Questo post vuole essere una mini guida per chi decide di visitare l’India.
È il frutto di un viaggio durato circa un mese e mezzo e che si concluderà in questi giorni. L’India è un paese enorme, difficile da attraversare a meno che non si scelga di farlo in aereo. Ho avuto la fortuna e il piacere di visitarne una fetta considerevole, focalizzandomi maggiormente sul quadrante nord occidentale, dove si trovano molte città ricche di storia e verso le quali nutrivo un particolare interesse.
Atterrato a Delhi mi sono spostato subito a Jaipur, proseguendo poi verso Sud e visitando nell’ordine Johdpur, Udaipur e Pushkar. In seguito sono volato a Varanasi, dove sono rimasto per tre giorni, prima di raggiungere Daramshala, dove si trovano il Dalai Lama e il Governo Tibetano in esilio, nell’estremo nord ovest dell’India, ai piedi dell’Himalaya. Questa prima di parte di viaggio è durata 15 giorni in totale e ha preceduto la seconda, in cui mi sono dedicato allo Yoga e alla meditazione frequentando corsi e Ashram nella città di Rishikesh, la capitale mondiale dello Yoga. Grazie a questa esperienza ho potuto respirare l’atmosfera mistica di un luogo magico, che consiglio a chiunque voglia tuffarsi nella propria spiritualità circondato dalla bellezza della natura incontaminata delle pendici Himalayane. Le montagne avvolgono la città e tra le altre cose si possono ammirare albe e tramonti unici.
Tornando al fine primario di questo articolo, qui troverete alcune informazioni pratiche, molte considerazioni relative alla società indiana e ai suoi usi e costumi e vuole essere una sorta di mappa delle differenze più evidenti con la società occidentale. L’India non è una destinazione turistica come molte altre ed è difficile poterla definire una vacanza nel senso che siamo abituati ad attribuire a questa parola. È un viaggio culturale, sociale, ma anche e soprattutto spirituale ed è importante conoscere alcuni dettagli così da poter estrarre il meglio da un paese così grande e così profondamente ricco. Quindi, come si fa con le medicine, è bene leggere il bugiardino prima di poggiare i piedi su questa terra magnifica. Se state partendo per Delhi, Mumbai o qualsiasi altra città del Sub Continente Indiano, in questo post troverete le risposte alle domande più frequenti e qualche informazione utile per essere preparati e organizzare il vostro viaggio al meglio.
Cominciamo!
La prima lingua parlata in India è l’Indi e la seconda è l’Inglese, che viene parlato un po’ in tutto il paese, anche se nelle zone rurali è meno conosciuto e in ogni caso la pronuncia ha un accento tipico, con la “R arrotolata”, che a volte ne rende difficile la comprensione. Mentre nelle grandi città diventa tutto più facile, perché la popolazione è abituata alla presenza dei turisti, nei villaggi non è raro trovarsi a comunicare con i gesti. In ogni caso, ovunque vi recherete, incontrerete persone disponibili, cordiali, educate ed estremamente tolleranti. Gli Indiani sono un grande popolo, con una grande storia e la tolleranza così come la generosità verso il prossimo sono tratti peculiari della loro mentalità. Questo è un punto cardine di questa affascinante cultura. Attenzione però a non abusarne e ricordate sempre che essendo un popolo numeroso, oltre un miliardo e mezzo di persone, è ovvio che ci siano anche persone che si discostano dalla massa e agiscono in modo diverso. La prudenza in viaggio è sempre una buona norma.
La prima cosa che dovete tenere bene a mente e con la quale farete i conti non appena avrete messo il naso fuori dall’aeroporto, è l’infinita miseria e povertà che vedrete e che toccherete con mano.
Ad ogni angolo delle città o dei villaggi noterete persone che vivono per strada, accampate come possono, dormendo sui marciapiedi, nei campi di rifiuti, in baracche pericolanti e nei posti più improbabili per ospitare delle persone, insomma le condizioni di vita sono scioccanti, ovunque.
Non mancano gli hotel di lusso e le abitazioni eleganti, ma sono destinate ad una ristretta percentuale della popolazione e fanno riflettere moltissimo, soprattutto i primi giorni, perché rappresentano uno dei tanti contrasti di questa società.
