Il turno di guardia di stanotte è stato forse un po’ più lento dei precedenti, ma non per questo meno interessante. Ancora una volta l’ufficiale di guardia con me era Tom. Abbiamo avuto una piacevole conversazione a proposito della sua vita da “emigrato” a Palma di Mallorca, anche se in realtà la metà del tempo la passa in mare quindi il tutto si riduce solo a 6 mesi l’anno. Ci siamo anche presi dei momenti di pausa in cui entrambi abbiamo contemplato in silenzio il mare, il cielo con tutte le stelle che una notte calma e serena ci hanno regalato. È una cosa magnifica osservare le stelle senza inquinamento luminoso e soprattutto beneficiando di un panorama libero a 360°. Sembra di essere in un planetario vero e proprio!
Dei cieli stellati in Atlantico ci sono due cose che mi emozionano davvero: la quantità e la brillantezza. La prima è dovuta proprio all’assenza di fonti di luce artificiale e credetemi, ciò che ci perdiamo in città è davvero incommensurabile. Ce ne sono così tante che ci si perde in continuazione, non si sa da che parte volgere lo sguardo per ammirarne la bellezza. L’altra cosa come dicevo è la luminosità che riescono a sprigionare, che è altrettanto affascinante. Le vedo più grandi e più definite di come riesco a fare a casa in Sardegna, dove già si può godere di un’ottima visibilità notturna. In Oceano mentre osservi ciò che ti circonda, senza ostacoli visivi, come alberi o edifici, puoi vedere le stelle fino alla linea dell’orizzonte, un intero arco di 180°, fitto come i pixel di un pannello a Led, e l’effetto che ne deriva è che si riesce a percepire la sfericità della terra, alla faccia dei terrapiattisti.
Dopo aver ammirato questa opera d’arte che è la natura, ancora una volta ci rimettiamo seduti davanti alla strumentazione. Il Fly Bridge è chiuso da un tendalino che ci protegge dalla pioggia e dagli spruzzi ma sul lato sinistro è stato lasciato aperto un quadrante di 2 metri x 2 per poter avere visibilità piena sulla prua e sulle vele.
Da questa apertura entra anche il vento che rinfresca tutta la zona e ci fornisce un feedback diretto sulla temperatura esterna.
Il tempo passa in fretta e in men che non si dica ho già compiuto il primo engine room check e compilato il logbook. La successiva ora di guardia passa altrettanto rapidamente e dopo aver salutato Tom e Ben vado a dormire.
Ore 10, mi sveglio ancora una volta in modo naturale e mi sento sempre più riposato e in forze. Arrivato nella crew mess mi rendo conto che il plumcake è stato divorato in meno di 24 ore, quindi oggi farò un altro dolce.
Dal momento che alle 11 sono di nuovo di guardia, faccio colazione e chiacchiero con Lorenzo. Sta preparando un toast a Sophie, che a quanto pare sta molto meglio e dovrebbe riprendere il suo posto tra stasera e domani. A quel punto sarò esentato dalle guardie e potrò dedicarmi interamente a viziare un po’ i miei compagni di viaggio.
Visto che ho ancora qualche minuto a disposizione mi faccio una passeggiata verso poppa. È una giornata splendida, soleggiata e con temperature ancora molto miti. Non durerà per molto, tra qualche giorno saremo in pieno Atlantico e la temperatura scenderà bruscamente facendoci indossare abiti sempre più pesanti.
Poco prima delle 11 salgo sul Fly Bridge dove Raymond è l’ufficiale di turno al quale farò assistenza per un’ora. Dopo di lui ci sarà Tom col quale terminerò le mie due ore di guardia.
Il vento è costante attorno ai 17-18 nodi, la vela sta facendo il suo lavoro così come il motore e ci stanno facendo tenere una media di 10.5 nodi. Stiamo andando alla grande e in questo momento raggiungiamo i 12 nodi di velocità. Pochissima onda, forse meno di 1 metro, balliamo poco e solchiamo il mare come un coltello caldo nel burro.
Un po’ di musica grazie ad uno speaker Bose e un buon caffè mi fanno sentire comodo come nel salotto di casa. Mentre scorro i brani su Spotify trovo una playlist anni 80 che non ascolto da un po’ e dopo averla messa in riproduzione il primo brano proposto è More than this dei Roxy Music. Appena Raymond lo riconosce mi chiede di riprodurre l’intero album invece che la playlist perché gli ricorda il periodo dell’adolescenza e mi confessa essere uno dei suoi album preferiti. Mentre cantiamo qualche strofa gli chiedo come abbiamo fatto a mantenere questa velocità per così tanto tempo e lui in modo molto semplice ma estremamente esaustivo mi risponde: it’s the good angle, buddy! Vento al traverso, motore a potenza ridotta per consumare meno e cercare di non fermarsi a Gibilterra per rifornire, la vela che ci aiuta molto e come ha detto lui, l’angolo giusto ovvero la rotta giusta. Nei primi giorni avevamo puntato più verso Nord, come si fa abitualmente, per andare quasi incontro alle perturbazioni oceaniche. Questo perché laddove aria calda e aria fredda si scontrano, si genera il vento che per quanto a noi serva meno del solito, se viene addomesticato sapientemente può essere un grande aiuto. Esattamente come sta facendo il nostro comandante. Dicevo che avevamo puntato a Nord andando oltre quella che doveva essere la linea retta immaginaria per arrivare a Palma. Una volta raggiunto il vento, Raymond ha corretto la rotta puntando lo stretto di Gibilterra e quindi siamo ritornati “in carreggiata” dritti verso casa. Il computer di bordo ci dice che il tempo stimato di arrivo è addirittura il 9 aprile ma va preso con le pinze perché ovviamente si basa sulla andatura e la velocità attuale quindi è suscettibile di variazioni anche considerevoli.
