Dopo essermi steso a letto, verso mezzanotte, e aver assaporato l’aria fresca e umida della coda della tempesta, mi sono addormentato abbastanza velocemente. Dopo due traversate e mezza mi rendo conto che l’essere sballottato a destra e sinistra sul letto, a causa del sale scendi della barca sulle onde e del vento che da ieri pomeriggio è aumentato considerevolmente, non fa nessun effetto. Il segreto è trovare un posizionamento stabile sul materasso, magari appoggiandosi alla parete di destra. Cerco di avvicinarmi il più possibile ad essa in modo che le oscillazioni siano più leggere.
Mentre ero nel dormiveglia sentivo nitidamente il rumore della prua che dopo essersi immersa in mare, riusciva fuori facendo defluire tutta l’acqua sui due lati della barca. Ogni tanto, anzi ogni due minuti circa, sentivo il boato delle onde che si infrangevano sul lato di sinistra, quello opposto al mio. Potrebbero essere un deterrente al cadere in un sonno profondo, per me non è così. È un suono che adoro ascoltare e che mi rilassa ugualmente, nonostante sia decisamente fragoroso. C’è poi un’altra ninna nanna che mi aiuta a ridurre ulteriormente il pensiero cosciente, ed è il fluire dell’acqua proprio alla mia destra, sulla paratia di dritta che mi separa dal mare aperto. Sembra quel suono tipico dei giardini zen, in cui c’è una fontanella con dell’acqua che scorre in modo lento e continuo, interrotto solo da qualche goccia che scandisce il tempo e il fluire costante delle cose. Appoggiando una gamba sulle porticine degli armadietti riesco ad avvertirne le vibrazioni, che unite al dondolio continuo dello scafo diventano una miscela a cui non riesco a resistere.
Pace liquida, la definirei così. In queste condizioni mi addormento quasi subito e avrei dormito serenamente fino a mattina, se il cassetto sotto il mio letto non fosse saltato fuori dalle guide, alle 3.40, sbattendo violentemente prima sull’armadio antistante e poi sul pavimento. Dopo essere sobbalzato sul letto, l’ho guardato e ho deciso che stava benissimo lì dov’era, anche perché da lì non si sarebbe più mosso.
Alle 4.25 un bisogno fisiologico mi impone di andare al bagno. Fortunatamente mi ricordo del cassetto sul pavimento ed evito di perdere un paio di falangi sbattendoci contro a piedi nudi.
Guardo il telefono, scrivo un messaggio a Mattia, che da buon navigante adora il mare e le sue particolarità, poi riprendo a dormire e mi alzo alle 8 circa.
Faccio la mia colazione solitaria, come d’abitudine ormai. Quando apro la porta stagna di solito le luci sono sempre spente. Per via della distribuzione dei turni di guardia, sono il primo ad alzarsi dopo Raymond e Lorenzo che montano alle 8 ma che aspettano me per fare colazione.
Stamattina ho voglia di Nutella, mi sveglio proprio col pensiero del cioccolato. Confesso di aver provato un po’ di delusione quando mi sono reso conto che era finita e al suo posto c’era la crema spalmabile della Milka. La Nutella non ha sostituti, però devo dire che anche questa fa il suo dovere e dopo aver soddisfatto la voglia bevo un caffè e salgo su dai ragazzi.
Come ogni mattina saluto entrambi col sorriso e come ogni mattina Raymond mi risponde Gooood morning Onrico. Lo pronuncia così il mio nome e mi fa ridere sempre. Nel pronunciare tutta la frase imita il mio accento italiano rendendo la scenetta molto simpatica.
Sono in maniche corte e oggi per la prima volta ho proprio freddo. L’aria è frizzante come a febbraio da noi, nonostante ci sia sempre un gran sole. Abbiamo onde attorno ai 2 metri e mezzo, vento al traverso dal lato di sinistra che soffia a 27 nodi gagliardi. Navighiamo a 9 nodi e grazie alla vela che abbiamo ricominciato ad usare stanotte, continuiamo a tenere il motore a regimi bassi risparmiando carburante.
Raymond e Tom sanno il fatto loro, è una cosa più che evidente. La pianificazione dei giorni scorsi è stata eseguita alla perfezione e ci ritroviamo in coda al fronte di bassa pressione che nell’arco delle prossime 24 ore dovrebbe andarsene definitivamente verso le coste dell’Africa occidentale dove probabilmente si sfogherà in mare prima di raggiungere la costa.
I comandanti di barche a vela che affrontano l’Oceano, non hanno le palle come i comuni mortali, hanno dei cubi di Rubik in versione genitale. Tanta, tanta ammirazione.
Dopo aver tagliato un ananas ai ragazzi, rientro in cabina per fare la doccia acrobatica più pazza di sempre. Oggi il piatto doccia è veramente ribelle. Salta da un lato all’altro costringendomi a seguirlo nei movimenti fino a quando riesco ad individuare un punto in cui, caricando tutto il peso, riesco a fermarlo per i secondi necessari a lavarmi da Cristiano.
