Negli ultimi giorni ho vissuto davvero e l’ho fatto intensamente. In questo post racconterò questo perché questo è ciò che merita di essere condiviso, più delle foto e dei video.
Per questo aggiungo solo una foto, perché voglio che le parole contino più delle immagini.
Ho camminato, come ogni giorno, ho dormito in spiagge e campeggi, ho visto posti nuovi, incontrato animali e bevuto birra.
Niente di nuovo rispetto ai giorni precedenti, nulla di rilevante. Ma due persone mi hanno impressionato, in modi diversi e insoliti e hanno lasciato un segno profondo nei ricordi che mi porterò dietro da qui in avanti.
Il primo è Charles, un ragazzo di Ibiza. Ci siamo incontrati a Bosa, in piazza. Io stavo trovando riparo dal sole cocente, all’ombra di un albero che stava dietro la panchina su cui ero seduto.
Lui è arrivato in sella ad una bici a pedalata assistita equipaggiata con borse da viaggio, sacco a pelo e tenda. Siamo entrati nello stesso bar, ci siamo guardati e, come avviene sempre tra i giramondo, abbiamo immediatamente solidarizzato l’uno con l’altro.
Le prime domande sono sempre la stesse: di dove sei e da dove arrivi. Le domande successive sono volte a trovare un punto in comune nel tragitto che ci si è lasciati alle spalle, ma non nel nostro caso non c’era perché provenivamo da direzioni opposte.
Charles è partito in bici, da casa sua, un anno e mezzo fa. Ha visitato tutti gli stati europei per poi andare in Cina e fare ritorno. È alla fine del suo viaggio, mancano gli ultimi mesi. Lasciata la Sardegna costeggerà prima la Francia e poi la Spagna per raggiungere Gibilterra, l’ultima tappa del suo viaggio per poi fare ritorno a Ibiza, cioè a casa.
Ad oggi ha percorso 55.000 Km e grazie alla fotocamera e al drone che ha con sé ha catturato scatti incredibili che ha pubblicato sul suo profilo Instagram.
L’altra persona che ho incontrato, anzi le due persone, sono una madre e una figlia che chiamerò rispettivamente Silvia e Lucia e che non corrispondono ai loro veri nomi.
Hanno un B&B in provincia di Oristano dove ho trascorso la scorsa notte.
La loro storia è di quelle che lacerano il cuore e riescono a fare breccia anche sulle persone più insensibili.
La loro famiglia era composta da altre due anime: Gianni, il marito di Silvia, e Matteo il figlio più grande che aveva 7 anni.
In una notte del 2004 le loro vite si sono interrotte in un battito di ciglia e hanno segnato per sempre quelle di Silvia e Lucia.
Erano in macchina, nel Nuorese in direzione Orosei, dove avevano una casa in cui trascorrevano le vacanze estive. Vivevano e lavoravano a Roma, ma le origini di Silvia e l’amore per la Sardegna li portavano qui ogni anno.
Quella notte un ragazzo di 34 anni, ubriaco, ha invaso la loro corsia e a nulla sono valsi i tentativi di Gianni di evitare il frontale. Le due auto si sono scontrate sull’angolo sinistro tagliando in due l’auto e portando via con sé, all’istante, la vita di Gianni e Matteo.
Da allora nulla è stato più come prima. I terapeuti che hanno seguito Silvia hanno più volte affermato che le conseguenze di tragedie come queste sono spesso irrimediabili. Il trauma di estrarre il corpo senza vita di un figlio dall’auto è considerato come qualcosa di impossibile da superare.
Lucia aveva solo 3 anni e mezzo e quella notte ha urlato e pianto per 7 ore, ininterrottamente.
Ancora oggi, a distanza di 19 anni, lotta ogni giorno contro la depressione, il senso di colpa per essere sopravvissuta e chissà con quali altri dolori inimmaginabili.
Non esce di casa, mai. Allontanarsi di qualche metro dal cancello della loro villetta la mette in uno stato di ansia che sfocia in violenti attacchi di panico. Le mura di casa, della sua camera, sono le barriere che la fanno sentire al sicuro e che le consentono di sopravvivere nell’attesa che sia il resto del mondo ad entrarci dentro.
Ci sono capitato per un caso, che alla fine un caso non è.
Dovevo andare altrove, in un altro B&B la cui proprietaria aveva deciso di sbrigare alcune faccende fuori regione. È stata lei però a dirmi di attendere qualche minuto perché avrebbe chiamato un amica che conosceva una signora che aveva un B&B aperto. Così è arrivato il numero di Silvia.
Quando sono entrato nella camera a me destinata c’era solo lei. Lucia era nella sua camera ed è uscita sul corridoio quando ha sentito la mia voce. Ci siamo salutati e nel farlo ci siamo guardati negli occhi riconoscendo i nostri sguardi. Succede così quando incontriamo le persone con cui abbiamo vissuto le nostre vite precedenti. Le riconosciamo dallo sguardo, l’unica caratteristica che non cambia mai e che ci portiamo dietro reincarnazione dopo reincarnazione.
Abbiamo iniziato a parlare un secondo dopo che avevo poggiato lo zaino a terra e da quel momento in poi non abbiamo più smesso fino a poche ore fa.
Abbiamo chiacchierato, abbiamo riso, abbiamo pianto insieme e ci siamo abbracciati.
Non ho intenzione di condividere più di questo, ma Silvia e Lucia da ieri pomeriggio fanno parte dei miei ricordi, dei miei pensieri, della mia vita.
Che il sole possa illuminare le vostre anime, per sempre.
A domani.


