Visto che ieri sera ho spento la luce alle 2 mi ritrovo ancora una volta a dormire, in teoria, poco più di 4 ore. So già che non sarà così e infatti dopo aver spento la sveglia ho deliberatamente deciso che andrò al cantiere alle 8.30/8.45. Non posso andare a fare spese prima che Jason mi abbia dato il via libera, ovvero solo dopo aver appurato con certezza che i frigoriferi funzionino e che i generatori mantengano stabilmente la tensione, dopotutto sono rimasti spenti per quasi 3 mesi come il resto della barca e non si può mai sapere.
Dopo aver fatto colazione mi dirigo verso il cantiere senza troppa fretta e godendomi la leggera brezza che stamattina rende l’aria quantomeno respirabile.
Una volta a bordo mi rendo conto che la barca è più che operativa e la prima cosa che mi rallegra è che in coperta ci sono 23 gradi, segno che l’aria condizionata non solo funziona correttamente ma lo sta facendo anche da almeno un paio d’ore, fair enough.
Sono sostanzialmente pronto per la giornata di shopping con Lucy, che ha redatto anche la sua lista e la aggiunge alla mia in modo da stampare tutto e avere un pezzo di carta su cui depennare ogni articolo che compreremo.
Alle 10 siamo davanti al cancello del cantiere in attesa che arrivi il nostro taxi.
Il mall in cui stiamo andando è piuttosto grande, l’ho visto la sera del Kalifa mentre eravamo in taxi e al suo interno c’è un Carrefour che mi dà la garanzia di trovare parecchi prodotti europei e italiani. Comprare della pasta De Cecco, Molisana o Barilla è determinante per noi italiani, anche perché ho provato marchi stranieri, sia ai Caraibi che altrove e non è proprio il caso. Lo stesso vale per tanti altri alimenti.
Prendiamo due carrelli, per iniziare, e dopo esserci divisi la lista prendiamo strade diverse all’interno del negozio.
Ho fatto talmente tanto shopping negli ultimi anni che ormai, quando entro al supermercato, seguo un ordine d’acquisto preciso di cui conosco i tempi a memoria.
Il primo reparto su cui mi concentro, che è anche il più importante per me, è l’ortofrutta. Porta via un sacco di tempo rispetto al resto delle cose che devo comprare ed è fondamentale scegliere i prodotti con cura per evitare di ritrovarsi con frutta e verdura di bassa qualità, o peggio ancora con prodotti che deperiscono troppo in fretta compromettendo tutta la pianificazione dei pasti.
A colpo d’occhio capisco che qui la qualità è alta e ne ho la conferma appena inizio a scegliere il mango. Essendo di gran lunga il mio frutto preferito e avendone comprati un paio di centinaia nell’arco degli ultimi e anni, sono diventato scientifico nel selezionare quelli giusti. È un frutto che esiste in molte più varietà di quello che si pensa comunemente. In Italia, nei supermercati, sono quasi sempre di basso livello se non si prediligono per lo meno quelli che arrivano per via aerea e che quindi sono arrivati a maturazione sull’albero anziché in nave.
Dicevo che ce ne sono diverse varietà e finora quella che mi è piaciuta di più è la Thailandese. Ha una forma, un colore e un sapore che c’entrano poco con quello americano/messicano, verde/rosso di forma tondeggiante, che è più diffuso sui banchi italiani. Il Thai è giallo, oblungo e più sottile. La noce al suo interno è più piatta e la polpa è talmente dolce che sembra quasi essere stata zuccherata artificialmente.
Costa un occhio della testa, ma ne vale la pena e il manguito o mini mango, che costa ancora di più, è a mio parere il top del top delle varietà.
Avrete capito che sono diventato praticamente un feticista del prodotto e non vi sorprenderà sapere che qui sono stato 10 minuti buoni a guardare il banco ad esso dedicato.
Ho scoperto altre varietà che non conoscevo minimamente e che purtroppo non avrò nemmeno modo di assaggiare per due motivi. il primo è che è un frutto che deperisce molto in fretta, quindi non ha senso che ne acquisti più del dovuto, il secondo è che c’è un indicatore fondamentale per la scelta di quasi ogni tipo di frutto: il picciolo, o meglio il punto in cui il picciolo è stato reciso per raccogliere il frutto. Il colore mi dice tutto. Se è troppo chiaro significa che è stato raccolto prima che fosse completamente maturato, se è scuro invece significa che è stato colto al momento opportuno. Alcune delle varietà che potrei acquistare presentano un colore tra il bianco e il panna, io lo cerco tra il giallo e il marrone, più è scuro e meglio è.
Le due varietà che rispecchiano la caratteristica sono il Thai, di cui parlavo poco fa e il Badami che viene dell’India e che per me è totalmente nuovo. Dovendo rispettare un budget per la cambusa, opto per il secondo.