Come è facile intuire questa drammatica condizione sociale si riflette sull’esperienza da turisti e lo fa prevalentemente in due modi: il primo è costituito dalla continua richiesta di un’offerta o un aiuto che a volte diventa pressante e opprimente, il secondo è l’impatto che ciò comporta a livello emotivo.
Dopo un certo numero di giorni si avverte una profonda tristezza, perfino un senso di colpa per la ricchezza inutile e superflua con cui la maggior di noi vive le proprie vite. Ci si ritrova a nutrire una compassione immensa, unita al desiderio di aiutare chiunque si incontri per la strada. Non serve molto per capire che è impossibile e la frustrazione che genera questa conclusione rende amaro il sapore di chi incrocia lo sguardo delle persone e soprattutto dei bambini che sono costretti a lavorare sin dagli anni della propria infanzia, quando dovrebbero poter godere della spensieratezza che questo periodo della vita richiede.
Se consideriamo che nelle aree urbane il salario medio è pari a 2,87 euro/ora e quindi una giornata di lavoro vale circa 23 euro, mentre nelle zone agricole questo importo scende fino a 3 euro in totale per oltre 10 ore di lavoro, capite bene che le differenze interne al paese sono enormi ed in ogni caso costringono la popolazione a vivere al di sotto di ogni parametro di comfort conosciuto in Occidente.
Questa situazione sociale costringe migliaia di persone a riversarsi in strada per chiedere l’elemosina e starà a voi decidere come comportarvi. Tenete anche presente che alcune di queste persone, spesso bambini, vengono usati come adescatori da persone che hanno costruito un business dietro la loro povertà. Se vi chiedono di comprare loro del cibo e vi indicano un negozio in cui fare l’acquisto è molto probabile che si tratti di questo.
Il riscaldamento non è presente nella maggior parte delle case, così come negli hotel di fascia bassa e intermedia, quelli con un costo giornaliero fino a 25/30 euro.
Se vi state recando in India d’inverno sappiate che escludendo il nord del paese, dove fa realmente freddo, nella fascia centrale le temperature di giorno sono piuttosto miti, ma le temperature di notte scendono molto e si dorme con vestiti pesanti e coperte doppie.
La presa della corrente è a 220V ed è compatibile con la spina europea a due poli, anche se capita non di rado che la presa a muro sia lasca e renda instabile il dispositivo ad essa collegato.
Per quanto concerne la connessione dati, il consiglio che mi sento di darvi è di comprare appena possibile una sim card indiana, scegliendo tra i tanti operatori e le loro offerte. In generale il costo di un pacchetto voce/dati mensile costa davvero poco se comparato ai prezzi europei. A seconda della quantità di Giga giornalieri che sceglierete pagherete un importo fisso a cui dovrete aggiungere il costo della sim card e della prima ricarica. Io ho scelto un piano che prevede chiamate locali illimitate e 1,5 GB al giorno al costo di 299 Rupie al mese, poco più di 3 euro. L’attivazione e la prima ricarica sono costate circa 10 euro. La connessione è in 4G in tutto il paese e la velocità di navigazione è accettabile.
Considerando che l’India è una direttrice di traffico molto costosa per noi europei, vale la pena investire una cifra contenuta e mettersi al riparo da spiacevoli sorprese con il proprio operatore. Mi raccomando, ricordatevi di disattivare il roaming internazionale e la connessione dati prima di scendere dall’aereo per prevenire addebiti inaspettati.
Il Wi-Fi è disponibile in quasi tutto il paese, in tutti i locali pubblici, oltreché negli hotel ovviamente.
La velocità di connessione non è paragonabile alla fibra ottica e in alcuni casi nemmeno ad una comune adsl, ma è comunque sufficiente per navigare, mandare messaggi e fare chiamate e videochiamate.
Se viaggiate attraverso il paese e avete intenzione di visitare grandi città e villaggi più piccoli dovete assolutamente avere del contante con voi, perché l’uso delle carte di credito non è accettato ovunque e capita di frequente che negozi, bar e ristoranti non siano nemmeno dotati del Pos.
