Il mondo non aspetta chi corre

Oggi si ricomincia con le guardie e come di consueto, alle 5.30, sono nella crew mess a fare colazione.

Liam ha da poco contattato l’autorità del Canale, come da istruzioni ricevute ieri via email, per comunicare l’ingresso nelle acque di Suez e per ottenere le indicazioni relative allo step successivo. Ci dicono di proseguire e di raggiungere il secondo Call Point di cui ci forniscono le coordinate e che in realtà Liam registra sul computer di bordo come Buoy Point, perché effettivamente è proprio una boa che segnala visivamente il punto.

Salgo sul ponte dove Grant sta gonfiando i parabordi in vista dell’approccio da parte delle barche che ci abborderanno tra oggi e domani per l’ispezione e per i documenti che dovremo consegnare.

È una giornata grigia con un sole pallidissimo, a stento visibile al momento dell’alba e che sparisce dietro le nuvole verso le 6.20.

Felpa e pantaloni lunghi sono indispensabili, fa freddino e con il filo di vento che soffia da Nord la percezione è che sia anche più freddo.

Abbiamo comunicato ieri l’intenzione di percorrere il Canale, tramite un’agenzia di brokeraggio e assistenza marittima locale e dobbiamo attendere, come dicevo poco fa, l’autorizzazione a procedere che potrebbe arrivare oggi o domani a seconda del traffico marittimo in uscita dal canale – si naviga a sensi alternati – di quando avremo superato l’ispezione e di quando arriverà il nostro turno in base alla priorità di richiesta d’ingresso.

Nel caso dovessimo attendere la giornata di domani saremo costretti a dare àncora fino al successivo contatto radio.

All’orizzonte c’è una coltre bianca che assomiglia ad una nebbia molto bassa, ma che credo sia generata dalla sabbia trasportata dal vento, l’effetto che genera mi dà la sensazione di essere in uno di quei laghi scozzesi, tipo Loch Ness, in cui si vedono a malapena le imbarcazioni vicine.

Raggiungiamo il secondo Call point che si trova in prossimità della prima zona di ancoraggio, a 25 miglia di distanza dal precedente ed effettuiamo un’altra chiamata radio. Guardando la mappa si vedono alcune navi già ancorate in quest’area e se ne vedono almeno 20 volte tante nell’area successiva che è più vicina alla bocca del canale ed è dove Liam vorrebbe ancorare perché siamo più protetti e se dovessimo passare qui la notte saremmo molto meno esposti al vento e al moto ondoso. Purtroppo l’ufficiale risponde che dobbiamo fermarci dove siamo e dare àncora, esattamente quello che speravamo non succedesse. Liam mi guarda e mi chiede di andare a svegliare Jason.

Sono le 7.20 quando busso alla porta della cabina del comandante senza ricevere risposta. Sento lo scroscio dell’acqua della doccia e quindi desisto e torno da Liam, se Jason non dovesse arrivare nel giro di qualche minuto tornerò a bussare alla sua porta.

Il fondale ha una profondità di 45 metri, che non sono un problema per un’imbarcazione come questa, ma sono la scusa perfetta per chiedere di avanzare e raggiungere il secondo punto di ancoraggio che ha una profondità minore. È esattamente ciò che fa Jason, che nel frattempo è arrivato sul ponte con i capelli ancora bagnati.

A volte bisogna essere anche un po’ paraculi.

Parlando con Liam, che da qui è già passato altre volte, imparo che le guardie del canale, o meglio i funzionari, non si limitano a fare un’ispezione ma vogliono essere palesemente omaggiati di un qualche regalo tipo sigarette, alcol, denaro…una mafia egiziana a tutti gli effetti che non si accontenta delle laute imposte che incassa per il transito.

Alle 8.30 suona la radio: ok procedete al buoy point number 2.

Ripartiamo a 6 nodi di velocità nella stessa direzione.

Raggiungiamo il punto e ci prepariamo all’ancoraggio.

Questa è la prima volta da quando siamo saliti a bordo che usiamo l’àncora. Nessuno ha confidenza con tutto il sistema di rilascio della catena e bisogna fare attenzione perché per come è posizionata l’àncora e per il movimento di oscillazione della catena potrebbe esserci il risciò di danneggiare la pittura dello scafo che è nuova di zecca visto che è stata rifatta a Dubai.

Siamo pronti a dare catena, come si dice in gergo ma dobbiamo aspettare che ci dicano il punto esatto che ci hanno assegnato e al momento alla radio sentiamo comunicazioni continue ma nessuna che sia diretta a noi.

Un’ora dopo veniamo abbordati da una delle imbarcazioni dell’autorità del canale per far salire il pilota, è lui che ci conduce al punto esatto e assiste e supervisiona la manovra fino a quando spegniamo il motore.

Da lì in poi, ad intervalli di 30/40 minuti, si sono succeduti controlli di ogni tipo, la maggior parte così ridicoli da sembrare quasi degli scherzi. Uno su tutti, da parte di un funzionario che è salito a bordo per chiedere al comandante se avessimo a bordo i giubbotti salvagenti e se si quanti….così, senza controllare se fosse vero, dove fossero posizionati o se fossero ancora in corso di validità, niente solo a parole, una dichiarazione da bar insomma. Roba da matti.

Da quel momento in poi non abbiamo più visto nessuno e non resta da fare altro che aspettare ad oltranza fino alla prossima comunicazione.

Pranziamo con le costine di manzo e con i cavolfiori saltati in padella, io mi stendo un’oretta a letto e quando mi sveglio sento che c’è un po’ di trambusto sul ponte: è Grant che si sta preparando per salire nuovamente sull’albero, stavolta per arrivare fin su in cima, per rimuovere il rilevatore di direzione e intensità del vento che si è rotto ieri pomeriggio e non restituisce più i valori corretti.

Si è alzato un discreto vento e la sabbia è ovunque. La costa è molto vicina, la si vede bene così come si vedono la raffinerie e i palazzi della città di Suez. Un posto orribile anche solo da vedere di passaggio, figuriamoci a viverci. Nell’aria un odore disgustoso di petrolio e carburante, attorno a noi navi cargo e petroliere che vanno e vengono, altre invece che sono all’àncora in attesa. Tutto il tempo che passiamo qui è letteralmente buttato via, ma non c’è modo di fare altrimenti. Avendo tempo e voglia mi metto a fare l’impasto per la pizza che mangeremo domani mentre Chris e Paul continuano in quello che è un passaggio di consegne che è iniziato dal giorno in cui è salito a bordo e durerà fino a Napoli e che portano avanti dedicandosi anche alle attività di routine e a diverse riparazioni programmate. Arriva l’ora di cena che ci consente per la prima volta di riunirci tutti insieme a tavola e che non è abbastanza grande per far sedere tutti quindi ci adattiamo un po’, io mangio in cucina, Jason nel suo mini ufficio adiacente alla crew mess e Clark sugli scalini che portano al deck. Grant, come sempre, tiene banco ed entra in modalità animatore da villaggio turistico strappando risate a tutti. Durante la notte osserveremo i consueti turni di guardia che, non facendo navigazione, avranno come unico scopo quello di montare l’ancoraggio e intervenire in caso di necessità. Piuttosto noioso ma va fatto. Pulisco a fondo la cucina, mi doccio e in questo momento scrivo dal mio letto da cui, ancora una volta, vi auguro buonanotte. A domani.

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