Il mondo non aspetta chi corre

Ore 2.08, sveglio porca miseria, attivo e pimpante da poter iniziare adesso la giornata e non solo non voglio che succeda, non posso farlo succedere perché se anche mi mettessi a cucinare, portandomi avanti col la colazione, la torta, il pane e la preparazione del pranzo, mi ritroverei a metà mattina ad avere un crollo fisico. Mi giro dall’altra parte nella speranza di riprendere sonno e mi tocca fare i conti con le onde che nella notte sono cambiate leggermente. Non arrivano a mezzo metro di altezza, ma arrivano dal lato di dritta e ci prendono sulla parte alta del mascone. L’effetto sul mio corpo è un continuo rotolare a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra, senza fine. Può essere quasi utile e divertente la sera, prima di addormentarsi perché assomiglia al movimento di una culla e concilia il sonno, ma la mattina o la notte, come in questo caso, ottiene il risultato opposto, ti tiene sveglio. In un modo o nell’altro, a fasi alterne dormo ancora 2 ore e mezza e alla fine, un po’ per sfinimento e un po’ per la curiosità di vedere se siamo già a “portata di costa”, decido di alzarmi. Faccio però una cosa che fino ad oggi non avevo mai fatto: apro l’oscurante dell’oblò della cabina per vedere se il sole sta già sorgendo. Mi basta alzarla di pochi cm per capire che è così e quando arrivo a sollevarla del tutto mi rendo conto di aver fatto un grave errore a non farlo ogni santo giorno. I colori dell’alba, quelli che preferisco, che mi piacciono perfino di più di quelli del tramonto, sono davanti a me, interrotti parzialmente dalle gocce d’acqua che si sono temporaneamente fermate sul vetro. Meraviglia!

Mi infilo i pantaloni e la felpa, esco in cucina a bere un caffè al volo e corro sul ponte dove Grant e Liam stanno mangiando popcorn mentre si godono lo stesso spettacolo. Il sole mi ipnotizza per qualche minuto, fino a quando non è completamente staccato dalla linea dell’orizzonte e il suo colore è passato dal rosso all’arancio e poi via via al giallo. Giro lo sguardo a sinistra e si, le coste del sud della Calabria sono proprio davanti a noi. Il punto più distante, tra quelli visibili in questo momento, corrisponde a Melito di Porto Salvo e siamo così vicini alla terra da poter vedere bene le case costruite sul litorale. Scatto foto a ripetizione, giro una paio di video, sorrido, mi emoziono, arrivo quasi a piangere per la gioia di essere di nuovo in Italia dopo 3 settimane di navigazione, di caldo assurdo e di paesaggi monotoni per la maggior parte del tempo. La nostra alba è differente, il nostro è il paese più bello del mondo e anche i più anti-italiani sono costretti ad ammetterlo e come si dice in un altro ambito: Italians do it better, anche per quanto riguarda albe e tramonti. Stamattina Grunta tarda a rientrare in cabina, si ferma con noi ben oltre il suo turno di guardia, in silenzio, senza raccontare barzellette – vabbè una l’ha raccontata, non poteva farne a meno – a godersi con noi la magia di questo momento. Un paio di navi cargo spaccano l’orizzonte e si frappongono tra noi e il sole, allora decido di orientare lo sguardo a sinistra, tutto a sinistra e con ancora più sorpresa mi accorgo che vediamo anche la costa Siciliana, non bene come quella Calabrese ma si vede e si riesce a vedere nitidamente anche il profilo dell’Etna che ha sulla sommità un groviglio di nubi circolari.

Guardando questo spettacolo esclamò ad alta voce: Grandissima prestazione! Loro mi guardano e mi chiedono di ripetere perché pensano che stia parlando con loro ma non c’è modo che io possa spiegargli cosa significa letteralmente e che significato ha per me l’esclamazione. Poco dopo veniamo “superati” da una nave cargo che tiene 19.5 nodi di velocità costante e sta letteralmente “arando” il mare dirigendosi spedita verso lo stretto. Il mare è talmente piatto da non farci percepire nessun rollio ed è un piacere godersi il momento. Quando è così la superficie dell’acqua sembra uno specchio che riflette ogni cosa sia in prossimità. Alla sinistra un gruppo di delfini, pacifici e tranquilli, nuota a pelo d’acqua riemergendo dolcemente ed immergendosi di nuovo fino a sparire dalla nostra vista. Un buongiorno così puoi averlo solo in Italia. Sono le 6.35 e questa sono le primissime ore di una giornata speciale. A più tardi.

Afternoon and evening

In cucina ho il mio da fare, oggi non mi riposo come al solito e mentre penso a come organizzare la cucina, cosa che farò probabilmente già sabato, Clark passa davanti a me con la bandiera italiana in mano. Siamo entrati nelle acque territoriali italiane e, come etichetta vuole, esponiamo la bandiera di cortesia, un pelino in ritardo ma va bene lo stesso. Sforno il pane e lo metto su una griglia a raffreddare, sul banco della cucina, anche se non è molto ortodosso perché lo dovrei lasciare nel forno spento in modo da renderlo più croccante, però il forno mi serve per la carne e quindi va così. Esco a fumare e ancora una volta resto meravigliato dal panorama che in questo caso è composto dall’arcipelago delle Eolie, con Stromboli in primo piano. I ricordi di una vacanza in barca, con la sosta notturna davanti alla sciara, mi portano indietro nel tempo. Andiamo molto veloci, troppo, ma a quanto pare a Jason va bene così. Ian, Lucy e Grunta lavano via la sabbia del deserto che ha ricoperto il boma e tutte le superfici, non avremmo mai potuto entrare in porto con la barca in quelle condizioni. Il pomeriggio e la cena passano in fretta, non ci sono grandi cose da registrare, normale amministrazione, se non un altro tramonto degno di nota e il fatto che leggendo il galley’s book, sul quale una delle chef che sono state a bordo in passato ha registrato tutte le preferenze dell’armatore, ho letto che la famiglia mangia solo ed esclusivamente “back bacon”, tipicamente inglese, che non ho molte speranze di trovare in Italia. Magari mi sbaglio ma non ricordo di averlo mai visto. Bisognerà quindi trovare il modo di farlo arrivare in barca prima dell’inizio del charter. Mi stendo sul divanetto della crew mess, da cui sto scrivendo in questo momento, mentre Chris lavora a fianco a me al computer. Sono gli ultimi giorni anche per lui ma non molla un colpo e sta lavorando duramente, senza soste, per riparare e configurare tutto quello che può, da vero professionista quale è. Sto aspettando che la torta alle mandorle e cioccolato finisca di cuocere per potermi fare una doccia e chiudere anche l’ultima giornata di navigazione di questa delivery.  Domattina, al mio risveglio, Napoli sarà esattamente di fronte all’oblò della mia cabina e non vedo che siano le 5 per aprilo. Buona serata a tutti, a domani.

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