Mangiare e dormire è estremamente economico, un po’ dappertutto, questo è un aspetto trasversale a tutto il paese. Esistono hotel di lusso e ristoranti internazionali che offrono i loro i servizi a prezzi più elevati, ma se la vacanza che avete in mente è in stile “avventura on the road” troverete ristoranti con cui mangiare a sazietà con al massimo 10/12 euro a persona e hotel che offrono pernottamento e prima colazione in un range di prezzo tra 20 e 25 euro. Questi prezzi sono indicativi e dipendono anche delle vostre abitudini di viaggio.
Potete anche optare per lo street food, che è ancora più economico, stando attenti per quanto possibile al rischio sicurezza perchè il rischio intossicazione è sempre dietro l’angolo.
Sul cibo è bene fare alcune considerazioni perché, soprattutto per noi europei mediterranei, le abitudini sono profondamente diverse. La cucina indiana è ricca di piatti e ricette e, come avviene in molte altre zone del mondo, queste variano da regione a regione rendendo piacevole coglierne le differenze e assaporarne i gusti tipici. Lavorando in cucina ho un atteggiamento di grande curiosità verso la scoperta dei sapori locali, ma dopo una o due settimane di spezie che si ripetono, come il Masala e il Curry, è normale sentirsi stanchi e desiderosi di tornare a sapori più vicini a quelli a cui siamo abituati. Bisogna però fare i conti con il fatto che, escludendo le metropoli, è difficile trovare ristoranti internazionali che offrano altri tipi di cucina. Anche la pizza, per esempio, è diversa da quelle a cui siamo abituati in Occidente, il pomodoro in particolare ha un sapore diverso e l’impasto stesso ha una consistenza al palato più morbida e meno croccante delle pizze Italiane o Americane. Con pazienza e con un po’ di fortuna troverete locali che soddisferanno il vostro desiderio di cambiamento e potrete interrompere la monotonia. Stiamo parlando di cibo e gusti personali, quindi dipende molto anche da che tipo di persone siete, la mia è solo una considerazione generale in base alla mia soggettiva percezione del cibo.
Parliamo di trasporti pubblici e di come spostarsi nel paese. Innanzitutto autobus e treni sono molto diversi da quelli a cui siamo abituati noi occidentali e la loro affidabilità è quanto meno discutibile. Capita frequentemente che siano in ritardo di parecchie ore o che vengano soppressi all’ultimo momento. Esistono le compagnie pubbliche che sono più affidabili nel garantire le tratte di percorrenza, ma hanno un livello di comfort e di igiene più basso, e poi esistono le compagnie pubbliche i cui autobus sono più nuovi, più spaziosi e comodi ma che, come dicevo, sono spesso in ritardo o annullano le corse in virtù di ragioni commerciali.
Quindi se la vostra pianificazione è rigida vi consiglio di noleggiare un auto con conducente, tramite la reception del vostro albergo, o la guida turistica di fiducia dello stesso, che ha sicuramente un driver affidabile da suggerirvi. Sarete autonomi, liberi di fermarvi e ripartire quando meglio credete e il costo, pur essendo superiore ai super economici biglietti di treni e autobus, non sarà esorbitante. Io ho acquistato un pacchetto albergo + auto con driver per 9 giorni con 9 notti ad una cifra vicina a 500 euro ma sono sicuro che con un po’ di pazienza e vagliando più offerte, ne troverete anche di più economici. Io avevo fretta e mi sono affidato all’agente di viaggio che collaborava con il mio hotel, pur sapendo che sarebbe costato qualcosa in più. La comodità che ne è derivata ha enormemente compensato il costo sostenuto.
Se state pensando di noleggiare un auto e di guidarla voi stessi mi sento di sconsigliarvi di farlo. Da queste parti si guida in modo a dir poco bizzarro e se non si è abituati a farlo come lo fanno gli Indiani meglio desistere, credetemi. Le strade periferiche sono sempre dissestate, a volte sono del tutto impossibili da percorrere e si devono fare piccole deviazioni per superare i blocchi, le precedenze e i sorpassi seguono logiche a noi incomprensibili.
