Il mondo non aspetta chi corre

Otto ore di sonno pulito mi donano un risveglio sereno e la sensazione di aver riposato adeguatamente.

Faccio colazione con Jagath, che stamattina indossa un berretto di lana, e raggiungo Liam e Grant. Contrariamente a ieri la temperatura alle 6 è già mite cosa che preannuncia un’altra giornata all’inferno ma l’umidità è nettamente inferiore e tutto sommato il clima è sopportabile.

La prima cosa che noto è che il rollio (l’oscillazione che avviene sull’asse longitudinale della barca) è aumentato notevolmente e guardando le onde che stiamo affrontando ne comprendo facilmente il motivo: il mare sta montando. Lo dicevano anche le previsioni meteo quindi nessuna sorpresa in proposito. Attualmente siamo a un metro di onda e ci aspettiamo di arrivare ad averne di due metri nelle prossime ore. Cambierà poco, questa è comunque una barca grande ma è stata disegnata per essere confortevole in acque calme, per fare navigazioni corte, giornaliere. Se ripenso alla barca della traversata e a cosa abbiamo affrontato non posso non notare le differenze. Certo quella era più lunga di 10 metri quindi aveva una tenuta diversa del mare ma questa lo “sente” molto di più.

Dopo che Grant è tornato in cabina io e Liam parliamo della vita in barca, di come il tempo passi in modo diverso rispetto a quando siamo a terra, soprattutto durante una delivery, o quando si hanno ospiti a bordo. Nessuno di noi indossa l’orologio e anche se possiamo conoscere l’ora esatta in qualsiasi momento attraverso le strumentazioni di bordo che sono distribuite un po’ ovunque (intendo i pannelli principali e quelli secondari) non abbiamo nessun bisogno di sapere se sono le 9 o le 9.30. Sono le attività che svolgiamo a caratterizzare la percezione del tempo che viene inevitabilmente dilatato.

Alterniamo dei momenti di contemplazione e silenzio durante i quali manteniamo ugualmente un’attenzione vigile su ciò che ci circonda, ad altri in cui ridiamo e scherziamo amichevolmente dimenticandoci per qualche minuto di dove siamo e cosa stiamo facendo.

Jagath si avvicina a noi e a gesti ci segnala di aver avvistato 5 diverse navi all’orizzonte. Navi commerciali che vanno individuate sulla mappa per verificare che le loro rotte non incrocino la nostra. Liam mi dice che lui è il miglior spotter che abbia mai incontrato in vita sua, vede la barche prima di chiunque altro.

Stamattina sul ponte c’erano 5 pesci volanti, saltati sul deck durante la notte e, purtroppo, deceduti lì. Ne troviamo ogni giorno e non possiamo farci nulla perché si ritrovano a saltare a bordo durante uno dei loro voli. È una cosa che mi rattrista un po’ perché se noi non fossimo qui, loro sarebbero ancora vivi. Sapere di essere la causa della morte inutile di un animale mi fa sentire fuori posto per qualche istante. D’altro canto sono prede naturali di altri pesce, più grandi e le vittime che stimo facendo non saranno altro che un regalo per i loro predatori naturali.

Continuiamo il nostro turno facendo due logbook e due engine room check, poi torniamo ai nostri posti. Parliamo della barca e del fatto che pur essendo molto recente e molto ben equipaggiata, sia negli interni che nelle strumentazioni all’avanguardia, è piena di piccoli dettagli che vanno riparati/sistemati.

Alcuni apparecchi sembrano funzionare per conto loro, come il forno della cucina ad esempio, che cambia da solo la temperatura o l’inclinazione delle eliche (in inglese Propeller’s pitch) che cambia invece l’angolazione delle stesse. Arrivati a Napoli avranno parecchio da fare per rimetterla in sesto come si deve.

