La giornata è stata caratterizzata da un vento fortissimo, temperatura rigida e un percorso un po’ anonimo rispetto agli ultimi giorni, ma come sempre, ci sono storie da raccontare.
L’ostello di Portomarin non aveva cucina né servizio bar, quindi abbiamo fatto colazione in un ristorante adiacente. Appena messo il naso fuori dalla porta, ci siamo resi conto del tipo di giornata che avremmo vissuto: gelida. Il cielo stava cominciando a tingersi di rosa oltre le montagne, facendo presagire un’alba estremamente colorata.
Mentre stavamo pagando il conto, mi sono accorto che l’acqua del fiume aveva dei riflessi rossi e quindi ero certo che sarebbe stato uno spettacolo da vedere. Ed è stato così, infatti nel giro di pochi minuti ci siamo ritrovati tutti col cellulare in mano.
Ieri Matteo aveva la febbre ed era ko, un po’ come era successo a me all’inizio del cammino e a Jenna qualche giorno fa. Non importa quante volte hai fatto il cammino, è uno sforzo importante a cui il fisico reagisce nei modi più disparati e la febbre è di certo uno di questi. Tutto il gruppo sta avendo problemi fisici, dolori e vesciche, con le rotule e i menischi che la fanno da padroni. Gli unici che stanno bene davvero siamo io e Flo. Lui ha 26 anni e non ha mai veramente accusato dolori, io sì e la cosa stupefacente è che da quattro giorni a questa parte è quasi completamente sparito il dolore e arrivo alla sera senza sentirmi sfinito come succedeva prima. È il corpo finalmente che si è abituato alla fatica e non si sta più ribellando. Tornerà di sicuro a lamentarsi ma ormai siamo quasi alla fine, quindi stringiamo i denti e tiriamo dritti.
Dopo aver sceso la scala verso il paradiso, abbiamo ripreso il cammino in direzione Palas del Rei, a 26 Km verso ovest. Subito una salita insistente, poi un tratto piano e poi ancora un’altra salita. Il vento rinforzava sempre di più, tanto che in alcuni momenti gli zaini opponevano una superficie sufficientemente ampia da consentire alle raffiche di farci barcollare.
Matteo e Floriano sono partiti un po’ in anticipo rispetto a me, quindi non li vedevo nemmeno. Io camminavo con Jenna, Helena e Maria che avevano un passo più lento e più simile a quello che volevo tenere io all’inizio della tappa.
Jenna è una macchietta, simpaticissima, con una mimica facciale molto pronunciata che la rende buffissima. Poi è sempre allegra, sempre sorridente, sempre con la voglia di fare battute e averla in gruppo durante la camminata quotidiana assicura il divertimento, facendo peraltro anche passare il tempo più velocemente.
Io e Maria andavamo un po’ più veloci, quindi poco dopo le abbiamo staccate di un centinaio di metri e ci siamo ritrovati a chiacchierare intensamente di tante cose. Lei ha appena ottenuto la specializzazione in neuropsichiatria, sta portando avanti un progetto di ricerca che presenterà all’esame finale relativo all’Alzheimer e al trattamento con la musica. Conoscersi sul cammino è stupendo, semplicemente ascoltando il compagno di turno si apprendono un sacco di cose interessanti.
Mentre attraversavamo un bosco di pini altissimi, ci siamo interrotti e poi proprio arrestati perché il rumore del vento tra i rami era fortissimo, copriva ampiamente le nostre voci rendendo difficile la conversazione. Incredibile, lo descrivo così perché non avevo mai sentito nulla di simile.
La prima sosta era prevista dopo 18 Km, tantissimi rispetto al solito perché significa dover camminare quasi tre ore senza poter mangiare qualcosa di sostanzioso e riposare in un luogo riscaldato e protetto dal vento. Fermarsi dopo un’ora e mezza però è necessario, se non altro per dare tregua alle piante dei piedi che sono costrette ad assorbire i passi sulle pietre appuntite del sentiero. Così a circa 10 Km abbiamo scelto una panchina in pietra posta in corrispondenza di un’abitazione davanti alla quale sostava un pastore tedesco dall’aria piuttosto amichevole. Appena ci ha intravisto si è proiettato verso di noi a testa bassa, scodinzolando. Era una femmina di circa 4 anni, abbiamo scoperto più tardi parlando col proprietario, ed è considerata la mascotte dei pellegrini perché li accoglie tutti allo stesso modo, prendendo carezze e cibo senza sosta.
Il nome lasciava trasparire una carenza assoluta di fantasia da parte dei padroni: Pastora.