Viaggiate sereni, il vostro autista vi farà stare al sicuro e oltretutto essendo del posto saprà consigliarvi ristoranti, hotel in cui soggiornare e le principali attrazioni turistiche delle città che visiterete.
Una cosa con cui farete i conti ogni giorno sarà la polvere Indiana, onnipresente, che vi ritroverete addosso a fine giornata, sia sugli abiti che sui capelli. È impossibile da evitare e la doccia serale sarà quanto mai indispensabile per avvertire la sensazione di sentirsi nuovamente puliti.
A proposito della doccia e dell’igiene in generale ci sono alcune informazioni che è bene conosciate da subito. Gli Indiani non usano la doccia come noi, perché comporta un inutile maggior consumo di preziosa acqua e ancor meno la vasca che viene considerata anti igienica.
Nei bagni degli alberghi noterete la presenza di un secchio, un boccale e uno sgabello. Si riempie il secchio e si usa la brocca per risciacquare il corpo. Per questo motivo l’acqua calda viene ottenuta per mezzo di scaldabagni quasi sempre molto vecchi e a capacità ridotta e se deciderete di fare la doccia a modo vostro, come ho fatto io, vi ritroverete sotto l’acqua fredda prima di quanto pensiate.
La carta igienica viene usata solo dai turisti, anch’essa è considerata meno igienica dell’acqua, che viene attraverso il doccino posto al lato del WC. La troverete negli hotel perché sono abituati ai turisti che la richiedono, ma nei locali pubblici, nei musei e soprattutto nei bagni pubblici non è mai presente.
Il livello di pulizia generale del paese è bassissimo e bisogna essere consapevoli che per viaggiare in India si dev’essere dotati di un buono spirito di adattamento.
Questo significa che anche nei ristoranti, ad esempio, le tovaglie non vengono cambiate quasi mai, le posate sono spesso sporche e tazze e bicchieri vanno sempre controllati prima di essere utilizzati, perché non di rado vengono solo risciacquati sotto l’acqua del lavello e rimessi in servizio.
Non voglio terrorizzarvi, il più delle volte è sufficiente usare una salvietta con cui dare una passata veloce ma, ripeto, è sempre bene controllare prima di appoggiarci la bocca. I bicchieri di carta sono disponibili in molti bar e se lo ritenete opportuno potete richiederli al cameriere.
Se avete ordinato una lattina di una qualsiasi bibita il consiglio è di usare la cannuccia, discorso analogo per le bottigliette di vetro. L’acqua in bottiglia, l’unica che dovrete bere, vi verrà sempre portata al tavolo ancora sigillata e il cameriere chiede sovente il vostro permesso per poterla aprire.
Nelle grandi città l’acqua del rubinetto è affiancata da un secondo circuito in cui scorre acqua filtrata, che viene definita sicura per il consumo da parte dei turisti. All’inizio ero un po’ restio ma dopo tre settimane ho deciso di fidarmi e sono sopravvissuto senza conseguenze.
Vi sconsiglio vivamente di consumare verdura cruda e macedonie di frutta se non siete assolutamente certi che siano state lavate con acqua filtrata potabile.
Vedrete tantissime mucche, che pascolano libere, allo stato brado, perchè sono sacre, come saprete già, quindi ne troverete ovunque per le strade delle città, in autostrada e nei mercati locali.
Essendo completamente selvagge si nutrono di ciò che trovano sul suolo, ovvero rifiuti e avanzi di cibo, e a loro è affidato il compito impossibile di effettuare un minimo di nettezza urbana. Non sono soggette ad alcun controllo sanitario e non vanno toccate mai, non solo per questioni igieniche, ma anche perché gli Indiani vogliono che siano lasciate in pace. Certo nessuno vi sgriderà se le accarezzerete velocemente, ma non molestatele perché questo sarebbe visto come un comportamento deprecabile.
I cani randagi sono ancora più frequenti delle mucche, sono dappertutto e sostano in particolare vicino alle fonti di cibo: bar, ristoranti e bidoni dell’immondizia.
Sono innocui, per la mie esperienza, mai aggressivi e li si vede dormire sdraiati sulle strade per la maggior parte del tempo. Di notte li sentirete abbaiare a lungo e cimentarsi in zuffe canine che in qualche caso potrebbero rendere il vostro sonno più tormentato del normale.
