Ieri sera verso le 21 sono uscito sul ponte per il goodnight kiss, mi sono seduto a poppa e qualche secondo dopo aver acceso la sigaretta, tutto si è colorato di rosso. Intendo la scritta col nome della barca e la città di bandiera che sono in rilievo e hanno il profilo led. Jason, che era di guardia, si è avvicinato e mi ha detto: Hey Enrico, have you seen it? It’s for your goodnight kiss buddy, to create the right atmosphere. Un effetto stupendo, al di là del gesto in sé che mi ha fatto sorridere. Tra i tre colori disponibili, bianco, blu elettrico e rosso, quest’ultimo è decisamente il più fico di tutti.
Poco dopo si è unito anche Chris, col quale siamo rimasti a parlare per qualche minuto contemplando la luna e con l’occasione ho raccontato ad entrambi della parola yakamoz e del suo significato romantico. Chris, che è tedesco anche se ha vissuto ovunque per via del lavoro del padre, ci dice che anche in tedesco esiste una parola che non è traducibile in nessun’altra lingua ed è: Schadenfreude, il cui significato è “il piacere che deriva dalle disgrazie altrui”, non esattamente romantico.
Mi sono rimesso a dormire poco dopo ed stato un sonno ininterrotto fino alle 3.30, quando ho aperto naturalmente gli occhi e a nulla sono valse i tentativi di riaddormentarmi.
Alle 4.45 stavo già facendo colazione e alle 5.15 sono uscito all’aria aperta raggiungendo Liam che stava ridendo per una delle 496 barzellette raccontate da Grunta.
Felpa e pantaloni lunghi perché a quell’ora la temperatura è un po’ bassa ma non appena è sorto il sole abbiamo cominciato a svestirci progressivamente. Il mare si è calmato completamente, così come il vento e noi andiamo spediti verso la meta a 10 nodi puliti di velocità. Siamo talmente in orario che il computer di bordo ha rivisto l’ETA (estimated time of arrival) calcolando che con quest’andatura saremo a Castellammare di Stabia sabato mattina alle 2…perfino troppo presto, quindi verosimilmente dovremo rallentare in prossimità del golfo per evitare di ritrovarci in mezzo al mare a girare in tondo come dei cani che si mordono la coda.
Manterremo questa velocità e possibilmente la incrementeremo di un nodo per superare un muro di vento da 30 nodi che soffia da sud ovest. Se saremo fortunati gli passeremo di fronte schivandolo.
Dopo che Grant torna in cabina a dormire, io ed Liam iniziamo a parlare dell’Italia, di Napoli, della pizza, della mafia e di mille altre cose che riguardano la nostra cultura e il nostro paese. È affascinato da tutto ciò che ci riguarda, ha una voglia matta di vivere il posto, di mangiare tutto quello che ho nominato in queste settimane e sicuramente anche di iniziare la stagione.
C’è una gag ricorrente negli ultimi giorni che riguarda gli accostamenti e le ordinazioni inammissibili per noi italiani, di cui ho messo al corrente tutti, scherzando ovviamente. Quindi la prima regola che sono tutti invitati ad osservare è di non ordinare la Pineapple Pizza, se non vogliono rischiare di essere cacciati dalla pizzeria in malo modo. No funghi nella carbonara, no salsa piccante sul risotto, no parmigiano sugli spaghetti alle vongole e infine, non meno importante delle altre: mai ordinare un cappuccino dopo mezzogiorno!
Da quando ho redatto la lista dei divieti, continuano a chiedermi se si può ordinare questo con quello, se è accettabile fare quella modifica o quest’altra e sono tutte cose assurde tipo la Nutella sui carciofi o il la scarpetta con la torta al cioccolato sul sugo al pomodoro.
Stiamo facendo delle gran risate con poco, anzi con niente, solo con la nostra fantasia e con la voglia di passare un po’ di good times insieme.
Dopo due settimane di navigazione non siamo nemmeno più un equipaggio, siamo 8 amici che si godono un lungo viaggio in barca.
Io e Liam siamo in chiacchiera stamattina ed è forse il membro dell’equipaggio, futuro comandante a rotazione con Jason, ad essere la persona con cui ho instaurato il rapporto più divertente, forse anche perché abbiamo uno stile umoristico molto simile e siamo entrambi molto loquaci. È un bene perché il letto che sto usando in questo momento, nella cabina comandante, sarà quello che avrò per tutta la stagione quindi è con lui e Jason che mi ritroverò ad addormentarmi ogni sera e a svegliarmi ogni mattina.
Passano un paio d’ore e un paio di engine room check e compilazioni logbook e arriva anche il turno di Jason che sale sul ponte con il suo speaker Bluetooth pronto a riprodurre una playlist country che mi trova molto ben disposto perché è un genere musicale che si tanto in tanto ascolto volentieri.
