Km 85
Km Totali 1284
Km Restanti 706
Oggi è una di quelle giornate in cui vorrei fermare il tempo..
La strada che mi sono lasciato alle spalle è tanta, un numero considerevole di Km, di sentieri, di spiagge e di persone incontrate.
Sono tutte vive nella mia mente, i loro sguardi, i loro sorrisi, il battito del mio cuore mentre li salutavo, il calore di abbracci sinceri che mi hanno dato così tanta forza e così tanta gioia da annullare ogni fatica.
Ognuno di loro è presente in questo cammino, quasi quotidianamente. Ci scriviamo, ci aggiorniamo sulle nostre vicende quotidiane, ed è meravigliosamente stupendo.
Negli ultimi giorni ho conosciuto una coppia, marito e moglie, svizzeri in vacanza in Sardegna per ripercorrere le tappe di un viaggio fatto vent’anni fa e vedere come sono cambiati i luoghi che avevano e hanno nel cuore.
Harro e Gabriela, con una L come ha precisato lei, sono quel tipo di coppia che ti fa invidia anche se non sei invidioso. Sono insieme da una vita, nel senso letterale della parola, quasi 50 anni, e nello stare con loro ho percepito nitidamente l’amore immenso che provano l’uno per l’altra.
Li ho conosciuti sulla strada da Porto Paglia verso Piscinas. Avevo passato la notte in spiaggia, come faccio spesso, però quella mattina mi sono svegliato con la schiena croccante. Dico croccante perché mettendo fuori la testa dalla tenda e ritornando in posizione eretta ho sentito lo stesso rumore che fa un grissino sotto i denti.
Camminare è una passione, in tutti i sensi, quindi mi son detto che scaldando i muscoli avrei ritrovato la forma fisica necessaria per finire la tappa.
Percorsi i primi 5 km mi sono ritrovato su di un sentiero che si divideva in due e quello di destra, che era quello che dovevo prendere io, era chiuso con un cancello e un lucchetto.
Non è la prima volta che succede, gli allevatori lo fanno per contenere il bestiame all’interno di una vasta area di pascolo e lo fanno anche se non si potrebbe, pazienza.
Ho velocemente consultato gli organizzatori del Cammino con cui sono in contatto e dopo aver valutato le alternative ho deciso di tornare indietro e camminare su strada.
Il sole ha cominciato a picchiare da subito, la schiena non smetteva di fare male e i miei era sempre più pesanti.
Dopo circa 10 Km mi sono fermato sul ciglio della strada per bere e fare una sosta. Avevo davanti altri 15 Km per raggiungere Piscinas e sentivo che sarebbero stati difficilissimi.
La strada in cui mi trovavo era tra le colline, con pochissimo traffico per non dire nullo se non qualche motociclista e tanto sali scendi.
Mentre cercavo di raccogliere le forze per rimettermi in marcia ho visto in lontananza una macchina bianca che procedeva lentamente verso il punto in cui mi trovavo.
Mi è venuto spontaneo mostrare il pollice e ritrarlo quasi subito, come se me ne fossi pentito.
Harro e Gabriela lo hanno visto e si sono fermati.
– In che direzione andate?
– Andiamo verso Portu Maga, vuoi un passaggio?
– Perché no, risparmio qualche Km
Da quel momento e fino stamattina, abbiamo condiviso un pezzo di vacanza.
Mi hanno accompagnato fino a Portu Maga dove abbiamo bevuto un caffè e parlato per un’ora abbondante. Volevamo accompagnarmi fino a Piscinas, ma ho rifiutato perché volevo continuare a piedi e godermi questo tratto di costa, così li ho salutati dopo aver scambiato il mio contatto con Gabriela, che è stata una traduttrice e si è offerta di tradurre il libro che scriverò.
Entrambi parlano fluentemente 4 lingue, italiano, inglese, francese e tedesco.
Quell’ora al bar è stata intensissima e ci siamo raccontati a vicenda senza risparmio di parole e confidenza.
Ho ripreso a camminare dopo averli salutati e ho scelto intenzionalmente di uscire dal sentiero indicato nella guida del cammino per affrontare la macchia mediterranea più selvaggia e impervia che esista.
Ho iniziato da subito ad attraversare arbusti spinosi, salite durissime e rocce appuntite sulle quali i piedi stentavano a trovare un appoggio stabile. Poi è arrivata la parte più difficile, quella in cui la vegetazione era così fitta da non consentire di ipotizzare quale direzione prendere. Ero perso, confuso e stanco, fradicio di sudore e incantato nel guardare la bellezza del paesaggio in cui ero immerso.
