Il mondo non aspetta chi corre

Ore 6.40, sono sveglio da poco più di 5 minuti quando ricevo un messaggio su WhatsApp

Liam scrive nella chat di gruppo che entro le 12 dobbiamo fare il checkout dall’hotel, ci spostiamo in barca, dove dormiremo stanotte per poi partire domani mattina.

Dopo aver fatto la doccia riassemblo la valigia e scendo nella hall per fare colazione

Consegno la chiave della camera e mi incammino. Fa un caldo infernale, un’afa che non riesco a ricordare di aver sentito da nessun’altra parte. Dalla porta d’ingresso dell’hotel al cancello ci sono 50 metri e quando esco in strada sono già in un bagno di sudore, col fiato corto. Raggiungo l’entrata del cantiere e noto che sulla destra è parcheggiata una golf car con a bordo un ragazzo dall’aria annoiata. Lo guardo e gli dico: I need a ride to the boat…please. Ci provo, perché in realtà non sono sicuro che sia lì per fare servizi di questo tipo e invece mi risponde subito di sì. Entra in ufficio a prendere le chiavi ed esce subito.

Che sollievo, mi risparmio 300 metri di sofferenza.

Sono le 7.25 e sulla barca ci sono già tutte le squadre all’opera.

In cucina è tutto in ordine, dovrei sentirmi sereno e invece…ho il pensiero che carne e pesce non siano sufficienti. Come dicevo ieri, ad un certo punto ho ridotto la lista perché sapevo che sarei andato in overspending e le cose che ho lasciato fuori erano i filetti di manzo (2 interi) e 4 filetti di salmone.

So che sembra paradossale dopo aver speso così tanti soldi, ma siamo in 7, più 4 persone che saliranno a bordo due giorni dopo la partenza e resteranno con noi per 8 giorni (di loro parlerò al momento opportuno) ed essendoci solo una ragazza potete ben capire che da 6 a 10 uomini adulti, in barca, non osservano grandi diete e mangiano come lupi affamati, quindi il pensiero che le proteine non siano sufficienti ce l’ho eccome.

Nel pomeriggio Lucy deve andare a comprare delle medicine che sono scadute e che vanno sostituite. Si tratta della borsa medicinali che deve essere obbligatoriamente presente a bordo di imbarcazioni di questo tipo e che comprende un set completo in grado di coprire qualsiasi emergenza medica, compreso interventi chirurgici di piccola o media entità. Vi starete chiedendo come sia possibile non essendoci medici a bordo. La spiegazione sta nel fatto che c’è un numero di telefono a disposizione di qualsiasi barca nel mondo dotata di telefono satellitare. È attivo 24h su 24 e dall’altra parte c’è un medico che parla la lingua del comandante, il quale deve riportare i sintomi del malato/infortunato per ottenere una diagnosi a distanza sulla base della quale riceve poi le istruzioni su come procedere da parte del medico. Quindi in caso si renda necessario un intervento chirurgico, il comandante sarà il braccio che verrà guidato dal medico al telefono.

Ritornando ai farmaci da sostituire, coglierò l’occasione per andare con Lucy al vicino centro commerciale, più piccolo del Carrefour, ma comunque dotato di un ipermercato di dimensioni considerevoli, per comprare altra carne e altre due o tre referenze che ho omesso ieri.

Taglio un po’ di frutta in modo da integrare la colazione da asporto che l’hotel ci ha preparato stamane. Poi inauguro il forno con la prima torta,  al cocco. Al Carrefour ho trovato del cocco fresco, già grattugiato che è talmente saporito da poter essere mangiato così com’è.

La mia mattinata è tranquilla, non ho particolari scadenze e con molta calma inizio a preparare il pranzo. Pasta alla Norma, costine di manzo, fagioli in padella e insalata di spinacino (Jason si assicurato che ne comprassi a sufficienza). La cucina si trova in mezzo tra le cabine crew e ospiti (dove stanno lavorando tutti gli operai e dove Jason si aggira di continuo per controllare che tutto proceda secondo i piani.

In uno dei passaggi che fa di fronte al mio banco di lavoro, nota che sto tagliando le melanzane e mi chiede “what’s for lunch today, cheffy?” Quando me lo chiede, anche a bordo della barca precedente, vedo nella su espressione facciale che non è solo una domanda tanto per interagire ma che è curioso e desideroso di sapere cosa sto per servire. Lui è un foodie, nonostante sia una persona fisicamente in forma e non sia un “mangiatore seriale”. Gli piace il buon cibo, non ha nessuna restrizione alimentare e anche se adora salsicce, hamburger e tutto lo shit food tipico della cultura anglosassone, apprezza la cucina italiana e in generale quella ricercata.