Il tempo di guardia restante passa in fretta. Tom si avvicenda con Raymond che va a dormire e dopo aver finito il mio turno mi dirigo in cucina per preparare il pranzo.
Ho finalmente fatto la lasagna che avrei dovuto preparare qualche giorno fa alla quale affiancherò dei broccoli come contorno e un’insalata di spinacino di cui Raymond non può fare a meno. Dice correttamente che gli spinaci forniscono vitamine essenziali soprattutto quando si sta per lungo tempo in mare. In ogni caso quello del comandante è sempre il primo palato da soddisfare.
Beh, non vi ho ancora presentato tutto l’equipaggio, anche se in realtà ho menzionato un po’ tutti. Lo faccio ora, in ordine gerarchico: Raymond, il comandante, di origine Neo Zelandese che vive in Australia. Un passato nella marina Neo Zelandese e poi una vita intera nel mondo del diporto. Esperienza da vendere a quintali, la quintessenza della calma e della riflessività, entrambe le caratteristiche ho notato essere un tratto comune di moltissimi comandanti, come Edgar lo scorso anno e Sylvain l’anno prima, o Howie con cui ho lavorato solo qualche settimana lo scorso febbraio.
Il primo ufficiale è John, inglese purosangue. Fisico statuario, biondo con gli occhi azzurri e con carisma palpabile dopo pochi secondi di conversazione.
Tim, il 1st engineer è l’altro ufficiale a bordo. Di lui ho già detto qualcosa e non mi resta che aggiungere che anche lui ha iniziato la carriera nella marina militare al servizio di Sua Maestà. È il membro dell’equipaggio con la maggiore anzianità a bordo di questa barca. Ci lavora da quasi 7 anni.
Abbiamo poi i marinai, Matteo che è nato e cresciuto a La Spezia con una madre Scozzese e un padre Italiano. Viene poi Lorenzo che è nato e cresciuto in Inghilterra da padre Inglese e madre palermitana. L’ultimo marinaio è Ben, un ragazzo inglese che fa sempre ridere tutti con il suo fare un po’ goffo per via del fatto che è in sovrappeso e perché nell’arco della stagione è finito fuori bordo 3 o 4 volte. È una cosa di cui un marinaio non va mai fiero e non lo fa nemmeno lui, ma ci ride sopra quando gli altri lo incalzano con qualche battuta scherzosa. È successo anche a me qualche anno fa, se quindi da un lato sorrido, dall’altro solidarizzo con lui.
Gli ultimi saranno i primi…e quindi manchiamo solo io e Sophie, che peraltro è l’unica ragazza a bordo che per il ruolo che ricopre si accolla un bel po’ di lavoro di pulizia e lavanderia. È inglese anche lei, piccolina e minuta, sempre molto gentile e sempre estremamente disponibile. È il tipo di ragazza, e di persona, a cui vuoi bene per forza perché è l’immagine della dolcezza fatta persona.
Beh, presentazioni fatte, ora vado a togliere la torta di mele dal forno prima che si carbonizzi.
Stavolta sono un po’ meno soddisfatto del solito per via del fatto che il forno a cui ancora non mi sono abituato, mi ha asciugato troppo le lasagne. Il sapore era buono ma erano appunto un po’ troppo asciutte. Ne terrò conto la prossima volta.
Mentre l’equipaggio finisce di pranzare mi occupo di tirare fuori i tranci di tonno dalla cella frigorifera. Hanno un aspetto spettacolare, sono abbattuti e quindi sicuri da mangiare crudi, ma stasera ho altri programmi per loro.
A questo punto non mi resta che ritirarmi nei miei alloggi per il riposino pomeridiano.
Mi alzo dal letto e siccome ho un po’ di tempo a disposizione mi metto a sistemare un po’ gli armadietti della cucina e una parte della cella frigo.
In men che non si dica passa un’ora e comincio a preparare la cena. Stasera cous cous di verdure, tonno tataki e fruit salad. Per essere in mezzo al mare non ci trattiamo poi così male.
Alle 21 in punto porto fuori i vassoi e mi bevo un caffè. Ho mangiato mentre cucinavo e non ho abbastanza fame per cenare, quindi bevo un caffè e vado a fumare la mia sigaretta a poppa. Alle 22 monto di guardia, sperando che sia l’ultima della traversata.
Quando salgo le scale che portano al Fly bridge mi ritrovo davanti lo spettacolo che vedete in foto. Le parole sono superflue e non potrebbero mai descrivere la meraviglia che il tramonto riesce a generare.
Sono le 20.30 e tra mezz’ora devo fare un altro turno di guardia…Sophie ha lo stomaco un po’ sottosopra.
Raymond è l’ufficiale in turno con me. La guardia fila via liscia come l’olio e una volta terminato di compilare il logbook mi ritrovo sotto il piumone a finire di scrivere questo racconto. Buonanotte, anzi per voi buongiorno.