Dopo che Jason ha dato il cambio a Liam, il vento si alza leggermente e l’aria diventa più fresca, era ora! Io scendo giù a preparare la solita ciotola di frutta che per lui è quasi un rito propiziatorio con cui iniziare la giornata. Stamattina taglio uno dei due Mago Thai che comprato, ebbene sì, ne ho comprati due, non ho resistito alla tentazione. L’atro, quello indiano l’ho assaggiato nei giorni scorsi, buono ma niente a che vedere con questo, ha un gusto pieno e ricco ed è una conferma di cui non avevo nemmeno bisogno. Torno su e mi siedo sul sedile opposto al suo, butto uno sguardo sul monitor e mi accorgo che è stato fissato un punto sulla mappa, chiamato Point B, che si trova sulla rotta che stiamo tenendo e che raggiungeremo verosimilmente nella serata di oggi. Chiedo al comandante di cosa si tratta e lui mi spiega che abbiamo da poco superato il “confine terrestre” tra l’Oman e lo Yemen e quel punto rappresenta un rendez-vous con le navi militari interforze che pattugliano il tratto di mare da lì fino al Mar Rosso per proteggere le imbarcazioni private e commerciali in transito nella zona. Di fatto è l’inizio della Danger Zone.

Non le vedremo nemmeno probabilmente, visto che saranno a diverse miglia da noi, ma le localizziamo con il radar già adesso. Sono 5 quelle che riesco a contare velocemente, forse sono anche di più e una volta raggiunto il Point B dovremo comunicare loro la nostra posizione per essere costantemente tracciati nel nostro viaggio.

Jason si avvicina e mi chiede se ho saputo di ciò che è successo stanotte a Lucy. Era seduta sulla struttura davanti alla ruota del timone e un pesce volante le è saltato addosso fermandosi proprio sul suo petto. Piccoli inconvenienti della vita in barca.

Mi dice anche che nel pomeriggio faremo un test della randa visto che non abbiamo avuto il tempo di farlo a Dubai, in cantiere e siamo tutti ansiosi di vedere come si comporta la.nostra Signorina nel fare il lavoro per cui è stata costruita. A noi tutti mancano anche le sensazioni dell’andare a vela, come il silenzio dei motori, il suono del mare, il vento che fa fischiare le cime, la randa, per l’appunto, che gonfiandosi ci sbanderà per benino.

Passano alcuni minuti e anche Alexi esce dalla coperta dando il cambio al suo collega.

In mano ha le chiavi dei lucchetti che chiudono le due valigie lunghe. Le apre ed estrae 3 contenitori pieni di proiettili che inserisce uno ad uno nei caricatori. Da adesso, seppur sotto chiavi, le armi saranno cariche.

Scendo in cucina ad infornare la crostata al limone, preparare il salmone e cuocere la pasta aglio, olio e peperoncino.

Dopo pranzo metto in sicurezza la galley per evitare che durante la navigazione a vela finisca tutto sul pavimento. Faccio anche in tempo a riempire la lavastoviglie e tirare fuori il pollo per stasera.

Oggi rinuncio volentieri al riposo pomeridiano, non voglio perdermi neanche un minuto delle operazioni all’esterno.

Le seguo tutte da poppa, stando sul lato di destra che sarà in alto dopo aver tirato su la vela visto che il vento arriva proprio da lì.

Quando Clarkaziona il meccanismo con il telecomando in dotazione siamo tutti con lo sguardo rivolto al cielo. Vedere questo “lenzuolo nero” che si alza davanti a noi è un’emozione che catalizza ogni pensiero e che ci eccita a dismisura.

Se potessimo andremmo a vela fino al Polo Nord.

Ci sono 12 nodi vento e non appena la randa è gonfia a dovere butto l’occhio sul pannello e leggo la velocità che stiamo tenendo: 9 nodi, impressionante. È una barca velocissima, capace di massimizzare le condizioni atmosferiche per ottenere una navigazione fluida, pulita ed estremamente performante. Non oso immaginare cosa sarà in grado di fare quando ci saranno 20 nodi o più e spero di avere la possibilità di scoprirlo prima o poi.