Ci sono poi le scimmie che scorrazzano indisturbate e che saltano da un ramo all’altro. Normalmente non sono pericolose, se non nella misura che possono rubarvi il cellulare perché attratte dal luccichio dei display, ma è bene mantenersi ad una distanza di sicurezza perché non amano il contatto con l’uomo e possono manifestare il loro disappunto con atteggiamenti a volte minacciosi. A me è capitato qualche giorno fa mentre visitavo un tempio a Pushkar e stavo salendo una scalinata, una di loro mi ha afferrato una caviglia e mi ha mostrato i denti. A parte lo stordimento iniziale per non essere abituato ad averle così vicine, non è successo nulla e ho proseguito la mia visita.
Ora dedicherò qualche paragrafo agli aspetti sociali. Per prima cosa un consiglio veramente fondamentale: non date corda e attenzione ai venditori ambulanti a meno che non siate davvero intenzionati ad effettuare un acquisto, pena la persecuzione fino al cedimento nervoso. Soprattutto nelle grandi città sono insistenti più di quanto si possa immaginare e liberarsene è impresa davvero ardua.
Il consiglio quindi è di ignorarli, mantenere lo sguardo fisso nella propria direzione e non rispondere mai e per nessun motivo alle loro domande apparentemente cordiali: da dove vieni, da che città, cosa fai nella vita etc. Testa bassa, passi lunghi e ben distesi.
Se chiedete indicazioni stradali sappiate che con tutta probabilità vi verranno date indicazioni molto generiche che difficilmente vi aiuteranno a raggiungere la vostra destinazione. Inizialmente è irritante, ma anche qui vanno fatte alcune considerazioni. La rete stradale indiana è in aumento ma è ancora al di sotto degli standard a cui siamo abituati. Raggiungere un qualsiasi luogo, anche se vicino, comporta il dover percorrere strade di terra battuta, superare blocchi o deviazioni che vengono allestititi all’improvviso anche in conseguenza di piogge o smottamenti del terreno, quindi le indicazioni relative ed è per questo che sono sempre approssimative. Nella maggior pare dei casi vi verrà risposto semplicemente: è di là, indicando con il dito indice la direzione da seguire.
La maggior parte delle persone che incontrerete saranno delle persone incredibilmente oneste e discrete, di cui in linea di massima ci si può fidare e di cui non avere timore.
Il discorso, ancora una volta, cambia se state negoziando un acquisto, di qualsiasi tipo. La tendenza comunemente diffusa è quella tipica di molti paesi medio orientali: sparare una cifra più alta e negoziare al ribasso. Basta saperlo e adeguarsi. Se deciderete di fare un giro in Tuk Tuk o di acquistare un souvenir per strada, tenetelo in mente.
Questo è un paese abbastanza sicuro, il cui tasso di criminalità sale nelle grandi città, ma crolla drasticamente nelle zone rurali. Io stesso mi sono trovato a camminare da solo in zone che sembravano assolutamente pericolose e non ho mai corso nessun vero pericolo. Ho lasciato computer e tablet in macchina, su consiglio del mio driver, perché nessuno si sarebbe sognato di rompere il finestrino per rubarli. Pur non essendoci una massiccia presenza di forze dell’ordine per le strade, in generale vi sentirete al sicuro.
Nei musei vale sempre la pena di spendere qualche Rupia e avvalersi di una guida turistica, che vi aiuterà a meglio comprendere le opere d’arte, la storia degli edifici e le particolarità dei luoghi che visiterete.
Il saluto tipico è Namasté o Namaskar, accompagnato dalle mani giunte in posizione di preghiera, quando non vengono usati i comuni saluti inglesi. Si tratta di un saluto dal significato profondo, legato alla religione Indù e destinato alle persone a cui si vuole dimostrare un certo rispetto. Significa “Mi inchino a te, alla divinità che è in te” e se vorrete ricambiare con la stessa gentilezza questo sarà utile per entrare subito in sintonia con il vostro interlocutore. Vi invito a non abusarne, a non dirlo sempre e a chiunque come fanno quasi tutti i turisti, che in questo modo appaiono un po’ ridicoli e sfacciati agli occhi degli indiani. È il saluto più frequente, ma non è da rivolgere a chiunque.