Mi sono tolto di dosso lo zaino, mi sono seduto per terra all’ombra di un cespuglio e mi sono acceso una sigaretta per riflettere su come procedere. Prima che qualcuno lo dica, lo faccio io, quando fumo in mezzo alla natura sto molto attento sia alla sicurezza, sia al rispetto dell’ambiente. I mozziconi me li porto fino a destinazione.
Mentre cercavo di trovare su Maps una parvenza di sentiero ho sentito le campanelle di un greggie di capre e pecore. Mi sono alzato in piedi e ho visto che avanzavano verso la cima della collina, così ho iniziato a seguirle e sono state loro a togliermi dai pasticci guidandomi fino alla strada che porta al Campeggio di Piscinas. Ci sono volute 2 ore e mezza per percorrere 8 Km e ci sono arrivato stremato ma soddisfatto.
Mentre bevendo la consueta birra serale ho visto arrivare Gabriela, a piedi, seguita poco più indietro da Harro. Avevano visto l’indicazione del campeggio, cercavano una sistemazione per la sera e avevano deciso di chiedere se la struttura affittava anche stanze.
Il loro itinerario è molto flessibile, decidono giorno per giorno cosa fare e dove andare.
A Piscinas c’erano stati e volevano rivederla, ecco perché erano lì.
Quando ci siamo visti è stato come se avessimo ritrovato un amico di vecchia data. Abbiamo cenato insieme, Harro ha insistito affinché mi sedessi con loro e ha voluto offrirmi la cena.
Stavolta abbiamo parlato per 3 ore abbondanti, così tanto che mi sono chiesto se passo più tanto a camminare o a parlare.
Harro è un parrucchiere in pensione, ha lavorato in tutto il mondo prima di aprire il suo salone ad Ascona. Ha lavorato anche ai Caraibi e nello specifico a Saint Barth e a Siant Marteen ed è stato divertente rispondere alle sue domande sui posti in cui ha vissuto ormai 50 anni fa, per sapere se e come sono cambiati e se hanno ancora lo stesso spirito Caraibico.
Harro è anche un velista, anzi lo sono entrambi, infatti appena sono andati in pensione hanno preso una barca a vela di 12 metri e per tre anni hanno navigato nel Mediterraneo esplorandone ogni angolo.
Il giorno abbiamo fatto colazione insieme e ci siamo salutati con un lungo abbraccio, soprattutto con Gabriela, con la promessa di rivederci a Lavagna, che non ho mai visto.
La tappa tra Piscinas e Portixieddu è stata dura, più di quanto mi aspettassi. Faceva caldissimo, la sabbia soffice ha reso faticoso il passo e la salita verso Capo Pecora sembrava non terminare mai.
Ogni metro percorso però, ha ricompensato ampiamente ogni goccia di sudore, tanto che dopo aver montato la tenda in spiaggia, sono svenuto senza nemmeno entrare nel sacco a pelo.
Il giorno dopo è stata la volta di Masua, passando da Buggerru che viene chiamata la piccola Parigi, non per il suo aspetto ma per una connotazione culturale che ha ereditato dai dirigenti minerari che la popolarono nei primi anni del 1900.
A Masua c’è il Pan di Zucchero e dalla spiaggia si gode di una vista unica, non è stato quindi difficile decidere dove passare la notte.
Ho aspettato che se ne andassero tutti, che il chiosco chiudesse e ho montato la tenda nell’angolo più lontano.
Cenare nel silenzio, con i piedi nella sabbia, guardando il mare è un’attività talmente rilassante che ti fa sentire in pace col mondo.
Al risveglio di stamattina ho scritto un messaggio a Gabriela per sapere dove fossero.
Quando mi ha risposto mi è scappato un sorriso perché erano a Nebida, dove stavo andando io e avevano intenzione di percorrere il sentiero su cui stavo per entrare, proprio per visitare la spiaggia di Masua.
C’eravamo dati un appuntamento genetico, una cosa del tipo “ci vediamo lungo il tragitto”, ma alla fine sono stato più veloce di Harro che la mattina adora mettersi in moto con molta calma e molta lentezza.
Ero quasi dispiaciuto di non averli incontrati, pensavo avessero preso un altro sentiero, stavo per scrivergli un messaggio ma poi ho visto il market del paese e siccome avevo finito l’acqua sono entrato all’interno prima di estrarre il telefono dalla tasca. Metto dentro il primo piede e sento la voce di Gabriela che mi chiama e che mi viene incontro abbracciandomi.
Come mi sono sentito? Come si sono sentiti loro?
Che ve lo dico a fare? È la storia che si ripete, le persone, l’emozione di vivere ogni istante come se fosse l’ultimo.
Alla prossima