Pranzo pronto, mangiamo a turni, la pasta alla Norma è venuta buonissima nonostante non abbia trovato la ricotta salata. Al suo posto ho usato un caprino fresco, francese, che trovo anche a Sxm e che ho riconosciuto all’istante al banco salumi e formaggi del Carrefour. Beh, si è sciolto in pochi secondi nel pomodoro formando una salsina cremosa che con le melanzane fritte ha creato un primo piatto da urlo.

Pulisco la cucina, svuoto la lavastoviglie e sono pronto per partire con Lucy.

Dentro al supermercato la prima cosa che cerco è uno stampo a cerniera per torte perché quello che ho a bordo non mi garba per nulla. Ne trovo uno spettacolare che ha sia lo stampo da ciambellone che quello intero. Mi avvicino al banco della carne e mi faccio mostrare dall’addetto vendita i diversi tipi di manzo che vendono. Opto per quello Brasiliano, che costa la metà di quello Neo Zelandese e che secondo me non ha nulla da invidiare agli altri, ma lo potrò dire con certezza solo dopo averlo mangiato. Mentre aspetto di essere servito mi cade l’occhio su un cartello da banco proprio davanti a me, al quale non avevo prestato attenzione. Offerta speciale, carne di Cammello. Sgranò gli occhi per essere sicuro di aver letto correttamente e chiedo anche conferma al ragazzo che mi risponde che è come il manzo, solo un po’ più coriaceo. In testa mi riecheggia un’espressione ferrarese: ma iet maat?

Finisco il mio giro, intercetto Lucy e andiamo a pagare. Uscendo in galleria mi cade l’occhio sul centro servizi del supermercato. La scritta che campeggia sopra il banco è: Customer Happiness Centre…eh niente fa già sorridere così.

Alle 18.30 preparo la cena: riso, chicken wings alla paprika, zucchine alla scapece e due insalate di cui una greca. Al Carrefour ho trovato un feta mondiale, il migliore che abbia mai mangiato in vita mia, perfino più buono di quello che arrivava direttamente dalla Grecia quando lavoravo in villa in Sardegna. Normalmente il Feta è compatto e molto salato, questo è morbidissimo, tanto da sciogliersi in bocca ed è salato al punto giusto, ripeto mondiale.

In questi giorni lo userò anche per far provare ai ragazzi un abbinamento che consiglio anche a voi perché vi stupirà, credetemi. È frutto di un’usanza Greca, è uno dei modi preferiti dai greci di consumare questo formaggio. Anguria ghiacciata e dolce e appunto Feta. Niente di più. Una droga, impossibile fermarsi una volta che si è iniziato a mangiarlo. L’anguria ce l’ho in frigo, il Feta anche e quindi so di aver già vinto a mani basse.

Cena pronta, tutti a tavola, squadre ancora al lavoro, mi chiedo come faremo a partire domani e invece, Liam conferma che il piano è confermato. Anzi, ci dice che Jason ha fissato l’orario di partenza alle 8.30 e quando il comandante dice 8.30 significa che alle 8.28 gli ormeggi sono già stati mollati e ci siamo già allontanati dalla banchina. Copy that! Alle 21 esco sul molo e non posso che constatare che anche dopo il tramonto fa ancora un gran caldo.

Rientro nella crew mess dove Grant, Liam, Jason e Chris stanno bevendo della coca cola. Mi siedo con loro e dopo poco Grant dice: mi sembra arrivato il momento di integrarci con la cultura del paese in cui ci troviamo. Non riesco a capire cosa sta dicendo, un po’ per lo slang ma soprattutto perché non trovo un senso nelle sue parole e come me anche gli altri. Lui si alza, va nella nostra cabina e torna con una bottiglia di Rum Capitan Morgan da 1.5 Lt. Continuiamo a guardarlo perplessi e lui ci guarda ridendo, alzando la bottiglia e con imitando l’accento degli arabi quando parlano in inglese dice: it’s Ram-adan time (Rum in inglese suona come Ram). Risate generali, due coca e rum a testa e cosa possiamo chiedere di più per terminare la giornata?!

Entro in cabina a farmi il letto. Io e lui siamo nella cabina del comandante perché Jason sarà nella cabina armatoriale a prua. È un letto a una piazza e mezza con sopra un letto singolo. Lascio a lui quello sotto perché dovendo fare le guardie e dovendosi svegliare a orari diversi dai miei ( a parte la prima guardia del mattino) mi sveglierebbe durante il riposo pomeridiano e poi se non altro per anzianità in servizio mi sembra giusto riconoscergli questo mini privilegio. Sistemo le mie borse dentro l’armadio, faccio una doccia e mi stendo sul letto. Chiacchieriamo qualche minuto ma siamo talmente stanchi entrambi che nel giro di poco spegniamo la luce e ci addormentiamo. È stata una giornata semplice ma comunque molto lunga. Anche per oggi è tutto, buonanotte, a domani.

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