Nella cultura Indiana è abitudine scrollare la testa lateralmente per annuire, per comunicare rispetto e comprensione di ciò che viene detto. Per noi occidentali sembra invece avere il significato opposto, un diniego. Non è cosi, significa: ti ho capito, ti sto seguendo, vai avanti, anche se può avere altri significati a seconda del modo in cui viene eseguito e dello sguardo a cui è associato.
Le convenzioni sociali che a noi appaiono discutibili e a volte disgustose, come ad esempio ruttare e sputare in pubblico, sono consuetudini accettate da tutti. Sono gesti che vengono compiuti ovunque e di fronte a chiunque.
Lo sporco, l’immondizia abbandonata per strada e gli escrementi degli animali sono disseminati dappertutto. Vi capiterà di vedere cumuli di rifiuti di ogni tipo, delle discariche a cielo aperto che vi lasceranno basiti e disgustati.
Per questo motivo risulterà strano e persino incredibile sapere che invece l’igiene personale è curata maniacalmente, molto più di quanto si possa pensare. Un Indiano non esce di casa senza essersi lavato, pettinato e profumato accuratamente. Per questa ragione coloro che appaiono trasandati e sporchi, come ad esempio avere i capelli in disordine o i vestiti stropicciati, non vengono visti di buon occhio.
La severità e le persone dirette e autoritarie vengono rispettate con riverenza e timore, così come le regole di buona condotta sociale. Se siete in fila per entrare in un museo non verrete mai scavalcati da nessuno, a meno che non vi siate fermati e abbiate lasciato uno spazio tra voi e chi vi precede superiore alla distanza dal gomito alla mano. In tal caso state comunicando a chi vi segue che può sopravanzare e prendere il vostro posto. Rispettare la fila è un segno di civiltà ed educazione, quindi fatelo, sempre.
In India è considerato mal costume che una coppia si baci in pubblico e purtroppo l’omosessualità è considerata un reato. Per questo motivo non vedrete mai alcuna effusione in pubblico.
Il contatto fisico è ridotto all’essenziale e non ci si stringe la mano, perché? La risposta risiede nella religione e nella cultura yoga, ma più nello specifico riguarda il concetto di energia cosmica vitale: il Prana.
Il concetto fondante è la convinzione che la presenza di questa energia pervada qualsiasi cosa nell’universo e che animi tutto, uomini, animali, alberi, fiumi etc. Ognuno di noi è quindi intriso di questa energia che scorre continuamente dentro e fuori dai nostri corpi.
Il contatto fisico e ancor di più la stretta di mano comportano uno scambio di energia, pertanto viene evitato al fine di non trasferire la propria “carica” e ancor di più per non assorbire quella degli altri.
Le persone non si lasciano andare a nessun tipo di effusione in pubblico, ma capita sovente di vedere due uomini che si tengono per mano o che vanno a braccetto, questo perché è considerata una manifestazione di amicizia.
Se parlate con una persona anziana è bene che prestiate attenzione ai vostri piedi, che non dovranno mai e per nessun motivo essere rivolti verso di essa, segno di profonda maleducazione e anche di grande mancanza di rispetto. In buona sostanza dovrete approcciare di lato, mai frontalmente. Verso i turisti c’è una certa tolleranza sotto questo aspetto perché è evidente che non tutti lo conoscono.
Un altro comportamento che non viene ben visto è accavallare le gambe quando si parla con qualcuno, o appoggiare i piedi alle colonne degli edifici di culto.
Infine, e concludo questo post, gli Indiani credono nel Karma, nella ritorsione dei nostri gesti nelle vite future e cercano di evitare comportamenti negativi che possano ferire il prossimo in qualsiasi modo; non si arrabbiano mai, o quasi mai e hanno sempre il sorriso sulle labbra.
Se adottassimo anche noi questo atteggiamento ne beneficeremmo sia durante la permanenza nel paese, sia dopo aver fatto ritorno a casa.
Namasté.


