Archiviati i mesi di febbraio e marzo, ad aprile le marine si ripopolano di yacht. Sembra quasi di essere a Dicembre da tanto è il traffico marittimo in laguna. Tantissimi charter, tantissimi yacht privati che si fermano 1 o 2 settimane nell’isola per fare provisioning e attività di manutenzione.
È il contesto perfetto per tutti i dayworkers che trovano lavoro con costanza, a volte perfino troppo nel senso che capita di dover rifiutare delle offerte essendo già impegnati per più giorni in altre imbarcazioni.
La mia vita isolana filava via liscia, sia a livello personale che professionale. Da un lato il gruppo di amici che si era creato, eravamo davvero tanti e molto affiatati; dall’altro le giornate a bordo che mi garantivano continuità professionale ed economica.
All’inizio di Marzo avevo lavorato a Palapa Marina su di una barca a vela gigantesca (57 metri) il cui Primo Ufficiale era un ragazzo più giovane di me di 10 anni con cui ho legato subito moltissimo. Sarà che essendo spagnolo di Gran Canaria, ci siamo stati subito simpatici a pelle, ma lavorare assieme è stato davvero divertente. Io e Nick, un ragazzo croato che era stato assunto con me, abbiamo lucidato tutto il cassero, a mano e con ła polish machine. Ła barca era appena arrivata a Sxm dopo 12 mesi trascorsi a Barcellona in un cantiere navale che aveva sostituito l’albero, successivamente l’equipaggio, per metà nuovo, aveva attraversato ł’Atlantico in 16 giorni e ora, dopo averla rimessa in ordine, si accingevano ad accogliere i proprietari americani, unici utilizzatori, in arrivo dalla Florida nelle settimane successive.
Georgia, questo ił nome della barca, è stata un’importante esperienza professionale, non solo perché ho imparato a fare cose nuove ma perché a bordo c’era uno chef italiano, Diego, un ragazzo di Perugia che dopo 16 anni di ristorante, da circa 6 lavora a bordo. Parlare con lui è stato illuminante e mi ha confermato una sensazione che avevo avuto nei mesi precedenti: il livello della cucina di bordo è mediamente molto basso. Chiaramente lo standard di riferimento è quello dei ristoranti italiani. Non parlo di cucina stellata ovviamente, ma della cucina a cui siamo mediamente tutti abituati. Da lì ho cominciato ad immaginare se potesse essere un’opportunità per trovare il mio posto in quell’ambiente. Così ho iniziato a chiedere sempre più informazioni a tutti gli chef di bordo che mi capitavano a tiro. La barca ormeggiata a fianco a Georgia era Geneviève e il loro Chef, George, era un ragazzo Macedone con cui avevo chiacchierato più di una volta.
Mi hanno dato spunti, conferme e idee su come iniziare ad impostare una carriera in tal senso.
L’età e le mie precedenti esperienze lavorative mi portavano ad analizzare e “sintetizzare” i punti chiave. A 45 anni ovviamente il fattore tempo è determinante, quindi ho capito subito che c’erano due elementi chiave sui quali avrei dovuto costruire tutto il resto: le miglia nautiche e l’esperienza professionale specifica di bordo. Le miglia sono come i km percorsi da un auto, in questo caso tanto più sono alte tanto maggiore è l’esperienza. La mansione ricoperta è invece la connotazione specifica di quelle miglia. Avevo bisogno di condensare le due cose e avevo bisogno di farlo velocemente. Non mi ci è quindi voluto molto per capire che dovevo attraversare ł’Atlantico e dovevo farlo cucinando. Una traversata corrisponde a circa 3500 miglia nautiche, perfette per il mio obiettivo. Ma come ottenere un ruolo da cuoco senza avere nessuna precedente esperienza professionale? Cucinare mi è sempre piaciuto ma non ero certo preparato a gestire la cucina di uno yacht.
La risposta sarebbe arrivata di lì a poco e sarebbe stata portata dal destino, come spesso accade ciò che più conta nella vita è trovarsi nel posto giusto, al momento giusto.
Kevin, il ragazzo tedesco con cui stavo lavorando in cantiere, mi dice che quel pomeriggio doveva andare proprio a Palapa Marina perché sarebbe arrivato un catamarano francese il cui comandante era un suo amico e mi annuncia che con tutta probabilità attraverserà ł’Atlantico con lui per portare la barca in Francia entro la metà di maggio. Mi chiede se voglio accompagnarlo e fare un giro li prima di rientrare alla Crew House. Accetto volentieri perché una birra gelida con i 40 gradi di quel giorno mi sembra un motivo più che valido ed è così che mi presenta Sylvain e Benjamin, rispettivamente Comandante e Chef del catamarano. Parliamo un po’ di loro, della barca nuova di zecca, della stagione che per loro si sta concludendo e dopo poco emerge che Benjamin andrà in vacanza per un mese quindi non accompagnerà Sylvain nella traversata. L’equipaggio sarà composto da 6 persone in totale, ma tra questi manca il cuoco…
Era fatta! Avevo la barca, la traversata e l’incarico che cercavo. Non potevo chiedere di più!!
La partenza era fissata per il 15 aprile, anche se era impossibile fissare una data certa perché è il meteo a decidere quand’è il momento giusto di partire. Nel caso specifico, attraversando a vela, significava che dovevamo aspettare che si alzasse il vento…
PS (la barca rossa è Georgia, la barca blu alla sua sinistra è Geneviève)


