non è il massimo della vita e non ne sono certo orgoglioso ma nelle condizioni in cui ero sarebbe stato stupido forzare ulteriormente.
Il Pata de Oca, l’ostello in cui ci troviamo, è un edificio in pietra che al suo interno non potrebbe essere arredato in modo più tipico di così. Nella sala da pranzo, assieme a diverse icone religiose, tre chitarre classiche che significano una sola cosa: Flamenco. Non credo stasera avremo modo di ascoltare musica ma l’oste ci ha proposto una Paella e siccome siamo tutti e tre inappetenti gli abbiamo detto immediatamente di sì.
Ora sono nel mio letto, a riposare mente attendo che l’ibuprofene attenui i dolori e prevenga la febbre. Domani sarà una tappa molto corta, meno di 20 Km percorsi i quali saremo a Logroño. A domani.