Dovrei radermi, non ne ho voglia. Si fotta anche la barba. Mi porto in cucina dove inizio a preparare la Chowder. Mentre prepararo la mis en place mi appassiono alla ricetta e mi viene l’ispirazione di dargli qualche tocco fusion, utilizzando origano, Tomo-limone e noce moscata.
Purtroppo le vongole surgelate che ho a disposizione non hanno nessun gusto e il risultato finale è un’ottima zuppa, molto cremosa, ma che non sa di pesce come dovrebbe. Sono comunque soddisfatto e adesso, dopo aver scritto questa parte del brano sdraiato sul mio letto per evitare il mal di mare, vado mangiarne una scodella.
Buona, cremosa e saporita ma come immaginavo non ha una connotazione marcata di pesce. Raymond mi dice che normalmente non ci sono solo vongole ma pesci di ogni tipo. La ricetta che avevo trovato su internet non ne faceva menzione. Poco male, la rifarò nei prossimi giorni usando tutti i filetti pesce che ho nel freezer e che non sono in quantità sufficienti per essere serviti da soli.
Raymond è una persona dotata di una leadership che non riesco a ricordare di avere mai trovato in egual misura in nessuna delle persone e dei capi che ho incontrato nella mia vita. Ha un modo di porsi così pacato e rispettoso, razionale e diretto, preciso e delicato che quando ti chiede di fare qualcosa non ti limiti a farla, la fai meglio di come l’hai mai fatta prima di quel momento. È la quintessenza del capo e del comandante.
Ieri mi ha fatto un appunto, niente di che, ma mi ha fatto notare che liberare il piano dai vassoi su cui servo i pasti e pulirlo, è parte del mio lavoro. L’ho fatto due o tre volte in questi giorni e non ho alcun problema a farlo sempre. È stato frutto di un fraintendimento perché normalmente è un compito delle stewardess, o del marinaio di guardia, e lo avevo infatti chiesto a Matteo proprio l’altro ieri. Lui mi aveva confermato che se ne occupa di solito chi è di guardia, ma c’è da dire che lui è a bordo da 8 mesi e ha fatto solo una traversata su questa barca, senza avere lo chef perché Tom si è unito al gruppo quando erano già ai Caraibi.
Voglio riportare il modo in cui me l’ha detto per farvi capire quello che dicevo prima a proposito del suo carisma. Le parole esatte, con tono di voce medio basso e un ritmo lento ma non troppo, sono state: Enrico, vorrei condividere con te un argomento sul quale ti chiedo di prestare maggiore attenzione. Dal momento che Sophie è ritornata a prendere servizio facendo i turni di guardia, e che di conseguenza tu ne sei stato esentato, la pulizia del banco e il posizionamento nel frigo degli avanzi rientra tra i compiti che fanno parte del tuo lavoro. Ti chiedo pertanto di farlo dopo 1 ora che hai servito i pasti, in modo da consentire a tutti di mangiare e nel contempo di evitare che il cibo, i piatti e le stoviglie rimangano troppo a lungo incustoditi e quindi potenzialmente in balìa del movimento derivante dalla navigazione.
Ecco, dopo aver risposto che non è assolutamente un problema e che lo farò da subito, scrivendo anche sulla lavagna che il tempo per mangiare è di un’ora per pasto, l’ho ringraziato e sono sceso nella crew mess con l’intento di fare anche una pulizia di fondo.
Esiste un modo migliore di gestire degli uomini? Io credo di no.
Dopo essermi steso a letto per un’oretta, sbarazzo il banco e mi siedo nelle crew mess.
Dopo qualche minuto Matteo esce dalla sua cabina, visibilmente assonnato e altrettanto affamato. Si prepara un panino, lottando anche lui contro la forza di gravità che fa scivolare qualsiasi cosa non sia stata bloccata, piastra e coltelli compresi. Mentre tosta due fette di pane da bruschetta, viene un secondo di qua a prendere la maionese. Una singola stupidissima onda un po’ più alta delle altre mi fa quasi cadere dal sedile e fa volare tutto quello che lui aveva appoggiato sul banco della cucina. Il rumore del piatto che striscia velocemente sul piano, lo fa balzare come un gatto nel tentativo di intercettarlo prima che finisca a terra. Agile e veloce com’è, riesce a prenderlo al volo prima che sia troppo tardi.
Sto per rientrare in cabina quando butto lo sguardo su un armadietto che c’è proprio sotto al banco su cui servo i pasti. Conosco molto bene il suo contenuto e finora ho sempre evitato di aprirlo perché quello è il male assoluto, come se all’interno ci vivesse Satana in persona. È pieno, zeppo, bombato di cioccolata e dolcetti di ogni tipo. È l’armadietto gemello a quello che gli sta a fianco dove ci sono tutti gli snack salati. come dicevo, il male assoluto. In quello dei dolci c’è un vaso da conserva pieno di M&M’s che Sophie si assicura di tenere sempre quasi pieno visto che sono il fine pasto di Raymond.
