Flessibilità, la qualità più richiesta e indispensabile per lavorare a bordo di uno yacht.
Mi sveglio pensando a questo. Penso alla cambusa che ho fatto al volo e penso al fatto che la sto dosando scientificamente affinché si arrivi a Madeira senza che manchi mai un macro nutriente. La criticità è rappresentata prevalentemente da frutta e verdura anche sul resto è comunque in via di esaurimento quindi deve calcolare bene le quantità e pianificare al meglio le ricette per far si che i pasti siano sempre completi.
Nel farlo rilevo due difficoltà attualmente, entrambe dovute ad interventi esterni, ovvero non dipendenti da me. Il primo è stato Tom, lo chef che mi ha preceduto, che in buona fede mi ha suggerito e quasi imposto di ridurre le quantità di molti alimenti che erano nella mia lista iniziale. Si basava sul fatto che la traversata doveva durare 14 giorni, massimo 18 e che la compagnia ha un budget anche per la cambusa che seppur abbastanza generoso, era stato eroso pesantemente dagli ultimi 3 charter.
Tom è un ragazzo di 30 anni che lavora a bordo da qualche anno. Ha sicuramente una buona esperienza di cucina e se la cava sicuramente meglio di me con ospiti ed equipaggio. Da quanto ho potuto vedere in cucina, come l’aveva organizzata e gestita e da quanto mi dicono i ragazzi, è sempre riuscito a soddisfare le aspettative di tutti. Questo è un fatto ed è un grande successo per lui. Però è giovane e come spesso accade alla sua età, non si pensa agli imprevisti e agli inconvenienti e in questa traversata non sono mancati né i primi né i secondi.
La mia lista teneva invece in considerazione proprio queste due cose. L’avevo strutturata su 3 settimane di viaggio perché se è vero che 18 giorni erano il tempo massimo di navigazione, per tranquillità avevo preferito considerarne 21.
Ora mi ritrovo a fare i conti con il fatto che la frutta è pressoché finita, restano solo mele e arance. La verdura che ho nel frigo consta solamente di spinacino, due mazzi di cavolo nero, 4 zucchine e 3 melanzane. Ci sono anche 3 zucche butternut che userò con parsimonia.
Fortunatamente lo stop a Madeira mi consentirà di rifornire un minimo il frigo.
Il secondo elemento che ha interferito con la pianificazione è stata la richiesta di Raymond di avere maggior varietà di verdura ad ogni pasto. Tradotto in pratica mi ha chiesto di avere sempre una verdura cruda e una verdura cotta e questo ha inevitabilmente ridotto la durata delle provviste.
Dopo la colazione e l’aver portato la solita scodella di frutta sul Fly mi metto al lavoro, oggi voglio fare il Pan brioche per la colazione e un’altra torta di mele. Il pranzo sarà a base di pesce: insalata di polpo, spaghetti burro e alici, torta salata zucchine e Feta e la consueta insalata. Sono un po’ rallentato dall’andatura. Abbiamo vento in poppa e onde attorno ai 2 metri. È un po’ come essere su un’altalena. Per quanto mi riguarda questa è l’andatura che detesto di più. Sento lo stomaco che si rivolta per via del fatto che quando siamo sulla cresta, come se stessimo surfando l’onda, si crea un vuoto che il mio fisico percepisce proprio all’altezza della bocca dello stomaco. In ogni caso, respirando con regolarità e in modo più ampio di come farei di solito, riesco a contrastare il malessere e mantengo una buona produttività.
Le preparazioni sono anche semplici e questo mi consente di sedermi nella crew mess a più riprese finché aspetto che tutto si cucini al punto giusto.
Alle 13.15 servo il pranzo in leggero anticipo e mi considero tutto sommato soddisfatto, a parte per il polpo che non è tenero come avrei voluto, ma quello dipende dalla qualità della materia prima e posso farci ben poco.
Mi siedo a mangiare e quando Raymond esce dalla sua cabina, io ho già finito.
Mi trattengo con lui e condivido le riflessioni che ho esposto poco fa. Gli dico che lo stop a Madeira è una benedizione perché altrimenti non saprei come fare. Lui manda giù il boccone, sorride, fa una pausa guardando per un secondo i monitor della crew mess e poi mi dice: non ci fermiamo più a Madeira. Io scoppia ridere rumorosamente e lui con me.
Siamo in condizioni meteo talmente favorevoli che è meglio tirare dritto il più possibile, almeno fino a Gibilterra, dove dovremmo arrivare domenica e se possibile fino a Palma, martedì.
Ecco quindi che la flessibilità non è più sufficiente, devo proprio inventarmi qualcosa. A questo punto gli sottopongo la situazione cambusa riportando che abbiamo un carico di carne più che sufficiente per arrivare in fondo e che siamo a posto anche con pasta e riso, ma verdura in primis e frutta, non andranno oltre le prossime 48 ore. Lui scrolla le spalle e mi dice: we’ll be fine.
