Oggi ho capito perché il cammino è considerato un’esperienza mistica. Non ha nulla a che vedere con la fede, è perché ti sfinisce talmente tanto che prima o poi ti ritrovi ad invocare Dio per la disperazione e quando arrivi a destinazione pensi che sia lui ad averti aiutato. Scherzi a parte, era una tappa semplice sulla carta, sia dal punto di vista della distanza (23 km), sia perché non contempla grandi salite, ma dal punto di vista fisico ci ha comunque messi alla prova perché non ci siamo mai fermati.
Lungo il percorso non abbiamo trovato un solo bar aperto e questo ci ha portato a dire “vabbè camminiamo ancora un po’, vediamo se più avanti ne troviamo uno”. L’abbiamo trovato a 4 km da Pamplona e lo abbiamo preso d’assalto. Ci siamo resi conto all’istante che se ci fossimo fermati 20 min come al solito non saremmo mai più ripartiti e quindi giusto un panino e via.
Si dice che la prima settimana di cammino sia caratterizzata dalle sensazioni che restituisce il corpo, sottoposto ad uno sforzo fuori dal comune e che queste, dolori compresi, si riducano dal decimo giorno in poi. Fino a questo momento è stato così ed è stato un crescendo continuo.
Più o meno a metà strada ho iniziato ad avvertire forti dolori alle dita dei piedi, alla pianta, al tallone e alle caviglie. Le spalle indolenzite dalle spalline dello zaino, ginocchia e anche da geriatrico e ciò che ho capito è che il cammino è così dall’inizio alla fine. Adesso sono dolori fisici, poi sarà una questione mentale e poi ancora chissà.
Prima di partire ho letto che il cammino si divide in 4 fasi che corrispondono alle 4 settimane di durata. La prima fase è appunto dedicata e assorbita solo dalle sensazioni fisiche, la seconda è dominata dalle emozioni, la terza porta ad una profonda spiritualità e la quarta si dice essere caratterizzata da una sensazione di libertà senza paragoni.
Per fortuna anche Floriano che ha solo 26 anni avverte dolori molto simili ai miei e Matteo stesso mi ha confermato che tutto ciò che stiamo sperimentando è parte integrante del cammino di tutti.
Ha piovuto tutto il tempo, come da previsioni, anche se per fortuna è stata una pioggia sempre abbastanza leggera e poncho e giacca hanno fatto il loro dovere tenendoci il busto asciutto.
Ho camminato con Patrick, dall’inizio alla fine. Non mi sono voluto “isolare” come invece ha fatto Matteo e come farò sicuramente nei prossimi giorni. Il cammino è un percorso individuale e per quanto sia piacevole conversare camminando, ognuno di noi è qui per risolvere qualche questione personale, per sciogliere dei dubbi, per trovare soluzioni alternative a problemi già noti o più semplicemente per mettersi alla prova in modo estremo. Ovviamente ci sono i pellegrini veri e propri che sono animati dalla fede e da nient’altro.
Patrick non ha smesso di parlare nemmeno per un secondo e posso affermare serenamente che per me è stato come se mi fossi dopato, come la musica in cuffia per intenderci. Il tempo è volato e abbiamo percorso 23 km in 4 ore e 40 minuti.
Mi ha parlato della sua Irlanda, di Londra dove vive da 35 anni e delle tante sfaccettature della società inglese che sono evidenti solo a chi la conosce profondamente, di storia e di politica. Sono certo che la maggior parte di voi starà pensando “che noia” ma alla fine è stato utile e interessante.
Camminando e parlando abbiamo lasciato la Navarra e siamo entrati nei Paesi Baschi e non c’è modo di confondersi perché il passaggio è evidenziato continuamente da cartelli, scritte sui muri e dal fatto che, come è capitato a noi salutando una signora con il più classico degli “Hola” siamo stati corretti con un “qui non si dice Hola, ma Xxxx” (impronunciabile). Un’identità così forte da essere quasi palpabile.
Il Basco è una lingua complessissima, senza alcuna somiglianza con lo spagnolo (almeno per me) ed è la prima lingua per tutti, tanto che anche nei negozi come Zara o Decathlon qualsiasi scritta è riportata prima in Basco e poi in Spagnolo.
Siccome sono curioso e anche stracciamaroni ho deciso di leggere qualcosina in più in proposito, indotto un po’ anche da Matteo che me l’ha definita come la più antica lingua parlata. Ecco, no, non è la più antica anche se ha radici talmente antiche da renderne difficile una collocazione temporale certa. Non solo, è una lingua che non ha alcuna somiglianza con altre lingue parlate, tranne….con il Paleosardo, ovvero la lingua che si parlava in Sardegna prima dell’arrivo dei Romani. È bello ritrovare il profumo di Sardegna anche all’estero quando mai ti aspetteresti di sentirlo.
Tornando alla giornata, una volta arrivati all’ostello ci siamo fiondati sotto le docce, poi bucato e asciugatrice e poi per le strade della città per bere qualcosa e concederci un po’ di relax per cena.
Alle 19 andremo in cerca del ristorante giusto per stasera, ovvero il più tipico possibile…sempre se i menischi non mi cadono per terra. Hang loose! A domani.