Nei prossimi giorni vi farò sapere com’è.
Seguo la mia lista, riempiendo progressivamente il carrello che nel giro di 20 minuti è già pieno. Le ragazze che sono al banco della bilancia e che mi vedono arrivare ogni 5 minuti con due o tre sacchetti, si chiedono chi sia e cosa stia facendo. Le capisco anche perché da queste parti non capita spesso di vedere yacht che fanno provviste per 3 settimane, cosa che invece altrove è molto più frequente, come ad esempio ai Caraibi o anche a Porto Cervo dove i supermercati vengono saccheggiati più volte durante la stagione estiva, andando in rottura di stock su molte referenze anche in poche ore.
Inizialmente si limitano a guardarmi un po’ sbigottite ma non dicono nulla, poi quando realizzano che sono già al secondo carrello pieno rompono gli indugi e mi chiedono se sono intenzionato a comprare tutto quello che c’è nel reparto. Sorrido e gli spiego perché mi trovo lì e perché sto comprando così tanto.
Ad ogni modo, nonostante adesso abbiano avuto una spiegazione, faticano ancora a credere a quello che vedono.
Io proseguo con la mia consueta sequenza e passo alla verdura e al terzo carrello.
Qui ho fatto un po’ più fatica. Le melanzane erano bruttine e mi ci è voluto un po’ per setacciare il banco ed estrarre le migliori. È una verdura che in posti come questo, o ai Caraibi, è veramente difficile trovare di buona qualità. Arrivano quasi sempre via nave e vengono tenute a temperature quasi da congelamento per evitare che arrivino già marce, ma il problema sono gli sbalzi di temperatura a cui sono sottoposte, pensate cosa può significare passare da 1 o 2 gradi a 35…. La prima cosa che succede è che fanno “condensa” e si ricoprono di acqua, il giorno successivo iniziano a raggrinzirsi, il terzo giorno sono da buttare.
Parcheggio anche il terzo carrello di fronte alla barriera casse e dopo averne preso un altro mi dirigo verso il banco della macelleria e del pesce per commissionare l’ordine ai ragazzi che ci lavorano. Anche qui pensano che stia scherzando e mi tocca dare una spiegazione prima di poter dettare la lista articolo per articolo.
Man mano che detto prodotti e quantità li vedo cambiare espressione sul viso, da seri si fanno improvvisamente allegri e cordiali. Come dicono in Sardegna: già lo credo che sono contenti.
Il responsabile della macelleria capisce in fretta che mi deve dedicare una persona per un’oretta perché non mi limito a chiedergli questo taglio o quella tipologia di carne, bensì richiedo che me la lavorino come voglio io. Le coscie di pollo, per fare un esempio, le voglio disossate e senza pelle, impacchettate in confezioni da non più di 500gr l’una. Gli ossobuchi devono essere alti 3 cm e così via, il carrè di manzo (il maiale come potete facilmente intuire non lo vogliono nemmeno nominare) dev’essere da 14 pezzi l’uno perché siamo in 7 e mangiandone 2 a testa (essendo di manzo sono piuttosto grandicelle), quella è la quantità giusta per scongelarle e cucinarle facilmente.
Dopo aver finito il dettato, passo al pesce.
Orate e branzini, sfilettati e senza pelle. Seppie calamari senza pelle, puliti all’interno e già tagliato a pezzetti. Anche qui uno degli addetti lavorerà solo per me per la prossima ora. Sono pignolo e un po’ pretenzioso, me ne rendo conto, ma non è solo per una questione di “mania” personale. Ho bisogno di avere a disposizione materie prime pronte all’uso, così da non dover fare io questi lavori di preparazione in condizioni che magari sono al limite del proibitivo….magari con 40 nodi e 3 metri onda. Penso possiate capire cosa significa sfilettare 7 pesci in quelle condizioni. Senza contare il fatto che dovendo stoccare un sacco di cibo nei frigoriferi e nei freezer devo massimizzare lo spazio a disposizione.
Mentre loro si occupano dei miei ordini, mi metto alla ricerca di Lucy per fare il punto della situazione e vedere se ha avuto difficoltà nel seguire la lista e se ha trovato le cose che voglio io. Anche qui, non è per presunzione, ma dal momento che sarò io a cucinarle e che so cosa ci devo fare, è importante che venga acquistato quello che sono abituato ad utilizzare.
