Mi sveglio super riposato e super attivo, ho dormito benissimo, senza interruzioni e non vedo l’ora di uscire fuori per godermi le prime ore della giornata.
Faccio colazione velocemente, bevo il caffè e quando sto per uscire decido di assaggiare la ciambella all’acqua che ho fatto ieri sera. Ne è rimasta meno della metà….in una notte l’hanno quasi finita.
Aprendo la botola della crew mess mi rendo subito conto che l’umidità è calata sensibilmente anche se il caldo non molla un colpo.
Non so esattamente dove ci troviamo e quindi dopo aver salutato Liam e Grant butto subito l’occhio sulla chart a video. Siamo all’ingresso del Golfo di Aden, il golfo che precede lo stretto di Gibuti e l’ingresso nel Mar Rosso.
Ci sono solo 9 nodi di vento anche se la percezione è che ce ne siano 2 da quanto caldo fa.
Guardandomi attorno noto che siamo circondati da diverse navi commerciali, sia cargo che petroliere che si trovano a qualche miglio da noi. Siamo invece molto distanti dalla costa, un po’ per tenere una rotta centrale nel golfo e un po’ per rendere la vita più difficile ad eventuali imbarcazioni di pirati. In realtà la distanza dalla costa non fa una grandissima differenza perché col tempo si sono fatti più furbi e non fanno altro che caricare le barche più piccole e leggere a bordo di pescherecci molto più grandi, le calano in acqua e sferrano gli attacchi alle navi in transito effettuando brevi tratti di navigazione che affrontano a tutta velocità.
La superficie del mare è piatta e in questa zona c’è una grande concentrazione di pesci volanti che saltano fuori dall’acqua in gruppi di dieci o quindici esemplari compiendo voli di trenta metri e più. Sono delle creature affascinanti che l’evoluzione ha dotato di pinne più larghe e più lunghe in grado di funzionare anche fuori dell’acqua per volare esattamente come fanno gli uccelli. Utilizzano anche la coda, come timone, con la quale toccano l’acqua mentre sono in volo riuscendo così a cambiare traiettoria molto velocemente.
Dopo che Grant rientra in cabina io ed Liam parliamo delle previsioni meteo dei prossimi giorni. Questo caldo rimarrà invariato ancora per molto, il vento è addirittura previsto in diminuzione quindi credo che sarà ancora più duro da sopportare rispetto ad ora che per quanto mi riguarda rappresenta quasi una soglia limite personale.
Quando raggiungeremo la Service Boat nel mezzo del Mar Rosso, tra tre giorni, effettueremo il drop off del security team e da lì in poi, a quante dice Liam, avremo invece un considerevole incremento di vento che soffierà dritto verso di noi e ci farà sbattere di prua. Si prevedono quindi giorni difficili sia sul ponte che in coperta, ma dopo aver affrontato la tempesta in Atlantico con l’albero compromesso, questa può essere una situazione fastidiosa ma non rappresenta nulla di così difficile.
Non essendo ancora entrati del tutto nel Golfo le onde sono attorno al metro e mezzo, perché provengono dal mare aperto e toccandoci dal lato di sinistra ci fanno rollare parecchio rendendo la navigazione poco confortevole.
Jason dà il cambio a Liam ma si mette al computer nel suo ufficio e mi lascia da solo, con Jagath, sul ponte. Non ci sono reti da pesca quindi c’è ben poco da controllare, lui parla poco e quando lo fa mi sembra di avere una conversazione con un marziano perché parla una lingua, che dovrebbe essere inglese ma è totalmente sgrammaticata e sconclusionata, oltretutto con un accento indiano che complica ancora più le cose. A volte ho la sensazione che se parlasse a gesti ci capiremmo meglio.
Quando ritorna sul ponte scendo giù a preparargli la colazione senza che me lo chieda. Ormai so già cosa gli piace, 3 cucchiai di yogurt, tre tipi di frutta, muesli e un cucchiaio di miele. 3 ciotole, una per lui, una per Liam e una per Jagath, essere in turno col comandante regala qualche privilegio anche agli altri.
Alle 9.40 Chris esce dalla coperta dopo aver già fatto il suo controllo di routine in sala macchine e la maglietta dell’uniforme che indossa è già fradicia di sudore, non lo invidio per niente.
