Il mondo non aspetta chi corre

Day 10 – da Grañon a Espinosa del Camino

È stata una giornata facile, sento di poterla definire così anche se di facile sul Cammino c’è ben poco. Sicuramente il giudizio scaturisce dal fatto che i Km percorsi sono stati “solo” 26 contro i 31 dell’altro giorno, ma andiamo con ordine.

La sveglia è suonata alle 6.15 quando sono state accese le luci e una musica soave e a volume molto moderato ci ha riportati tutti allo stato di veglia ma soprattutto alle abitudine degli ultimi dieci giorni e che ormai sono diventate la routine che conosciamo e che conoscete anche voi.

Il materassino su cui ho dormito, molto sottile, ha un po’ provato la mia non più giovane schiena, flagellata anche da una fastidiosa lombalgia esplosa otto giorni prima di partire e di cui non mi sono ancora completamente liberato. Ho comunque dormito sei ore filate, una benedizione che mi ha garantito un risveglio molto più sereno dei giorni scorsi e grazie alle quali ho avvertito da subito una migliore condizione fisica generale.

Colazione con pane, burro e marmellata, caffelatte e macedonia di frutta. Tutti i miei compagni di viaggio e il resto degli ospiti dell’ostello hanno preparato gli zaini con largo anticipo a testimonianza di come la voglia di camminare, di avanzare, di ritornare in strada a soffrire e a gioire sia un impulso con cui tutti stiamo facendo i conti.

Alle 7.40 Matteo si stava infilando le scarpe e stava già uscendo, per primo come ogni mattina. Dal canto mio lo zaino si è praticamente fatto da solo, sono diventato scientifico nel rimettere dentro tutto ciò che ho tirato fuori. Essere visivo mi aiuta molto perché se chiudo gli occhi riesco a vedere l’interno della zona centrale e so con precisione assoluta dove deve essere riposto ogni elemento.

Mancavano 10 minuti alle 8 ed ero pronto anch’io. Stavo aspettando che anche Floriano si affacciasse sulle scale quando mi sono reso conto che lui invece aveva tempi diversi dai miei.

Io ero vestito, pronto, con i guanti in mano e con le gambe che avevano bisogno di una camicia di forza. Non ho esitato ulteriormente, non avrei potuto ed ho quindi detto a Floriano che l’avrei incontrato più tardi lungo la strada. Percorrere il Cammino in compagnia è bellissimo. Non ci sono obblighi, non ci sono regole di alcun tipo ne orari da rispettare. Siamo tutti sulla stessa strada, camminiamo tutti nella stessa direzione e arriviamo tutti alla stessa destinazione ma ognuno di noi lo fa come e quando vuole, sapendo che tanto in un modo o nell’altro ci incontreremo ancora.

Ho quindi imboccato Calle Mayor, la via principale di Grañón e il primo incontro della giornata è stata una capra, sicuramente gravida, che stava accompagnando il suo padrone al lavoro. Viene da ridere ma è proprio così, l’uomo che era con lei è uno degli operai che stanno allestendo l’albero di Natale del paese. Lei gli rimaneva attorno, brucava qua e là sui rami che serviranno a coprire il telaio di metallo e ogni volta che lui faceva uno spostamento lei era lì, come un cane che segue il padrone. Due carezze veloci e poi via.

Faccio partire la modalità sport sull’orologio, grazie alla quale tengo traccia di tempo e distanze percorse, chiudo il bavero della giacca perché fa sempre un gran freddo e punto il bastone col quale anticipo i passi. Capisco subito che le prime ore saranno estremamente performanti, il passo è già veloce, non sento alcun indolenzimento e nessun impedimento ad allungare.

Alla fine della via, una terrazza affacciata sulle campagne e una scalinata che immette sul sentiero del Cammino, indicato dalle ormai più che familiari conchiglie gialle su campo blu. Sono costretto a scattare una foto perché queste benedette colline sono qualcosa di meravigliosamente bello.

Scendo gli scalini e sullo sterrato il passo si fa ancora più veloce, tanto che arrivo al sesto km in 1 ora e 13 minuti. È l’andatura più rapida che ho tenuto sinora, 5 km/h che con uno zaino da 12 Kg sulle spalle sono tanti, o almeno lo sono per me e per le mie possibilità. Lungo il tragitto, l’alba alla mia sinistra è “lucida”, i colori sono vividi, le nuvole alte e diradate fanno presagire una giornata di bel tempo.

Raggiungo una coppia giovane, Rafa è brasiliano mentre Elena viene da Maiorca, che si sono aggregati a Pamplona. Dopo averli superati, vedo Matteo davanti a me. Decido quindi di fermarmi e aspettare Floriano, così ripartiamo appaiati.

Sento che oggi non è giornata di riflessioni e pensamenti profondi, verranno ne sono certo, ma oggi voglio solo camminare, così come Flo.

Il panorama si svela nella sua bellezza, e la temperatura comincia a salire, costringendoci a togliere indumenti per poter respirare e soprattutto evitare di sudare troppo.

Alle 15 circa, dopo 6 ore e 20 minuti di cammino, arriviamo a Espinosa del Camino, dove si trova l’ostello in cui ci fermeremo stanotte. La cosa che bramiamo più di tutte è una doccia calda, e la seconda è una lavatrice perché nelle ultime due tappe non abbiamo potuto fare il bucato e i vestiti sono bagnati e maleodoranti.

L’ostello è a conduzione familiare e veniamo ricevuti da una signora dolcissima. Mentre stavo scrivendo queste ultime righe, la porta dell’ostello si è aperta e un signore è entrato con una cassetta piena di funghi arancioni, una varietà che non ho mai visto ma che mi ha ispirato all’istante. La signora ci ha detto di prenderne quanti ne volevamo. In men che non si dica, mi ritrovo davanti ai fornelli.

Hang loose everybody, a domani.

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