Se lo dice il comandante, mi adeguo così come farà il resto dell’equipaggio.
Mente sto per andare in cabina incrocio Lorenzo che mi informa che alle 15 sul ponte di comando si terrà un Pub Quiz. La cosa mi sembrava talmente singolare che gli ho chiesto conferma 3 volte se avevo capito bene. Non che un gioco di società sia strano, ma un Pub Quiz non lo avevo ancora sentito e devo dire che lo trovo geniale e divertente. Dopo qualche secondo arriva anche Sophie che ha tra le braccia dei vestiti di carnevale coloratissimi, occhiali da sole in stile Elton John e delle parrucche gialle e arancioni. Quindi ha tutta l’aria di essere una cosa seria. Spezziamo la monotonia della traversata e ci facciamo due risate in compagnia.
Io però accuso un po’ di stanchezza e nel frattempo mi butto a letto.
Non faccio a tempo a chiudere gli occhi che sento bussare alla porta. È Lorenzo che, con una voce che trasuda eccitazione, mi avvisa che entro 10 minuti inizierà il gioco. Non condivido lo stesso entusiasmo ma ovviamente scatto in piedi e lo seguo fino al Fly, dove ci sono praticamente tutti tranne Matteo che stava ancora una volta dormendo beatamente. Poveretto, fa il turno di guardia in mezzo alla notte e tutte le attività diurne sono per lui una fatica aggiuntiva. In ogni caso ci raggiunge e si comincia.
Sul vestirsi con le parrucche e vestiti colorati sorvoliamo tutti. Senza alcol non si riesce ad entrare nella parte.
Si tratta di un quiz basato su 24 domande suddivise in 4 categorie. La prima prevede di indovinare il nome d’arte di un artista di fama internazionale partendo dal suo nome di battesimo. Alla fine delle 6 domande il mio score è 0. Tra i personaggi c’erano Bono Vox, Edge, David Bowie e altri che ora non ricordo nemmeno.
La seconda categoria invece prevede di indovinare la capitale di uno stato e qui me la cavo già meglio indovinandone 4 su 6.
Segue poi la categoria film che dovrebbe essere una “materia” sulla quale potrei anche distinguermi ma l’impostazione scelta da Tom nello stilare le domande (è lui che ha gestito e ideato tutto il gioco) mi rende il compito troppo duro. C’è da dire che il titolo dei film in inglese non è lo stesso che abbiamo noi in Italia e anche qui segno uno 0 in tabella.
La terza categoria riguarda lo sport, ovviamente inglese, altro 0 per me.
L’ultima categoria è cultura generale e indovinando il nome della compagna di Hitler e nominando almeno due aeroporti di NY registro 7 punti totali classificandomi al terzo posto inaspettato. La vincitrice è Sophie con 9 punti. Applausi, battute, risate e un’ora passata in allegria.
Mente sto per scendere in coperta John mi chiede se posso dare un’occhiata agli avanzi in frigo perché non ci sono più Tupperware liberi per mettere via quelli del pranzo. In effetti ha ragione, è da un po’ che né io né Sophie diamo una sistemata. Lo faccio all’istante, con l’occasione carico due lavastoviglie e torno in cabina nella speranza di dormire almeno un’oretta.
Alle 18 si ricomincia, stasera è finalmente il turno di un pezzo di carne pregiata che ho messo a scongelare ieri. Angus argentino! Quando Raymond mi ha visto uscire dalla cella col blocco in mano mi ha detto: yeah Man, give us the good shit! Risate generali, non capita spesso di sentire il comandante che esorta a spendere e usare le cose, o gli alimenti come in questo caso, più costosi. Ma la barca sarà venduta, il cibo rimasto verrà messo chissà dove e quindi perché non approfittarne?!
La metà che userò stasera diventerà una semplice ma gustosissima tagliata con rucola e grana. La metà di domani diventerà un Roast beef.
Come primo una vellutata di zucca, come contorno asparagi saltati in padella e l’immancabile insalata.
Non ci sarà dessert ma in compenso c’è il Pan brioche per la colazione di domani, se ci arriva.
Ceno insieme a Raymond e Matteo e il comandante sottolinea che questa è la migliore cena da quando abbiamo lasciato Sxm. Gli rispondo che per essere in mezzo all’oceano non ci trattiamo niente male e lui ribatte che “it’s the best restaurant in town”.
Ci vuole ancora una mezz’ora buona prima che possa dire di aver finito. Poi finalmente il caffè, la siga e il tuffo carpiato sul materasso.
Buonanotte, a domani.


