Un’altra giornata epica, un’altra tappa fondamentale messa in archivio. La sveglia era impostata alle 6:30, ma un’ora prima ero già in piedi a causa del raffreddore che ieri notte mi impediva di respirare normalmente. Quando ho aperto la porta della camera, ho trovato Miguel Angel già a fare colazione. Dopo uno scambio di sorrisi e cenno con la mano, mi sono seduto con lui, e abbiamo chiacchierato a voce bassa per non disturbare.
Sposandosi continuamente da un villaggio all’altro e da un Albergue all’altro, mi capita di avvertire un senso di smarrimento al mattino, prima di ritrovarmi. Pur essendomi svegliato con largo anticipo, mi ci sono volute quasi due ore prima di mettermi lo zaino in spalla e scendere in strada dove Flo mi stava aspettando. Abbiamo aspettato anche le ragazze, che hanno impiegato un po’ di più, ma verso le 8 abbiamo iniziato a camminare dirigendoci nel centro di Villafranca.
Era ancora buio, e le luci dei lampioni che si riflettevano sulla strada creavano effetti curiosi. Abbiamo attraversato il ponte che ci ha portato sul sentiero giusto, sul quale siamo rimasti per diverse ore. Il primo tratto costeggiava la statale poco trafficata, avvolta da una foschia rarefatta attraverso la quale le prime luci dell’alba facevano breccia. Purtroppo, il sole è stato più lento di noi, e quando ci siamo resi conto che il cielo si era tinto di rosa, eravamo già oltre la prima collina.
Non c’è stato rammarico, perché poco dopo abbiamo abbandonato la strada principale per entrare nel cammino che attraversa tutti i paesi. Abbiamo ritrovato boschi, fiumi e torrenti, e la genuinità di luoghi incontaminati. Kim e Na erano dietro di noi, partiti per ultimi, procedendo a passo militare come al solito. Il loro modo di camminare sembrava influenzato dal periodo di servizio militare appena terminato.
Stamattina io e Flo ci siamo dati alle chiacchiere importanti, discorsi profondi che stanno saldando un’amicizia inaspettata ma preziosa. Abbiamo tenuto un passo relativamente lento, più per colpa mia che sua, ma ciò ci ha permesso di apprezzare di più ciò che ci circondava. Davanti a noi il solito Matteo, che salutiamo solo quando esce dall’ostello e rivediamo solo al successivo, insieme a Miguel Angel un po’ più indietro.
Alla seconda ora di marcia siamo entrati a Trabadelo, dove sapevamo di un bar aperto in cui Matteo aveva fatto sosta. Dopo una sosta per una empamadas e un caffè, abbiamo affrontato un tratto piuttosto lungo senza vere soste. Avevo commesso l’errore di non mangiare abbastanza, e la fame si è fatta sentire. Le soste sono fondamentali, ma per chi ha dolori muscolari come me, sono controproducenti. Bastano 10 minuti di inattività per raffreddare i muscoli e far emergere tutte le magagne. Servono almeno altri 10 minuti per riscaldarsi nuovamente, e questo fa sì che all’inizio si proceda lentamente e con dolore.
Fortunatamente, oggi siamo stati benedetti dal tempo. La salita di 10 km è stata impegnativa, con pendenze superiori a quelle dei Pirenei. Miguel Angel ci seguiva con un’andatura un po’ più lenta, ma incredibile considerando la sua età. L’abbiamo affrontata ridendo, respirando a fondo e meravigliandoci per la vista che migliorava con l’aumentare dell’altitudine.
Abbiamo scollinato finalmente il monte, arrivando al secondo punto più alto del cammino a 1450 metri. Proprio in quell’istante, la pioggia che avevamo visto avvicinarsi ci ha raggiunto. Poche gocce fortunatamente, che sbattevano sulle giacche quando siamo passati davanti alla pietra che certifica l’ingresso in Galizia.
Entrati in ostello, ci siamo infilati in doccia e poi siamo andati al ristorante del paese con una fame violenta. Rientrati in ostello, abbiamo visto i tre bambini della famiglia trentina correre da una parte all’altra e ci siamo chiesti dove trovassero ancora tutta quell’energia.
Oggi è andata, hang loose guys!
A domani.