Continuiamo ad avere grosse difficoltà con il pitch control, il sistema che regola l’inclinazione dell’elica ed è frustrante per Jason non poter agire direttamente sul meccanismo che lo governa. Chiede a Chris se esiste un modo per escludere totalmente il controllo elettronico (in inglese usa il termine de-ingegnerizzare per esprimere il concetto) e controllarlo solo manualmente. Purtroppo la risposta di Chris è che se esiste lui ancora non lo ha trovato e nessuno glie ne può fare una colpa visto che è a bordo da solo 2 settimane e questi sono sistemi complessi di ultima generazione che richiedono uno studio approfondito prima di poter essere compresi e “addomesticati” a piacere.
La mia guardia è quasi alla fine e in queste quattro ore siamo stati sorpassati da tutte le navi che vedevo all’inizio del turno. Adesso siamo apparentemente soli, anche se ovviamente non è così perché dal radar posso vedere tranquillamente che ci sono navi ovunque, sono solo troppo distanti per essere avvistate a occhio nudo.
Manteniamo nove/dieci nodi costanti di velocità che su questo mare ci danno la sensazione di navigare sul velluto.
La giornata è intensa per tutti e io sono l’unico che dopo aver preparato il pranzo riesce a fare un’ora di riposo che è letteralmente un toccasana perché sentivo di averne bisogno.
Ritorno in cucina carico come un AK-47 (tanto per restare in tema) e mi metto a preparare due dessert, uno dovrebbe essere per la colazione anche se so già che non vedrà l’alba di domani e poi della panna cotta che mangeremo verosimilmente domani. Le fragole comprate a Dubai stanno per deteriorarsi quindi le uso tutte per fare la coulisse da metterci sopra. L’altro dolce è il brownies che a Lucy piace molto. Viene fuori benissimo, asciutto all’esterno e morbido all’interno con le mandorle tritate che gli danno una texture molto piacevole. Per cena ho preparato lo stufato di manzo che sta cuocendo lentamente da stamattina alle dieci. Sarà pronto alle 5 e sarà talmente morbido da sfaldarsi con la forchetta senza bisogno di usare il coltello.
Dispongo tutto sul banco con dieci minuti di anticipo e il primo che si serve è Jagath che è in turno e mi chiede se può lasciare il suo piatto da qualche parte in cucina per mangiarlo in seguito, quando smonterà dalla guardia. Lì per lì non di peso alla cosa ma quando prende in mano il cucchiaio mi accorgo che si prende quasi metà del riso che c’è nella terrina, lo guardo e gli faccio notare che dobbiamo mangiare tutti e che se prende una porzione come quella, non basterà mai per tutto l’equipaggio. Io capisco che nella loro cultura il riso sia paragonabile alla pasta per noi italiani ma non posso fare a meno di notare che per loro rappresenta quasi un’ossessione. Ieri pomeriggio uno di loro mi ha chiesto se era avanzato del riso dal pranzo o dalla cena del giorno prima perché loro senza riso non possono stare. Paese che vai usanza che trovi. Mah…
Negli ultimi due giorni c’è un altro fatto che mi è saltato all’occhio ed è che si stanno allargando leggermente. Hanno preso confidenza, sono meno timorosi e cominciano ad essere un pelino pretenziosi. Vogliono il dolce, vogliono il the, vogliono un’alternativa al manzo perché la loro religione non gli consente di mangiarlo e anche se ti ringraziano sempre mi rendo conto che sia io che Jason, che si è accorto della cosa, stiamo dando i primi segni di insofferenza. Se continueranno con questo trend gli darò uno stop più deciso, anche perché non siamo in hotel e per essere una delivery sto cucinando ben di quanto sarebbe “normale” fare, senza contare il fatto che a quanto mi dice Alexi, sia sulla Service Boat sia sulle navi commerciali su cui lavorano di solito mangiano cibo decisamente più scadente e monotono. Sbarazzo il banco, pulisco la cucina a fondo perché ne aveva bisogno e vado sul ponte a fumare. Grant, Liam e Jason stanno chiacchierando davanti alla ruota del timone di dritta e volgendo lo sguardo verso di loro scorgo una luce diversa dal solito: è quella di un tramonto da ricordare, il primo che mi colpisce davvero da quando siamo partiti. È talmente bello che è l’unica foto che pubblico oggi perché me lo voglio ricordare così, senza mitigarlo con altre immagini.
Prima di tornare giù e andare a fare la doccia riferisco a Jason che i frigoriferi si stanno progressivamente svuotando, soprattutto per quanto concerne le verdure e la frutta e che sicuramente a Suez avrò necessità di effettuare nuovamente la spesa: no worries Cheffy, è la sua risposta. Grant sta già dormendo ed entro di soppiatto in bagno. In pochi minuti sono pronto per saltare sul mio letto e augurarvi la buonanotte, a domani.