È stata con noi tutto il tempo, controllando con lo sguardo ogni singolo movimento delle nostre mani che maneggiavano cibo, nella speranza di aver conquistato i nostri cuori. Ce l’ha fatta perché le abbiamo dato del serrano buonissimo che ha divorato in un secondo.
Le ragazze volevano sostare ancora, io dopo aver mangiato qualche frutto e bevuto dell’acqua sentivo freddo, avevo voglia di rimettermi in moto e così ho fatto. Cuffie e musica a farmi compagnia.
Mentre ero assorto nei miei pensieri ho incontrato Antonella, una signora Romana di 74 anni, che ha percorso il cammino 16 volte. Sedici sono un numero enorme anche per chi è abituato a camminare. Lei poi le ha fatte partendo da posti impensabili come Dublino, Parigi, Amsterdam e Bruxelles. Per capirci, partire da Amsterdam significa arrivare a piedi fino a Saint Jean de Pied du Port, sui Pirenei, e da lì cominciare il cammino Francese che stiamo percorrendo noi.
Sono un numero spaventoso di Km, sono tanti perfino per Edo, il suo compagno trentino che ha
percorso il Francese 12 volte oltre a svariati altri cammino di Santiago in Spagna. Nei giorni scorsi ci ha parlato della Via della Plata, il cammino paesaggisticamente più bello e incontaminato, facendo venire voglia sia a me che a Flo di metterlo nella Bucket list.
In ogni caso, come dicevo, ho incontrato Antonella, che dopo avermi salutato e aver scambiato due battute ha ripreso il suo passo lasciandomi indietro e sparendo di fronte a me. Ho dovuto camminare ancora un bel po’ prima di raggiungere l’unico bar aperto. Avevo un passo migliore rispetto all’inizio, andavo veloce ed ero molto costante, ho quindi raggiunto due coppie che erano in ostello e che erano partite prima di noi. Le ho superate con facilità, in salita in particolare andavo al doppio della loro velocità. Sono soddisfazioni!
Al bar c’era Flo ad aspettarmi, mentre Matteo aveva fretta di arrivare perché voleva trovare un albergo in cui poter prendere una camera singola e riposare il più possibile. Era già alla seconda birra, un po’ brillo e molto assonnato. Bere lungo il cammino è una tentazione forte, però mi risuonano sempre le parole che mi ha detto Zuc prima di partire, insieme ad altri preziosi consigli: attento all’alcol perché penso tu sappia che ti disidrata molto. Normalmente cerco di fare il possibile per contenermi durante la giornata, ma oggi con uova, bacon e patate fritte era impossibile.
Ecco, una cosa che adesso è lampante e che stiamo sperimentando tutti è che abbiamo perso peso, chi più chi meno, mangiando almeno il doppio di quello che mangiamo a casa. Uno dei lati positivi di tutta la fatica che stiamo facendo.
Al ritorno in strada abbiamo cercato di tenere da subito un passo sostenuto perché volevamo essere in ostello prima dell’inizio della partita. Non è stato facile mantenerlo per i 6 km finali, ma ci siamo riusciti e dopo aver fatto la doccia ci siamo infilati dentro il primo bar utile.
Ai tempi supplementari avevo voglia di starmene in un posto più tranquillo, il bar era pieno di gente chiassosa, così sono tornato in camera e ho finito di guardare la partita sul telefono. Stava per finire il primo tempo supplementare quando sono arrivati i 3 bimbi trentini che avevamo incontrato qualche giorno fa. Appena hanno sentito la telecronaca si sono catapultati sul mio letto facendomi domande di ogni tipo sui giocatori, sulle maglie, le regole del gioco, il risultato, i tempi….su tutto. Mi hanno fatto divertire, erano contenti di rivedere me e più tardi anche Flo con cui avevano passato un po’ di tempo assieme a O Cebreiro.
Sono bambini di montagna, abituati a camminare, ok questo lo capisco, ma quello che continua a sconcertarmi è Agostino che ha solo quattro anni e che dopo 26 km, come oggi, riesce ancora a non stare fermo un attimo. Ha le batterie della Tesla incorporate perché sennò non si spiega.
Alla fine della partita hanno voluto che facessimo una foto insieme, bellissima….anzi bellissimi loro, io assomiglio più a un naufrago in questi giorni.
Domani sono previsti 50 mm di pioggia, tanti, in una tappa di 28 km con tratti scivolosi. Non so esattamente cosa faremo, valuteremo tutti insieme domani mattina.
È finita una delle ultime giornate, da domani iniziamo a contare le ore che ci separano all’arrivo. A domani.