Ci metto un po’ a trovarla tra le corsie e la incrocio davanti a quella della pasta. Anche lei ha già riempito due carelli e sta per ultimare il terzo. Mi mostra quello che ha comprato, le cose sulle quali aveva qualche dubbio e per le quali mi chiede conferma e le faccio i complimenti perché non è stata solo veloce e precisa ma ha anche saputo scegliere i prodotti giusti tra le alternative a disposizione. Ha comprato pasta Molisana, la senape di Digione Maille, la passata di pomodoro Mutti per fare solo alcuni esempi. Nella mia lista non erano indicati i brand quindi non era per niente scontato che una ragazza inglese di 22 anni, che non aveva mai fatto la cambusa per una barca e per conto di un cuoco italiano, sapesse destreggiarsi così. Fare spese non è come scindere l’atomo, ma stare ore dentro un supermercato a scegliere prodotti che spesso nemmeno si conoscono, non è per tutti e richiede pazienza e attenzione.
Ci separiamo nuovamente, io mi dedico alle spezie e lo faccio con piacere perché siamo nella zona del mondo da cui provengono la maggior parte delle polveri più ricercati e caratteristiche di ogni tipo di cucina. Contrariamente al resto del mondo qui c’è un’area dedicata solo a questo ed è meravigliosa. Un banco di una 50ina di metri quadri, colorato come un arcobaleno, con spezie di cui ignoravo perfino l’esistenza. Il tempo è tiranno e non posso fermarmi quanto vorrei a scoprire e conoscere così tante novità. Mi limito a comprare ciò che mi serve, poi passo ai successivi items con un po’ di dispiacere, amen, sarà per la prossima volta.
Ritrovo casualmente Lucy che come me ha dovuto dare qualche spiegazione, nel suo caso a dei clienti, non agli addetti vendita, che nel vederla fate shopping compulsivo hanno pensato che fosse affetta da qualche sindrome psichiatrica. Ci ridiamo su e continuiamo a fare il nostro lavoro fino alle 16, quando dopo 5 estenuanti ore di acquisti siamo finalmente pronti per andare in cassa. Mentre lei ha completato tutta la sua lista, io ho dovuto interromperla verso la fine omettendo alcuni articoli perché ho avuto la sensazione che non ci fosse sufficiente posto in barca per immagazzinare tutto e perché, ancora più importante, ho avuto la percezione che il conto potesse superare il budget messo a disposizione dall’armatore.
Prima di scendere dalla barca, Liam mi ha dato la carta di credito su cui c’erano 1400€ e 8000 Dirham (moneta locale) corrispondenti a circa 2000€. Il budget totale.
Non appena ci avviciniamo ai carrelli vengo fermato dal direttore del negozio che mi indica le ultime 3 casse del supermercato….le ha messe a nostra disposizione per velocizzare il processo insieme a 6 fattorini che si occupano di mettere tutto sul nastro e di impacchettate ogni articolo dopo che è stato battuto dalla cassiera.
Lucy ride di gusto nel vedere che “disastro”, si fa per dire, abbiamo combinato; io invece passo da una cassa all’altra per sbirciare sul monitor il conto parziale. Più andiamo avanti con il conteggio e più ho la sensazione che non riusciremo a pagare tutto. Raggiunta la cifra di 2999 Dirham su ogni singola cassa devo procedere al pagamento per evitare che il software che gestisce le casse vada in tilt compromettendo il funzionamento anche di tutte le altre. La cosa fa sorridere anche me, che nonostante abbia speso cifre di questo tipo svariate volte, non ho mai dovuto litigare con un software.
Dopo aver esaurito il cash e aver pagato due conti con la carta, ho la certezza che la mia sensazione iniziale fosse fondata. Ho preventivamente chiesto ai fattorini di tenere carne e pesce per ultimi perché avendo costi maggiori ci avrebbero creato una difficoltà in più. Sono un carrello pieno ciascuno e sono facili da parcheggiare nei frigoriferi dei due reparti, per tutto il resto invece sarebbe stato molto complicato.
Chiudiamo la faccenda….abbiamo riempito 12 carrelli più i due di carne e pesce per un totale di 14 carrelli pieni che è anche il best score di sempre, superando per distacco il precedente di 8 che ho orgogliosamente siglato a Sxm facendo acquisti per uno yacht di 90 metri. La cosa mi rende veramente molto fiero di me stesso 😂
Chiamiamo Liam, lo informo della cosa e decidiamo di rientrare in barca con quanto già pagato per poi ritornare qui con altro cash e ritirare carne e pesce.
Il conto finale è di 13600 Dirham, circa 3481€, niente male considerando che le due spese maggiori sono ancora in sospeso.
Usciamo dal centro commerciale in fila indiana, con i commessi dei negozi e i clienti in galleria che ci guardano come se fossimo degli alieni.
