Il mondo non aspetta chi corre

Day 18 – da Mansilla de las Mulas a León

Come da previsioni, ha piovuto per qualche ora, una pioggia fortunatamente sempre molto leggera e mai troppo fitta, alla quale il poncho ha opposto la necessaria resistenza. Dopo la colazione e il video di stamattina, siamo partiti subito abbastanza spediti. Tanto che in un paio di occasioni ho richiamato l’attenzione dei ragazzi, che quando camminano appaiati entrano in trance agonistica e accelerano il passo. Poi ho capito che io avevo obiettivi diversi dai loro. Per Matteo era importante finire la tappa nel minor tempo possibile perché la considera, giustamente, di una noia mortale. Si passa attraverso la zona industriale di Leon, quindi non gli si può dare torto. Floriano invece voleva arrivare prima di pranzo, così da avere il tempo di visitare la città, oltre a fare il check-in nell’ostello in cui aveva deciso di passare la notte. Noi dovevamo andare in un altro, insieme a Helena e Rafa, e a Na e Kim. Alla fine siamo finiti tutti con Flo in questo ostello che è stato ricavato all’interno di un monastero Benedettino. Ammetto che il posto, pur nella sua semplicità estrema, è molto suggestivo e nella chiesetta adiacente alle nostre camerate abbiamo partecipato alla preghiera della sera (ho scritto il racconto in due momenti diversi) che viene recitata dalle suore insieme ad alcuni canti Gregoriani. Credenti o no, era comunque un’esperienza da fare. E così, come dicevo, avevamo obiettivi diversi perché a me interessava rendere proficua anche una giornata apparentemente inutile come questa. Volevo tenere un ritmo basso per concedermi una sorta di relax in movimento. Pensare, se ne avessi voglia, ascoltare musica o semplicemente dare tregua al corpo. La distanza e la morfologia del percorso lo consentivano e quindi ad un certo punto, dopo forse i primi 5 Km e dopo aver fatto uno stop in un bar/pasticceria, li ho lasciati andare avanti e me la sono presa comoda. Mi sono rimesso in marcia con l’andatura che si tiene nei centri storici quando si cammina davanti alle vetrine. Invece che usare le cuffie ho riprodotto la musica direttamente dal telefono, infilandogli nella tasca del poncho all’altezza del petto. Sono andato avanti così fino a destinazione. Non mi curavo del paesaggio attorno a me, tenevo la testa bassa e mi sono dovuto ricordare di alzare lo sguardo, di tanto in tanto, per essere sicuro di non sbagliare strada. Una volta raggiunto l’ingresso in città sono stato raggiunto da Helena e Rafa che si erano fermati in un bar più indietro. Il brano in riproduzione era “Smooth” di Santana che Rafa ha ascoltato a fianco a me perché l’aveva riconosciuta subito. La zona che stavamo attraversando lasciava intendere che ci stavamo avvicinando sempre più al centro storico di Leon, le persone attorno cominciavano ad aumentare e poco dopo incrociamo una coppia sui 65/70 anni che procedeva a passo spedito, probabilmente per fare qualche commissione in un giorno di festa. La signora indossava una tuta di ciniglia di colore verde bottiglia e lasciava una scia di profumo persistente, molto gradevole, che sapeva di nonna. Non so se avete presente cosa intendo, ma le nonne di una volta avevano profumi di una generazione diversa ed erano immediatamente riconoscibili. La playlist di Spotify era passata al brano successivo, la mitica “Samba pa ti” le cui note vengono stirate talmente tanto sulle corde della chitarra che chiudendo gli occhi sembra di sentire Carlos che canta. La Nonna si gira verso di me senza fermare i suoi passi e mi dice: “Ahi, que buena musica”. Credo di averla guardata con gli stessi occhi dell’emoji di WhatsApp con gli occhi a cuore. Qualche messaggio con Flo e con Matteo, che nel frattempo erano già in centro, un paio di strade piuttosto larghe e ci siamo ritrovati a camminare in luoghi che in qualche modo mi ricordavano Padova e le città del Nord Italia. Ad un attraversamento pedonale, mentre sto per impegnare la strada, vengo anticipato da una famiglia composta da una coppia con due bambini attorno ai 6/7 anni. Li faccio passare per primi e quando mi superano metto in fila il primo e il secondo passo ma vengo fermato da uno dei due figli che mi urla a squarciagola: “Buen Camino Peregrino”! Ricambio con un “muchas gracias” e un sorriso formato 3×2. L’ostello si trova all’interno delle mura antiche della città, è di fronte a una piazza in cui abbiamo preso d’assalto un bar per pranzare. Il pomeriggio è filato via tra relax sui nostri letti, un giro veloce per la città e infine la cena in un ristorante giapponese dove ho mangiato un ramen molto gustoso. Sono piuttosto stanco e sto per stendermi a letto. Domani faremo 31 Km perché per esigenze logistiche sarebbe stato più complicato fare un’altra tappa corta domani. Hang loose everybody, a domani.

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