Il mese di febbraio a Sxm è un mese di transizione. C’è una sorta di ricambio generale del comparto turistico, sia a terra che in mare.
Gli yacht si spostano da un’isola all’altra per via delle numerose regate amatoriali che ci sono un po’ ovunque e per via del fatto che alcuni tornano verso il Mediterraneo per preparare la successiva stagione estiva.
Molti dei ragazzi che si trovavano a Simpson Bay (questo il nome della località) avevano trovato imbarchi permanenti ed erano partiti con le “loro” barche lasciando più spazio a chi come me era rimasto lì. Infatti, la frase che ho sentito più spesso in quei mesi è stata: I’ll see you on the other side. Così si salutavano gli amici in partenza e l’ho ripetuta davvero tantissime volte.
Questa situazione mi ha però consentito di stringere rapporti più saldi con i “sopravvissuti” tra i quali Matt, Sofia, Rimmer e altri.
Con ognuno di loro ho stretto un rapporto diverso, condividendo momenti e stati d’animo unici. Matt, che ha solo 21 anni, è diventato un po’ un fratello minore. Con lui ho vissuto per 1 mese a bordo di uno dei tanti catamarani danneggiati da Irma (l’uragano) e lasciati all’ancora nella laguna in stato di semi-abbandono.
La laguna di Sxm è un cimitero di barche, per lo più affondate e lasciate lì ad offrire un riparo ai pesci. Quel mese in catamarano, senza mai navigare, è stato divertente e nel contempo utile. Matt è nato a Sxm e cresciuto in Sudafrica, ma i suoi 20 anni li ha trascorsi sempre a contatto col mare maturando quindi una grandissima esperienza. Il nostro “deal”, senza dircelo, era che io avrei cucinato per entrambi e lui mi avrebbe trasferito un po’ della sua conoscenza. Insieme abbiamo fatto anche diverse giornate di daywork nei pochi yacht presenti. Vivevamo 24h assieme, facevamo colazione al Lagoonies ogni mattina, un bar aperto 20 ore al giorno al quale si può accedere sia via terra che via laguna come facevamo noi. È un posto magico al quale lego tantissimi momenti felici e spensierati. Un luogo che ha saputo catturare il nostro spirito libero e che ci ha anche consentito di sospendere in qualche modo il tempo. Quando avevamo del tempo libero andavamo li e ci restavano ad oltranza, senza guardare l’orologio e senza scadenze da rispettare. Ci spostavamo col suo gommoncino e col passare dei giorni ci legavamo sempre di più. Da quando ci siamo salutati siamo sempre rimasti in contatto, fino a circa 10 giorni fa quando è partito per attraversare l’Atlantico in barca a vela. Arriverà in Olanda verso la fine di maggio e non è escluso che venga a farmi visita qui in Sardegna.
Sofia è stata il mio mentore per trovare lavoro a Sxm. È stata la prima persona che ho conosciuto appena arrivato nell’isola. Lavora a bordo da tantissimo tempo e da più di 10 anni trascorre l’inverno a Sxm per fare la stagione. Lei conosce tutto ciò che bisogna sapere per farsi trovare pronti e per cogliere tutte le opportunità che il settore offre. Senza di lei sarebbe stato tutto molto più difficile. Mi ha presentato tutti i contatti giusti per iniziare a creare il mio network di contatti e mi ha insegnato come emergere per avere una chance in più rispetto agli altri.
Rimmer è stato un compagno di scorribande e anche di lavoro. Mi ha fatto ridere come pochi e anche con lui ho avuto modo di creare un rapporto di amicizia sincera.
C’è poi Kevin, un ragazzo tedesco cresciuto in Spagna che ha vissuto qualche anno in Jamaica e a Sxm. Nonostante la giovane età anche lui ha una grande esperienza in mare e anche grazie a lui ho potuto imparare molto. Nello specifico mi ha consentito di lavorare a terra, in un piccolo cantiere dove un suo amico di famiglia stava ristrutturando da zero un Lagoon (catamarano). Tutti questi ragazzi sono rimasti fino all’ultimo nell’isola e come me hanno visto partite tutti i dayworkers passati dalla Crew House. Già…la Crew House. I proprietari, Elona e Smiley, sono una coppia un po’ attempata che per più di 20 anni ha vissuto a bordo di una barca a vela girando il mondo e scegliendo, ad un certo punto, proprio Sxm come fissa dimora. Hanno messo in piedi qualche business e alla fine si sono concessi una vita più tranquilla gestendo appunto l’ostello. Elona è un po’ la mamma/nonna di tutti gli yachties. Quando si arriva da lei si respira l’aria dell’ambiente familiare, si ottengono utili indicazioni per imparare a “muoversi”, oltreché concrete opportunità lavorative che derivano dallla notevole rete di contatti che ha costruito nel corso degli anni.
Febbraio e marzo sono anche stati i mesi in cui ho potuto visitare i luoghi più particolari, vivere la natura e adottare lo stile di vita degli abitanti dell’isola. La mia esperienza cresceva anche in ambito professionale, rendendo tutto più semplice. Avevo iniziato a “muovermi” con disinvoltura tra le marine, conoscevo tutte le guardie, gli operatori portuali, i direttori, diversi comandanti e molti marinai. Insomma Sxm, la Friendly Island, era diventata un posto amichevole anche per me.
Il mio inglese migliorò moltissimo e pur non padroneggiandone la grammatica, iniziai a parlare con maggior disinvoltura oltre che migliorare sensibilmente la comprensione, soprattutto dei diversi accenti. Avevo iniziato a pensare in lingua già a gennaio ma ciò che è successo verso la fine di marzo è stato iniziare anche a sognare in inglese. Un’esperienza notevole, per certi versi sconvolgente.
È stato un periodo molto particolare e molto divertente che aveva forse un unico difetto: non avevo ancora trovato la barca con cui attraversare, ma era solo una questione di tempo e dentro di me sapevo che non mancava molto…