All’uscita abbiamo un unico obiettivo: trovare un taxi abbastanza grande da caricare tutto. Ovviamente non esiste, avremmo bisogno di un Iveco Turbo Daily e l’unica alternativa è prendere due Van. Il primo che si avvicina a noi è un taxi rosa, guidato ovviamente da una donna e non potrebbe farmi più piacere perché qui, fino a 2 anni fa non potevano guidare la macchina.
Lo riempiamo fino a farlo quasi pulsare ed Lucy sale nel sedile anteriore tenendo un paio di borse in braccio e un paio ai piedi. Nell’altro taxi faccio praticamente la stessa cosa.
Quando arriviamo in banchina i ragazzi sono pronti ad aiutarci a caricare tutto a bordo facendo una “catena” per rendere tutto più semplice, veloce e meno faticoso per tutti.
Parlo con Liam che mi dice che ha fatto ricaricare la carta con altri 3000€. Riprendo il taxi che mi stava aspettando nel piazzale del cantiere e torniamo al Carrefour.
Ritiro, pago ed esco nel giro di 15 minuti.
Salgo in macchina e chiedo a Ismail se c’è un negozio di orologi nelle vicinanze perché la batteria del mio Suunto ha deciso di esaurirsi proprio oggi. Mi dice che c’è una zona di orologiai a 5 km da qui è già solo perché la chiama “zona di orologiai” lo invito ad andare in quella direzione.
Mi serve l’orologio funzionante ma sono anche curioso di vedere la città nelle sue zone più autentiche e non contaminate dal turismo. Di tutte i posti che avrei potuto immaginare, quello in cui mi porta non era nemmeno lontanamente vicino alla mia immaginazione, che certo non è una cosa di cui difetto.
Parcheggiamo a bordo strada davanti ad un negozio di tappeti, uno di telefonia e un piccolo supermercato di quartiere. Lui è in macchina e mi indica col dito il negozio di tappeti. Io resto un po’ perplesso però non sono del posto, è una cultura diversa dalla mia e in ogni caso non mi metto certo a sindacare quello che mi dice uno del posto. Mi avvicino all’ingresso del negozio di tappeti con fare sospetto ma anche divertito, stento ancora a credere che sia possibile e infatti non lo è. Mi chiama dalla macchina mentre sta scendendo per raggiungermi e mi indica un banchetto, in una via laterale con cui il negozio di tappeti fa angolo, dietro al quale è seduto un signore anziano che di mestiere fa solo questo, ripara orologi al volo.
La razionalità mi dice che potrebbe non aver mai visto un Suunto nella sua vita ma non ho alternative, l’orologio aveva un valore seppur non pazzesco e ho già deciso di comprarne un altro prossimamente quindi non ho molto da perdere e lo appoggio sul tavolino.
Il Maestro non batte ciglio e dopo aver litigato un pochino con il disco che chiude il fondo dell’orologio effettua il cambio e me lo restituisce. Il conto? 20 Dirham, 4€. In Italia l’ultima volta che ho cambiato la stessa batteria allo stesso orologio ne ho spesi 25. Massima resa, minima spesa. Gli lascio 5 Dirham di mancia e risalgo in macchina.
Arrivo alla barca alle 18.30 e c’è un esercito intero di persone che sta facendo tutti i lavori possibili. Carpentieri, falegnami, tencici di computer e non so nemmeno cos’altro, sono talmente tanti che stavolta faccio perfino fatica a quantificarli. Ci saranno almeno 20 persone oltre a noi.
In cucina c’è Lucy che nel frattempo ha iniziato a sistemare la spesa nei freezer, nei frigoriferi e nelle bildge, cioè nei vani del pavimento in cui ci sono le pompe in sentina e che in ogni barca vengono utilizzati come magazzino del secco, cioè dello scatolame.
Sul pavimento e suo banchi c’è di tutto e vengo assalito da due domande: ci starà tutto e a che ora finiremo?
La risposta alla prima è: si, ce l’abbiamo fatta. Per la prima volta da quando lavoro in barca sono soddisfatto di come abbiamo messo via tutto, in modo ordinato e con logica. Lavorando da freelance ed essendo quasi sempre chiamato a sostituire qualcuno all’ultimo minuto, mi ritrovo a non avere il tempo di riorganizzare la cucina sin dall’inizio dovendomi adattare ad iniziare con il sistema dello che chef precedente e adattandolo poi in corso d’opera.
La risposta alla seconda domanda è: alle 20.45.
La giornata è finalmente terminata e dopo essere rientrati in albergo faccio una doccia che è durata la bellezza di 18 minuti.
Mi sdraio sul letto pensando alla cena, in dubbio se scendere o meno….ma non riesco a decidere perché svengo letteralmente nel giro di qualche minuto come accade spesso, non solo a me, lavorando in barca.
Anche per oggi è tutto, buonanotte a tutti, a domani.