Oggi sarà la giornata di pianificazione dei lavori per l’imminente installazione del supporto del jet ski che ci verrà consegnato prossimamente. C’è da decidere dove posizionarlo affinché sia comodo da mettere in acqua, sicuro durante la navigazione e soprattutto che non tolga spazio utile al passaggio delle persone a poppa.
Grant ieri ha creato la sagoma che stiamo spostando da una parte all’altra per capire dove sia più idoneo fare il lavoro.
Siamo a circa 800 miglia dall’arrivo, ne abbiamo lasciate alle spalle quasi 3500, sono numeri che mi fanno un certo effetto perché se li sommo alle 3800 miglia della traversata di quest’anno mi rendo conto di quanto mare abbiano visto scorrere i miei occhi.
Al rientro in cucina, dopo che Lucy mi ha dato il cambio, ho capito che era venuto il momento di preparare un’altra torta perché quella al cioccolato era finita. Quindi stamattina mi sono dedicato al plum-cake ai mirtilli che è venuto alto, soffitto e delicato come volevo. È durato esattamente 4 ore e non sono nemmeno riuscito a fotografarlo.
Ogni volta che qualcuno passava davanti al banco della cucina ne mangiava un pezzettino o una fetta intera.
Con un mare così calmo ho deciso che oggi era giornata per fare qualcosa di insolito e normalmente addirittura “proibito” in barca a vela, ossia friggere. Per questione più che comprensibile di sicurezza non si frigge quasi mai in barca a vela ma siamo talmente piatti e senza onde che davvero oggi non si corre alcun rischio e dopo aver avuto l’ok del comandante ho messo in cantiere le patatine fritte per accompagnare gli hamburger del pranzone soprattutto le melanzane per la parmigiana di stasera.
Dormo un paio d’ore, salutari e indispensabili per realizzarla a dovere e mentre sono lì che la compongo con la salsa al pomodoro che ho cotto due giorni fa per quasi sei ore, ascolto una playlist dei REM a tutto volume che incontra i gusti musicali di Ian, che invece è seduto al tavolo dea crew mess a fare carteggio come fa ogni tre giorni circa. Il computer di bordo traccia la migliore rotta possibile per raggiungere il waypoint successivo che viene impostato manualmente dal comandante, ma siccome le carte nautiche su cui si basa sono dello scorso anno, Clarkche è il Primo Ufficiale, traccia la stessa rotta sulla carta nautica fisica per controllare che sia corretta, o meglio che non necessiti di alcuna modifica.
Liam esce dalla sua cabina dopo essersi riposato e aver fatto una doccia e come sempre quando entra in cucina mi saluta con sorriso e con “Ciao, come stai? Tutto bene?” Che pronuncia orgogliosamente perché è l’unica frase di senso compiuto che ricorda senza bisogno di aiuto. Ogni giorno mi chiede di insegnargli una parola o una frase diversa e la cosa bella è che io faccio lo stesso con lui, chiedendogli di correggermi grammaticalmente. La sua pronuncia di Manchester è mitigata dal fatto che ha frequentato delle scuole di altissimo livello nelle quali ha imparato a parlare un inglese corretto, pulito e per me molto comprensibile.
Alle 17.30 la parmigiana è pronta ma non la mangeremo prima di un’ora, per farla raffreddare e compattare un pochino. Con l’occasione mi godo il tramonto insieme a Chris, che è di guardia, col quale intrattengo una conversazione sulla vita in barca, o meglio sulla vita da yachties, sul fatto che la percezione del tempo è strana, quasi paradossale. Ripensiamo ad esempio al fatto che sono passate solo due settimane dal giorno in cui abbiamo fatto salire a bordo il team della sicurezza e a ripensarci sembra sia successo sei mesi fa. Il tempo è però volato e siamo arrivati ad oggi senza essercene nemmeno resi conto. Il motivo sta nel fatto che le nostre giornate sono sempre piuttosto piene, nonostante non ci sia nessuno che ci corre dietro e che si possa anche avere qualche momento di relax, ognuno di noi ha le duties giornaliere, i propri tempi da rispettare e la fatica da far passare.
Anche lui è del parere che siamo molto affiatati, più di quanto non succeda normalmente in altre barche e usa il termine family style per descrivere il modo in cui interagiamo tra di noi. Ha perfettamente ragione, siamo proprio una famiglia galleggiante ed è una cosa meravigliosamente priceless. Mente parliamo stiamo ormai superando le coste cretesi che abbiamo intravisto dalle 12 in poi, adesso siamo praticamente in mezzo al Mediterraneo e puntiamo Malta dove idealmente è posizionata la rosa dei venti. Ritorno giù in cucina a pulire, riordinare e poi in cabina per fare la doccia. Anche oggi è andata, buonanotte a tutti, a domani.


