Il mondo non aspetta chi corre

Day 2 – da Roncesvalles a Zubiri

La tappa di oggi è stata incredibilmente più semplice di quella di ieri. Tutto sommato devo dire che non mi sembra nemmeno di aver camminato per 24 km. Ci siamo svegliati un po’ tutti verso le 7, anche se per quanto mi riguarda ho aperto gli occhi alle 5.58 e ho fatto “l’errore” di togliermi i tappi per le orecchie… fatale…. perché mi ha impedito di dormire un’oretta in più. In Spagna li chiamano Roncadores, in italiano i russatori. I tre coreani con cui ho condiviso la stanza sono campioni olimpici di “russamento”, uno di loro potrebbe tranquillamente partecipare a un talent show. Pazienza, ne ho approfittato per andare a recuperare le cose che avevo steso sui termosifoni e per preparare lo zaino in anticipo. Colazione abbondante a base di pane, burro e marmellata e una focaccia dolce molto sostanziosa.

Siamo partiti tutti insieme tranne Matteo che stamattina era particolarmente in forma ed è riuscito a tenere il suo passo, 6.5 km/h grazie al quale ci ha distanziato nettamente. Nel nostro gruppo ha tenuto la testa Patrick, ex professore di geografia al liceo, irlandese di 61 anni con un fisico atletico e con una passione sfrenata per il trekking e la Calabria dove un giorno andrà a vivere.

Io ho condiviso un pezzo di strada con Yannik, un signore francese di 57 anni che nella vita si occupa di manutenzione ascensori. La compagnia per cui lavora ha cambiato proprietà e anche se lui ha conservato il suo posto di lavoro, ha deciso di prendersi un anno di aspettativa. Voglio raccontarvi qualcosa di lui perché queste sono quelle storie che mi fanno riflettere, che mi ispirano e che mi portano a pormi anche qualche interrogativo.

Stava lavorando per la nuova proprietà quando ad un certo punto è stato attirato da un articolo di giornale che parlava di una statua della Madonna, in Francia, che nel 1947 aveva iniziato a piangere sangue. Premetto che Yannik è credente, ma non è cattolico e non crede nel Dio dei Cristiani. Crede nell’esistenza di un Dio che si manifesta in modo diverso da quello descritto dalla chiesa cattolica e da tutte le altre religioni, in poche parole ha la sua personale idea di Divino. Legge l’articolo, non si sente soddisfatto e ne legge un altro, poi un altro ancora e poi ancora uno. Si interessa alle apparizioni, ai pianti e ai sanguinamenti delle statue. Da internet passa alla carta, acquista una carta geografica della Francia e una della Spagna. Disegna un cerchietto rosso su ogni località in cui si sia verificato uno degli eventi di cui sopra. Effettua ricerche, indaga da solo e con i mezzi a disposizione, si appassiona e soprattutto si stupisce quando scopre che molte di queste non vengono riconosciute dal Vaticano.

Passano i giorni e il suo interesse cresce a dismisura fino a quando si rende conto che ormai l’interesse ha travalicato la “normalità” ed è diventato un chiodo fisso. Non passa molto fino a quando decide che deve passare dalla carta alla realtà. Chiede l’aspettativa, che gli viene concessa senza problemi, e si mette in marcia per andare a visitare personalmente ognuno di quei circoletti rossi. Sono passati 6 mesi, ha percorso a piedi 5.000 km, da solo, con uno zaino di 14 kg, vestito, credetemi, con un camice lungo e un pantalone identici in tutto e per tutto a quelli usati dagli infermieri. Non usa guanti, non ha sciarpe o berretti né giacche impermeabili.

Si può condividere, condannare o rimanere indifferenti di fronte a storie e imprese come queste ma per quanto mi riguarda non c’è cosa al mondo che mi colpisca di più. Mentre lo ascoltavo ho rivisto alcune scene di Incontri ravvicinati del terzo tipo….per chi ha visto il film. Toccare con mano e vedere con i tuoi occhi cosa può fare un uomo da solo senza nessuna esperienza precedente è per me un privilegio e una grandissima fonte d’ispirazione.

I nostri percorsi si sono incrociati a Saint Jean e cammineremo assieme, con gli altri, fino a Santiago e ho pochi dubbi sul fatto che Yannik mi stupirà ancora perché parlando con lui stamattina ho avuto un paio di momenti di catarsi, ero ipnotizzato ad ascoltare la sua vita e la sua storia. Oltre a noi c’è Floriano, un ragazzo marchigiano che nonostante abbia solo 26 anni ha girato una fetta di mondo,, studiando e lavorando prima in America, poi in Cina per poi stabilirsi a Parigi. Ci sono poi Pierre e Marie, due fratelli di Bordeaux che vivono a Parigi. Lei è una ragazza di 35 anni, ostetrica, lui ne ha 1 in meno ed è un ex militare della Marina Francese che dopo 4 anni si è congedato ed è entrato in seminario. Non era però la sua strada e dopo aver lasciato il monastero ha deciso di mettersi a camminare sulla via di Santiago per riflettere su cosa fare del suo futuro.

Potrei continuare a descrivere altre persone che hanno trovato la motivazione per intraprendere l’esperienza, ma preferisco fermarmi qui. Il minor impegno fisico di oggi mi ha dato la possibilità di alzare la testa, fermarmi per scattare foto, contemplare i colori dell’autunno che in Navarra sono molto simili a quelli delle nostre Dolomiti. Ho incontrato cani, gatti, cavalli, mucche, capre e pecore di ogni tipo. Ogni singola persona con cui abbiamo avuto a che fare si è dimostrata disponibile, accogliente e paziente quasi a riprova del fatto che il cammino è sì dei pellegrini ma

anche dei locali. C’è un adagio che leggo un po’ ovunque che recita così: fai in modo che il cammino lasci un’impronta dentro di te, non il contrario. Anche per oggi è tutto, hang loose everybody!

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