La tappa odierna è stata relativamente breve e piuttosto semplice per tutti tranne che per me. Dopo una colazione collettiva nell’ostello dove abbiamo trascorso la notte, siamo partiti e ho subito avvertito che non sarebbe stata una delle migliori giornate. Gambe pesanti, affaticamento dovuto a un raffreddore persistente che stiamo affrontando, e di conseguenza un passo davvero lento. Ho deciso di procedere lentamente, sapendo che comunque avrei raggiunto la meta prima del buio, senza cercare di forzare.
Purtroppo, durante la prima salita, i problemi sono emersi e ho immediatamente realizzato quanto stessi chiedendo al mio corpo, forse troppo. Il tendine fa male, ma è sopportabile; tuttavia, l’infiammazione del nervo sciatico, che mi dà problemi sin da Fromista, circa 180 km fa, si è amplificata, resistendo all’ibuprofene e agli esercizi di rilassamento. Questo pomeriggio, sdraiato dopo la doccia, mi sono interrogato su cosa stessi facendo, fino a che punto fossi disposto a mettere sotto stress i muscoli e quale sia la giusta soglia del dolore da sopportare.
Deciderò nelle prossime ore e soprattutto domani mattina se fermarmi un giorno o continuare per raggiungere Foncebadón, dove lunedì avrò buone possibilità di consultare un fisioterapista. Riguardo alla tappa odierna, non ci sono particolari esperienze o paesaggi da raccontare. È sicuramente stata migliore rispetto ai giorni precedenti perché abbiamo camminato in mezzo alla natura anziché lungo la strada.
Le tre cose che ho apprezzato di più sono: il ponte in pietra di Hospital de Òrbigo, recentemente restaurato e suggestivo per i suoi 300 metri di lunghezza; l’ospitalità di un signore anziano che gestisce un ostello parrocchiale a Santibañez de Valdeiglesia, dove abbiamo fatto una sosta; infine, uno dei posti più interessanti finora, la Casa de Dioses, dove io e Flo ci siamo fermati per quasi un’ora.
Il ponte di pietra è legato a Don Suero de Quinones, un nobile leonese del 1400. La leggenda narra di una ragazza del paese che rifiutò la proposta di matrimonio del nobile. Quest’ultimo decise di impressionarla sfidando a duello, su quel ponte, 10 cavalieri al giorno per 30 giorni consecutivi. Si dice che abbia vinto tutti i duelli, ma il destino della ragazza resta sconosciuto.
Il trio è rimasto unito fino a 8 km dalla meta, quando io e Flo abbiamo lasciato che Matteo riprendesse il suo passo standard e ci siamo imbattuti nella Casa de Dioses. Un’area gestita da David, un ragazzo spagnolo, che sembra quasi un eremita moderno. Offre rifugio e ristoro ai pellegrini in transito, con dettagli curati e messaggi lasciati dai visitatori sulle pareti.
Il resto del percorso ci ha condotto attraverso un fitto bosco di pini romani e infine attraverso le campagne vicino ad Astorga. Sono arrivato all’ostello con dolori quasi insopportabili, tanto che dopo la doccia ho dovuto riposare. Stasera Kim e Na hanno preparato una cena coreana autentica con zuppa di noodles, riso e pollo agrodolce, forse una delle migliori cene asiatiche che abbia mai apprezzato, anche grazie alla loro generosità.
Ore 21.15, pronti per dormire e ricaricare le energie per affrontare la tappa di domani. State tutti bene, a domani.


