La giornata di oggi è stata particolarmente impegnativa, forse la più dura che abbia mai vissuto in vita mia.
Confesso che per quanto avessi letto, guardato video e raccolto esperienze dirette da altre persone relativamente al cammino, ciò che immaginavo era lontano anni luce da ciò che poi è stato.
È solo la prima tappa ed essendo la più difficile a detta di tutti, compreso il comitato organizzativo, sono certo che domani mattina mi sveglierò con dolori di ogni genere e penso che sarà così per un po’.
Voglio spendere due parole sul come si è generato l’impulso irrefrenabile di affrontare questa sfida.
Ero a casa, annoiato perché Cannigione d’inverno diventa un paese fantasma.
Una cara amica che è venuta a trovarmi, nel vedermi annoiato a un certo punto mi ha detto Ma perché non fai il cammino?
Istantaneamente ho sbarrato gli occhi e dentro di me è iniziato un processo che ormai conosco molto bene e che chi mi è più vicino conosce altrettanto bene. È diventata una fissazione e ogni pensiero da quel momento in poi è stato indirizzato alla preparazione e organizzazione del viaggio.
Curiosamente leggendo a proposito del cammino di Santiago e dell’esperienza delle persone che lo hanno percorso ho scoperto che si dice che “il cammino chiama”.
Tradotto capita di sentirne parlare ma non genera da subito il desiderio d’intraprenderlo. Succede però che a un certo punto della propria vita si senta una chiamata a percorrerlo alla quale non si può rispondere con un no.
Per me è stato così e nonostante si stia rivelando così duro, al momento sono contento di essere qui e di essere determinato ad andare avanti. Determinato nonostante il meteo, disastroso da oggi fino a venerdì.
Oggi ha piovuto tutto il giorno e sta piovendo anche ora e camminare per sette ore sotto pioggia battente con vento costante (che poi è Maestrale quindi anche freddo) è stata una battaglia estenuante. Ogni passo, ogni respiro, ogni singolo cm di strada sono stati una conquista faticosissima.
Durante il tragitto i pensieri si aggrovigliano, poi si districano, poi svaniscono e lasciano spazio solo alla presa di consapevolezza dei propri limiti fisici. Ho urlato contro il vuoto, ho pianto per disperazione e ho riso da solo per la gioia di avercela fatta… Misurarmi così con me stesso è un’esperienza “nuova”.
Attraversare l’Atlantico, per dire, sembra essere una passeggiata in confronto a questo.
La tappa di oggi ha una caratteristica particolare che la rende più tosta delle altre: è tutta in salita, dal terzo Km fino a due Km dalla fine.
È andata, la metto nel cassetto dei ricordi belli e domani si ricomincia.
C’è un altro evento che mi ha colpito ed emozionato, qualcosa di unico se non irripetibile.
Io e Matteo avevamo da poco lasciato l’ostello, non avevamo nemmeno superato il primo chilometro, quando camminando a bordo strada abbiamo visto una capra…una capra che aveva appena partorito il suo cucciolo. Parlo di qualche secondo prima del nostro arrivo perché lo abbiamo visto mettersi in piedi in modo piuttosto incerto e attendere che la madre si avvicinasse per leccargli il muso rimuovendo i residui di placenta che probabilmente gli impedivano di respirare propriamente. Non appena ne ha avuto la possibilità ha salutato la mamma e ha iniziato a seguirla.
Una volta ripreso il cammino e oltrepassato il confine con la Spagna ci siamo fermati per la prima sosta approfittando dell’unico bar aperto che è affiliato al circuito del cammino.
Ci siamo fermati per riposare, per mangiare e per ottenere il timbro sulla Credenziale, la scheda che certifica di aver compiuto il Cammino e che a Santiago ci consentirà di ritirare la Compostela.
Rimessi in marcia abbiamo dovuto fare i conti la realtà, che come dicevo prima è stata fatta tutta di salite e pioggia ininterrotta.
Ho visto scorci di natura incontaminata, boschi lussureggianti arricchiti dai classici colori autunnali. Matteo mi ha staccato dopo circa tre ore quando ho avuto la necessità di cambiare le scarpe passando da quelle da running a quell’ da trekking per non correre il rischio di scivolare.
Da lì in poi sono stato solo, con me stesso, con la fatica e con i denti serrati, aggrappato alla sola forza di volontà che fortunatamente non è mai venuta meno e mi ha fatto raggiungere il punto più alto della tappa a 1000 metri di altitudine.
Abbiamo dovuto fare un percorso diverso da quello originale perché il governo francese ne interdice il passaggio nei mesi invernali in quanto è considerato troppo pericoloso.
Ho atteso e bramato il breve tratto in discesa fino a quando l’ho raggiunto, salvo poi dover fare i conti con dei muscoli che non usavo da qualche ora e che quindi facevano malissimo.
Sono arrivato all’ostello senza un solo indumento asciutto. Si sono bagnati perfino soldi e passaporto e quello che tutti abbiamo fatto una volta preso possesso dei nostri letti è stato stendere sui termosifoni tutti i nostri abiti, scarpe, biancheria etc.
Abbiamo fatto conversazioni piacevolissime davanti al caminetto sia prima che dopo cena. Le persone che ho incontrato e con cui condividerò quest’avventura sono tutte persone eccezionali, lo dico davvero, persone che hanno storie e vissuti fuori dal comune ma ne parlerò nei prossimi giorni perché adesso, credetemi, sto desiderando una sola cosa: il materasso.
Come si dice alle Hawaii, Hang loose guys!
Vista l’acqua che abbiamo preso e prenderemo ci sta di sentirsi un po’ surfisti.
A domani!