Dopo un’ora o giù di lì, Jason ordina di ritornare alla navigazione a motore e io scendo in coperta. Essendo tutto “fermo” da un po’ non vuole correre il rischio di dover gestire qualche rottura finché siamo distanti da un porto attrezzato, da un cantiere o una città. Quando avremo attraversato il canale di Suez sicuramente ripeteremo l’esercizio, magari per un tempo più lungo.

Approfitto per riposare mezz’ora prima di ritornare in cucina e preparare la cena.

Stasera ancora pollo, stavolta alla cacciatora, melanzane grigliate, insalata, riso, cavolfiori.

Sto tagliando sedano, carote e cipolle e pur sentendo dei rumori sopra il soffitto della cucina, cioè a metà del boma, non realizzo subito che di sopra qualcuno ha cambiato idea ma mi basta avvicinarmi al piano cottura per rendermi conto che siamo inclinati dalla lato opposto, non che non mi fossi reso conto che eravamo sbandati, ma non avevo avuto la percezione dell’angolo di inclinazione. È una condizione che è possibile solo con la combinazione di due vele, la randa e il fiocco.

Me ne accerto all’istante facendo capolino dalla botola della crew mess e siccome sono curioso esco fuori a scattare qualche foto e a godermela qualche minuto.

È uno spettacolo, la barca intendo, ed è meravigliosamente bello veleggiare su un mare così calmo e mansueto.

Torno al mio “posto di combattimento”, libero il piano cottura/forno dal blocco che lo mantiene in posizione orizzontale e se non sto attento ci rimetto una rotula perché in realtà orizzontale in questo momento significa inclinato e inclinato significa orizzontale. La barca è inclinata a 40° circa, il piano cottura essendo mobile, si mantiene in posizione orizzontale parallela all’acqua, quindi rispetto a me e alla barca è inclinato.

Contrariamente a tutte le barche a vela su cui ho lavorato, questo piano/forno è posizionato longitudinalmente rispetto allo scafo e non perpendicolarmente come sarebbe stato più logico e comodo. Mi ritrovo quindi a dovermi sporgere in avanti sui fuochi per mescolare il contenuto delle pentole. Non proprio intelligente come sistema, peccato perché per il resto è una cucina davvero ben fatta.

Manteniamo questa andatura per un’ora e mezza fin quando spengo tutto perché la cena è pronta. Scendono a turno un po’ tutti per venire a mangiare, tranne Jason e Chris che sono alle prese con il problema del sistema di inclinazione delle eliche. Continua a non tenere i parametri desiderati e va sistemato perché condiziona la navigazione oltreché essere a rischio rottura, cosa che rappresenterebbe una catastrofe. Gli ultimi a cenare sono proprio loro due, esausti e ancora in piena attività visto che Jason è di guardia fino alle 22 e Chris non va mai a dormire prima delle 10.

La torta al limone, come sottolinea proprio il comandante non è durata più di 4 ore. Comprensibile visto che siamo in 10 a mangiarla ed era davvero buona, lo dico sperando di non peccare di immodestia.

Grunta si ferma in cucina dopo aver messo il suo piatto in lavastoviglie e ripara il cassettone dove c’è il bidone dell’immondizia perché i due pulsanti “premi/apri” non lo tengono chiuso e durante la navigazione si è aperto più volte fin quando Lucy lo ha bloccato usando del nastro adesivo.

Io nel frattempo inforno una ciambella all’acqua con gocce di cioccolato e salgo sul ponte a fumare e a godermi la temperatura più fresca del dopo tramonto. Rientro, sforno, impiatto e buonanotte a tutti, è stata anche una giornata lunghissima che non vedo l’ora di concludere con una doccia. A domani.

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