Cosa posso dire?? Ho ceduto alla tentazione e apriti cielo. Glicemia in Champions League e colesterolo vice campione.
Torno in cabina, ho due ore prima iniziare a preparare i filetti al pepe verde per stasera.
Il rientro in cucina è a dir poco sfidante. Il mare è montato leggermente e adesso stiamo affrontando onde di 3 metri e anche più. Non è niente di esagerato, ma quando dalla cresta dell’onda scendiamo giù, sul lato di sinistra, l’inclinazione che raggiungiamo muove qualsiasi cosa all’interno della barca. Per prima cosa obbliga tutti di noi ad assumere posizioni anti gravità che alla lunga risultano snervanti. Poi ci sono tutti gli oggetti incustoditi che slittano e acquisiscono velocità. Ogni volta che devo aprire un armadietto o una porta del frigo, lo devo fare con cautela aprendo prima solo in fessura e poi mettendo sempre una mano davanti per evitare di essere centrato in fronte dal loro contenuto.
Durante la cottura della salsa al pepe verde commetto l’errore di distrarmi un secondo e mi risulta fatale. La casseruola prende la rincorsa et voilà, il danno è fatto.
In un modo o nell’altro riesco a completare la cena, la servo e mi siedo a tavola per cenare.
Come ogni volta che cucino della carne, non riesco a mangiarla. È una cosa mia. Se tocco la carne, soprattutto manzo e pollo, provo un senso di fastidio quando poi la vado mangiare. Devo avere un’anima vegana che ogni tanto fuoriesce e mi impedisce di consumarli.
È una serata piuttosto tranquilla, a cena incontro solo Raymond, Ben e Matteo. I filetti piacciono, la qualità era eccellente e infatti erano destinati agli ospiti. La salsa verde poi è una salsa che adoro preparare perché mi piace un sacco e nella sua estrema semplicità risulta sempre essere gradita da tutti. Quando Raymond finisce di mangiare lo becco a raccogliere col coltello fino all’ultima goccia di salsa sul piatto, tanto che gli chiedo se vuole del pane. In realtà ce l’ha proprio dietro le spalle sul ripiano della crew mess, ma lui non mangia pane, o almeno finora non l’ho mai visto farlo.
Sophie è nella sua cabina e credo salterà la cena, Tom non cena mai, John dopo pranzo è sparito e credo che si preparerà un panino più tardi. Lorenzo invece di sicuro lo vedrò a breve, non appena smonterà dalla guardia. Tra una cosa e l’altra passa quasi 1 ora da quando ho servito il pasto e come da disposizioni di Raymond, sbarazzo il banco, lo pulisco e metto gli avanzi in frigo.
Faccio qualche uscita di sopra, chiacchiero con Ben e Raymond, torno giù ed entrò nella cella frigo per tirare fuori carne e pesce da scongelare. Domani devo anche fare la cheesecake al cioccolato per il compleanno di Tom, che è dopodomani.
Queste condizioni meteo, in particolare di mare, dovrebbero durare ancora fino a domani sera. Poi in teoria dovremmo tornare al mare piatto che abbiamo avuto nella prima parte della traversata. Abbiamo ormai superato ampiamente un terzo delle miglia totali e se tutto va bene, tra 5 giorni saremo a Gibilterra. Anche lì è un terno al lotto perché le previsioni dicono che prima di entrare nello stretto affronteremo ancora vento molto forte. Vedremo come evolverà e ci adegueremo di conseguenza.
È stata una giornata lunga, anche se tutto sommato nella norma. La stanchezza si fa sentire e non credo sarà difficile addormentarmi.
Man mano che i giorni passano sento il desiderio di rientrare in Europa, di respirare aria di casa e di rivedere luoghi e persone conosciute.
Quando farò ritorno in Sardegna saranno passati 5 mesi dalla mia partenza per i Caraibi. È stato bello e salutare spezzare l’inverno e fuggire dal freddo, ma casa è casa e prima o poi se ne sente la mancanza.
Non so quanto ci resterò esattamente perché il lavoro che mi ha offerto Raymond prevede che riparta quasi subito. Vediamo se si concretizza davvero, in ogni caso a maggio voglio essere in Costa per iniziare la stagione lì.
Fumo l’ultima sigaretta sul Fly bridge. Fa un freddo cane, il vento mi impedisce di farlo rilassandomi e alla fine la spengo a metà e decido di tornare in cabina.
Mi avvicino a Ben che ha appena messo in riproduzione un brano Jack Johnson, che adoro, faccio le ultime due chiacchiere e poi auguro a tutti la buonanotte, compreso a voi. A domani.


